È ufficiale: la Juve di Vialli, Del Piero e Ravanelli era dopata!

La Corte di Cassazione scrive la parola fine al vergognoso feuilletton: Giraudo e Agricola sono colpevoli, la Juve vinse 3 scudetti, 1 Champions e 1 Intercontinentale barando, ma non viene punita per prescrizione del reato
Peruzzi; Ferrara, Vierchowod, Torricelli, Pessotto; Conte (Jugovic dal 43’), Paulo Sousa (Di Livio dal 57’), Deschamps; Del Piero, Vialli, Ravanelli (Padovano dal 67’). Allenatore: Lippi. Ricordate questa formazione? È la Juventus che il 22 maggio 1996 vinse la prima e unica Champions League della sua storia (su quella dell’Heysel, meglio stendere un velo pietoso) battendo in finale a Roma, ai calci di rigore, l’Ajax di Van Gaal, Van der Sar, Davids e Litmanen. Giocatore più, giocatore meno, è lo stesso squadrone che dal ’94 al ’98 – nell’era del “Lippi-1” – sbaragliò il campo in Italia vincendo 3 scudetti su 4: nel 94-95 (il 23˚), nel 96-97 (il 24˚) e nel 97-98 (il 25˚). Ebbene: per chi si fosse perso l’ultima puntata del romanzaccio brutto del Processo-Doping alla Juve retta, già allora, dai signori Moggi, Giraudo e Bettega, con il rampante Lippi in panchina, telenovela che in questi giorni ha visto scrivere, finalmente, la parola FINE, la notizia è: QUELLA JUVE ERA DOPATA.
Al di là di ogni ragionevole dubbio, la Corte di Cassazione ha stabilito, nero su bianco, in data 29 maggio 2007, che la Juventus di Lippi e del dottor Agricola, la Juventus del fantastico tridente Del Piero-Vialli-Ravanelli (forse la più bella Juve degli ultimi 20 anni), attuò, dal ’94 al ’98, “un disegno criminoso per alterare le gare attraverso la somministrazione illecita di farmaci”, in pratica dopando i giocatori sia con sostanze proibite, sia somministrando farmaci leciti su atleti sani in modo immotivato. Unico fatto non provato: la somministrazione di eritropoietina (Epo). In pratica, la Corte di Cassazione ha stabilito in via definitiva che la Juventus, nelle persone di Antonio Giraudo, amministratore delegato, e Riccardo Agricola, responsabile dello staff medico, commise in modo continuato, per 4 stagioni, il reato di frode sportiva violando la legge 401 dell’ 89. Sentenza definitiva che aggrava quella del Tribunale che come ricorderete aveva condannato solo il medico Agricola assolvendo con formula dubitativa Giraudo. Per la cronaca: grazie all’avvenuta prescrizione del reato – sopraggiunta lo scorso 1 aprile 2007 – la Juve, pur colpevole, non può più essere punita.
Ma c’è di più. Secondo i giudici della Corte di Cassazione, anche i giocatori (citiamo testualmente) “non possono essere considerati semplici vittime” dell’operato della società. In pratica, è difficile credere – così almeno pensano i giudici – che le pratiche-doping del dottor Agricola, così lunghe, sistematiche e pesanti, siano state portate avanti senza che i giocatori si rendessero conto di quanto stava loro accadendo. E insomma, delle due l’una: o quella Juventus era una squadra di giocatori tonti, al limite dell’insufficienza mentale, che non si accorgevano di essere vittime di spericolati e scriteriati trattamenti medici, da Peruzzi a Vialli, da Ferrara e Paulo Sousa, da Deschamps a Del Piero; oppure l’allegra combriccola dei giocatori juventini, quelli che sfilarono tremebondi in tribunale balbettando tanti “non ricordo”, era complice, e consenziente, delle sconsiderate pratiche di Agricola & Company.
Proprio questa, a nostro avviso, è la novità vera che i giudici della Corte di Cassazione hanno introdotto nelle loro motivazioni. A questo punto, gli sportivi italiani (e perché no?, anche i tifosi juventini) si attendono una netta, precisa e chiara presa di posizione da parte dei campioni bianconeri di allora: Vialli e Del Piero, Ravanelli e Di Livio, Ferrara e Paulo Sousa devono spiegare, appunto, se ai tempi in cui la Juventus li dopava – com’è ormai accertato e stabilito – loro sapevano ed erano consenzienti, oppure no: nel qual caso, sono stati vittime di spericolati trattamenti, cavie di immorali esperimenti, che non avevano alcuna giustificazione medica e che hanno messo a grave repentaglio la loro salute e la loro vita (a proposito: siamo proprio sicuri che tra la gratuita e sistematica somministrazione di anti-depressivi praticata alla Juve e le disavventure capitate, l’estate scorsa, a un ex giocatore, ora dirigente, non ci sia alcun nesso?). Insomma: fossimo in loro, saremmo quantomeno arrabbiati (eufemismo) con i signori Giraudo e Agricola.
Il sipario che la Corte di Cassazione ha fatto calare sul vergognoso feuilletton ristabilisce, se non altro, alcune verità. La prima è che i 3 scudetti vinti dalla Juventus di Lippi tra il ’94 e il ’98 sono scudetti fasulli, diremmo anzi disonorevoli, di cui la Juve si dovrebbe vergognare e che dovrebbe restituire; scudetti che restano negli Albi d’Oro solo per prescrizione del reato, ma dai quali qualunque sportivo dotato di un minimo senso morale dovrebbe prendere le distanze (lo stesso dicasi, naturalmente, per la Champions League e la Coppa Intercontinentale vinte dalla Juventus nel 1996: trofei che andrebbero restituiti, con tante scuse, all’Ajax e al River Plate, e cioè ai loro legittimi vincitori morali). La seconda verità è che la Juventus che Umberto Agnelli decise di affidare chiavi in mano, nell’estate del ’94, alla leggendaria Triade composta dai gentiluomini Moggi, Giraudo e Bettega, è stata per 12 anni – 12 anni lunghi e bui – la Casa degli Orrori del calcio italiano, il luogo dove venivano perpetrati, messi a punto e realizzati i più orrendi “delitti sportivi” che mente umana abbia mai concepito. Dai giocatori dopati agli arbitri telecomandati, una vergogna senza fine, una vergogna senza limiti, una vergogna che nessuna sentenza di condanna potrà mai cancellare.
Coraggio! Per 12 anni ci hanno rifilato un polpettone avvelenato. Oggi che i giudici ce lo hanno messo nero su bianco, almeno non facciamo finta di niente…
 




Giocare per la Roma

A volte il calcio rassomiglia veramente alla vita che sa sorprenderti quando ti senti rassegnato. Ieri Roma-Chievo sarebbe dovuta essere soltanto la partita dell’aggancio-sorpasso di Totti a Baggio. Non c’erano altri motivi, nemmeno a raschiare il fondo delle statistiche, delle ricorrenze, dei santi. Poi a mezzogiorno e mezza ancora di meno (a quando una partitina alle 3 di notte, magari vietata ai residenti fra la Nomentana e l’Appia con i biglietti acquistabili a targhe alterne?). È il calcio moderno, bellezza. Tristezza. Per fortuna che il calcio ogni tanto vince. Che ancora sopravvive, come in una lotta fra l’umanità e matrix, fra gli umani e i replicanti della Lega. 
Per fortuna che c’è Totti. È un bellissimo apparente paradosso quello che è capitato: sarebbe dovuta essere la sua partita per i gol da fare e invece è diventata sua proprio giocandola senza mai pensare al fatto di dover segnare. Più che se avesse fatto tre gol, è diventata la partita di Francesco Totti. È stata la cosa più bella di ieri. Più bella di Biava, più di Di Canio che si confessa romanista, più della notizia della conferma di Reja (si va per 7), e persino più delle dichiarazioni di Lotito che dopo "a colpa è der laser" ieri giustamente ha sentenziato che "a colpa è der campo". 
Chi è grande non segue mai la grandezza degli altri, il più delle volte nemmeno conosce la propria, ed è quella la vera forza. Ieri Totti ha giocato letteralmente a pallone. Con nonchalance, naturalezza, impegno, corsa, sudore, con gesti bianchi da tennis ma anche con voglia da oratorio. Un concentrato di vecchi valori che sanno di scarpini e stadi pieni. Domenica da fettuccina. Ha fatto due lanci Anni 80, quando la differenza la faceva soltanto il rapporto cuoio-piede e non quella muscoli-ematocrito. E ha sempre giocato per la Roma. Soltanto per la Roma. Che bella espressione, giocare per la Roma. Ieri Totti l’ha fatta cantare. L’ha fatto fisicamente vedere cosa significhi giocare per la Roma. La cosa grande è che lo ha fatto nella partita in cui persino da tutti gli altri gli veniva richiesto di pensare a se stesso e basta. Come se sapesse che poi la Lazio avrebbe perso, che pure l’Udinese avrebbe perso, che ancora si può arrivare quarti, e vincere a San Siro per la Coppa Italia, che ancora si può sognare. Che si deve farlo.
A volte il calcio rassomiglia alla vita che sa sorprenderti quando ti senti rassegnato: domani è 25 aprile, domani un anno fa in un Roma-Samp, piangevamo lacrime amare, stamattina siamo più felici di quella sera da vendicare. Sembra assurdo, come è assurdo pensare che per Roma-Chievo c’erano meno romanisti che a Chievo-Roma. Era sempre un anno fa. E’ sempre il calcio che rassomiglia alla vita. Come passa il tempo. Come cambiano le cose. Ieri è successo persino che i laziali ai gol di Snejider e Eto’o non hanno esultato. In questo giorno di festa qualcuno pio lo spieghi a Biava che pensava ancora di doversi scansare. Tanti auguri. 
  

TONINO CAGNUCCI

 




Daniele Derossi "il senso della vita"

Daniele de Rossi ospite a Il senso della vita di Bonolis [www.keepvid.com]









THE KING OF ROME IS NOT DEAD

The King of Rome is not dead FRANCESCO TOTTI [www.keepvid.com]






Le ultime intercettazioni
Moggi a Bergamo: "Ecco la griglia degli arbitri, Collina e Paparesta sono da punire"; Moggi: "Ho chiuso Paparesta nello spogliatoio"; Lanese a Moggi "L'osservatore ti ha visto entrare, gli ho detto di farsi i c... suoi"

Luciano Moggi, 68 anni. Richiardi
TUTTO A POSTO!
L’inchiesta poggia su conversazioni e incontri tra i vertici istituzionali del mondo arbitrale e Luciano Moggi.
I protagonisti: Pierluigi Pairetto e Paolo Bergamo, i designatori, parlano con Tullio Lanese, presidente degli arbitri, e Moggi. E il novembre 2004.
Lanese: “siamo rimasti che a metà gennaio, fine gennaio, ci rivediamo di nuovo, così facciamo un check!”.
Pairetto: “sì, sì, tanto non ci sono problemi”.
Un mese dopo Moggi discute con Lanese. Moggi: “Oh mi sembra bene, no?”.
Lanese: “No, no tranquillo. C’è il massimo della collaborazione”.
 
ARBITRI, SCEGLIE MOGGI
Moggi discute con Bergamo della composizione delle griglie relative al turno di campionato. E’ il 9 febbraio 2005: la Juve giocherà con l’Udinese.
Il foglietto
Moggi: “Ora ti dico quello che mi ero studiato io”.
Bergamo: “Vai! ...Vediamo cosa torna con quello che ho studiato io... Chi ci metti in prima griglia di squadre? Di partite?”
M. “Aspè...fammi piglià il foglietto! Perché io me la son guardata oggi per bene... Allora, io ho fatto: Inter-Roma, Juventus-Udinese, Reggina-Milan, Fiorentina-Parma che non può non essere messa qui; e Siena-Messina”
B. “Sì”
M. “Ho fatto di 5, ma si po’ fa’ anche di 4 però! Non è che però Siena-Messina... mi sembra una partita abbastanza importante! Mi sembra, eh?”
B. “Poi c’è anche Livorno-Sampdoria che all’andata è stato un casino!”.
M. “Sono due squadre che in pratica so un po’ più tranquille”.
B. “Vabbè, vai, tanto questo cambia poco, se ne po’ aggiungere anche una volendo, però arbitri per la prima fascia ce ne ho pochi. Dimmi!”
M. “Io ci ho messo Bertini, Paparesta, Trefoloni, Racalbuto, ci avevo messo Tombolini, però Tombolini poi ha fatto un casino con la Lazio, non lo so qui com’è, ha dato un rigore... questi qui erano gli arbitri che io avevo messo in questa griglia!”
B. “E Rodomonti al posto di Tombolini, no?”
M. “Va bene pure!”
B. “E allora s’era fatta uguale vedi!”
 
NON DEVONO ROMPERE I...
La conversazione prosegue e si allarga ad altri arbitri, Rosetti e Collina, che per Moggi andrebbero “puniti”
Legge di gruppo
Moggi: “io credo che questa qui possa essere una griglia”.
Bergamo: “Io ce ne avevo 4. C’avevo: Bertini, Racalbuto, Rodomonti e Trefoloni. E sinceramente Tombolini volevo tenerlo un turno fermo perché ha sbagliato, sennò questi se non li punisci mai...”
M. “Guarda, ora ti dico, può darsi pure che mi sbaglio, io pure c’ho della gente da tenè sotto, no? Se tu, per esempio, non punisci Collina e Rosetti, gli altri sono tutti autorizzati...”
B. “Ma infatti io Collina e Rosetti non li ho mica messi, eh?”
M. “No, per dirti! Ma gli altri sono autorizzati a dire: "se lo fanno loro possiamo farlo anche noi"... non ci devono rompere i (beep)!”
B. “Sì sì infatti che ti ho detto...”
M. “Questa, questa è una legge di gruppo!”
I fatti
Ecco quali furono le designazioni per quella giornata: Juventus-Udinese Rodomonti; Livorno-Sampdoria, Tagliavento; Inter-Roma, Trefoloni; Fiorentina-Parma, Paparesta; Bologna-Palermo, Messina; Reggina-Messina, Racalbuto; Siena-Messina, Bertini; Lecce-Chievo, Morganti; Brescia-Cagliari, De Marco; Lazio-Atalanta, Brighi.
 
IL COMPLOTTO
Sullo sfondo della lotta per l’elezione del presidente di Lega (dicembre 2004), spunta un presunto dossier contro Diego Della Valle.
I protagonisti: Innocenzo Mazzini, vice presidente federale e Luciano Moggi. Diego Della Valle è il patron della Fiorentina che si opponeva all’elezione di Galliani alla presidenza di Lega.
Il dossier
Mazzini a Moggi: “allora due mie strette conoscenze qui di Firenze...hanno una documentazione molto riservata ma molto interessante...che loro son disponibili a vendere...sull’intrallazzo che il signor Della Valle ha fatto con il Sindaco su certe operazioni di vendita di immobili qui a Firenze in maniera truffaldina...loro son disponibili a dare la documentazione con soldi naturalmente...a un plenipotenziario di Galliani...”
altra telefonata
Moggi: “lavora su quella cosa dai...”
Mazzini: “io tra oggi e domani vedo quegli amici...”
Mo.: “io cambierò spesso telefonino, no? per evità che...che mi localizzino...però tu adesso, una preghiera...questo qui è un numero che non devi dà a nessuno!”
 
UNA LEGNATA A ZEMAN
Il 22 dicembre Moggi discute con Giraudo di Zdenek Zeman, il grande accusatore della Juventus che fece partire l’inchiesta sul doping a Torino.
I protagonisti: Luciano Moggi e Antonio Giraudo, amministratore delegato della Juventus; Zeman in quel momento allena il Lecce.
Moggi a Giraudo: “bisogna fargli qualcosa, non so un sistema...bisogna dargli una legnata...bisogna prendere le emorragie dandogli un danno a questo qua, inventandoci qualcosa, portandogli via un giocatore, trovargli qualche...”
 
IL TELEFONINO
Il designatore chiede che il 4° uomo di Roma-Juventus tenga acceso il cellulare. Incarica la segretaria della Figc Fazi di contattare la moglie di Gabriele.
Bergamo: “Mi dai una telefonata a Francesca, la moglie di Marco, e gli dici che questa sera lui lascia un telefonino attivo...in maniera che se ci fosse bisogno di qualcosa...”
 
"PAPARESTA? L'HO CHIUSO NELLO SPOGLIATOIO"
Un torto arbitrale subìto dalla Juve. Qualcosa in chiara controtendenza che fa infuriare Luciano Moggi e Antonio Giraudo. Al termine di Reggina-Juventus dello scorso campionato i due dirigenti piombano come furie nello spogliatoio dell’arbitro Paparesta. Scenetta riportata in questa intercettazione.
I protagonisti: Pietro Ingargiola (osservatore Associazione italiana arbitri) e Tullio Lanese (presidente Associazione italiana arbitri). I due sono accusati di essersi adoperati “perché non venissero segnalate plateali violazioni delle norme federali da parte di Moggi e Giraudo dopo la conclusione dell’incontro Reggina-Juventus del 6-11-04, terminato 2-1”.
Ingargiola: “... Cumpa’, quello che ho visto io in vita mia non l’ho mai vista una cosa del genere, cioè entrano Moggi e Giraudo... Moggi lo minaccia col dito, col dito agli occhi...”.
I.: “... è venuto negli spogliatoi con il dito puntato a gridare, lui e Giraudo, a e dirgli al guardalinee: Tu sei scandaloso come è scandaloso il rigore che non hai dato. A Paparesta gli ha detto: con te non abbiamo fortuna, almeno tu sei quello di sempre... cioè a minacciarli là dentro... io gli ho detto a lui (riferendosi evidentemente a Paparesta): ma tu di queste cose... dice: acqua in bocca, mi fa, acqua in bocca per tutti... ripeto a me nun me ne frega niente, io non ho visto e non ho sentito, sono cose vostre...”.
Lanese: “... problemi vostri sono... è logico, io non c’ero... io non c’ero...”.
L.: “... ma no, di Moggi e Giraudo no compare...”.
I.: “... no, non mi... no, no, ma che scherzi, no, no, no, non ho visto e non ho fatto niente, io sono andato... quando questi sono andati a minacciare io sono andato dentro il bagno...”.
L.: “Bravo, bravo, bravo”.
Una scena, questa, che racconta anche lo stesso Moggi, a colloquio con una donna. Moggi: “... ho chiuso l’arbitro nello spogliatoio e mi sono portato le... le chiavi in aeroporto... Ora lì apriranno! Butteranno giù la porta!!”.
E quindi con Lanese, che gli risponde: “Lo so, non mi dire, cioè io so tutto perché l’osservatore è un mio amico e m’ha detto che t’ha visto entrare, cosa gli hai detto, dice io che devo fare? Tu, gli ho detto, non c’eri e ti fai i beep tuoi eh... eh... eh..., giusto?”.
I fatti
Sul 2-1 per la Reggina, Paparesta in effetti non vede (e il guardalinee non lo segnala) un netto “mani” di Balestri in area. Ma Reggina-Juve è anche una delle partite che potrebbe far parte del sistema di squalifiche “scientifiche” scoperto dagli inquirenti: la giornata precedente, infatti, Racalbuto in Messina-Reggina aveva ammonito Mesto, che era stato squalificato.
 
ARBITRI DA PENALIZZARE
Ma Reggina-Juve presenta altri strascichi telefonici.
I protagonisti: Luciano Moggi (d.g. Juve) e Antonio Giraudo (a.d. Juve), accusati di essersi adoperati “perché venissero arbitrariamente penalizzati gli arbitri che non avevano favorito la Juventus”.
Moggi, relativamente a Paparesta, dice a un uomo: “Lo faccio divide in due, altro che polemiche! Domani sera glie faccio levà patente con l’obbligo di ridarle i danni entro 15 giorni, altrimenti viene arruolato nella Legione Straniera”.
Moggi a Giraudo: “Poi ho parlato con Paolo e con l’altro, devono essere fermati”.
G.: “Per me devono massacrarli... Devono massacrarli sia a Coverciano che poi non farli... per due mesi... due mesi devono star fuori”.
M.: “... le moviole le movimento tutte! Li alimento io stavolta”.
 
LA FORZA DELLA TV
Alcuni programmi avevano il potere/compito di rafforzare alcuni concetti, facendo emergere ciò che più faceva comodo.
I protagonisti: Luciano Moggi (d.g. Juve), Fabio Baldas (commentatore televisivo ed ex arbitro), Aldo Biscardi (giornalista), accusati di essersi adoperati “perché, attraverso il condizionamento di talune trasmissioni televisive (ad esempio, "Il Processo di Biscardi", che va in onda su La7) o di singoli giornalisti o commentatori (Ignazio Scardina, Giorgio Tosatti, Ciro Venerato, Franco Melli, Lamberto Sposini, Gianni Di Marzio, Tony Damascelli, Mauro Sandreani), venissero favoriti gli interessi del sodalizio.
Ecco le intercettazioni relative al “Processo”. Baldas: “... C’è Rodomonti, gli diamo un po’ addosso se tu sei d’accordo”.
Moggi: “Nooo, lasciatelo stare, visto che ci sono io sabato, che mettete il rigore del Siena?”.
Qualche settimana più tardi. Ba.: “Via... Senti e per quanto riguarda lì con il Cagliari lì... c’è un fuorigioco di 80 centimetri io non so se adesso devo verificare se è Mitro o Rossomando, tu questi qua”.
M.: “Ma... no bisogna salva... l’arbitro”.
Ba.: “No, no questo sicuro, al limite... no li diamo... scarichiamo sui guardalinee”.
M.: “Chi erano i guardalinee?”.
Ba.: “Mitro e Rossomando”.
M.: “Scarica su Ossomando... Somando”.
Ba.: “Che ci faceva dall’altra parte... Non so se era lui lì o se era dall’altra parte”.
M.: “Se era lui è bene se no scarichi su Mitro”.
Ba.: “Va bene, va bene allora ho capito tutto... va bene”.
Quindi, con Biscardi. Bi.: “Zeman lo faccio stangà da Riva...”.
M.: “... Ma vogliamola una bella cosa? Andiamogli addosso di brutto”.
Moggi e Biscardi dopo Juve-Milan (0-0). M. “... però guarda bisogna fa assolve l’arbitro con formula ampia!”.
Bi.: “Bertini... sì, gli faccio mettere poco!”.
M.: “Niente... no... niente, niente, niente Aldo... Taglia... taglia... taglia tutto... o dici che c’ha ragione l’arbitro oppure devi taglià la moviola!”.
 
L’AMICO DI PAIRETTO
I guardalinee in alcune occasioni, come questa, rivestono un ruolo cruciale negli episodi incriminati.
i protagonisti: Duccio Baglioni (guardalinee), Innocenzo Mazzini (ex vicepresidente Figc), Antonio Giraudo (a.d. Juve), Gabriele Contini (guardalinee). Si parla di Siena-Milan 2-1 (17 aprile 2005), “con esito assicurato mediante la designazione fraudolenta dell’assistente Baglioni, che garantiva e si adoperava per il raggiungimento di un risultato comunque favorevole alla squadra senese, in quanto la sconfitta del Milan avrebbe agevolato la Juventus, diretta competitrice per lo scudetto”.
Mazzini a Giraudo, riferendosi al lavoro fatto da Paolo Bergamo: “... però... però devo dire a Siena il nostro amico è stato eccezionale!”.
Contini parla con Leonardo Meani (accompagnatore del Milan addetto all’arbitro) a proposito della partita di Baglioni: “... è l’amico di Pairetto! Se lo vuoi sapere è quello che gli prenota i biglietti, che Pairetto va a mangiare a casa sua, non al ristorante a casa sua!”.
I fatti
Al 10’del primo tempo Collina, su segnalazione dell’assistente Baglioni, annulla un gol regolare a Shevchenko.
 
I GIORNALISTI
Compaiono anche i nomi di alcuni giornalisti, con cui Moggi si sente telefonicamente.
I protagonisti:
Luciano Moggi (d.g. Juve), Tullio Lanese (presidente Aia), Lamberto Sposini (ex condirettore Tg5), Giorgio Tosatti (opinionista), Antonello Capone (Gazzetta dello Sport), Tony Damascelli (Il Giornale).
Moggi si complimenta con Sposini per gli attacchi alla terna di Paparesta in Reggina-Juve durante il “Processo” e si raccomanda su come dovrà comportarsi nella medesima trasmissione. Sposini risponde: “Oh guarda, stasera li facciamo neri, li facciamo neri”.
Tosatti, relativamente a Milan-Juve telefona a Moggi: “Hai istruito Biscardi per stasera?”.
M.: “Alla grande, però c’ha un vincolo... c’era rigore...”.
T.: “C’era rigore, però devi dire che andava cacciato Nesta”.
Moggi e Damascelli commentano Fiorentina-Bologna (1-0) in cui De Santis ammonisce Petruzzi, Nastase e Gamberini (i primi due saltano per squalifica la Juve). D.: “Oh, comunque De Santis ha fatto il delitto perfetto, eh? Eh, c’abbiamo i tre difensori del Bologna squalificati!”.
M.: “Ma perché, chi c’avevano loro diffidato”.
T.: “tutti e tre!”.
Lanese e Capone parlano di Chievo-Fiorentina (1-2), esito assicurato mediante designazione fraudolenta dell’arbitro. C.: “Hai visto che il killer ha colpito a Verona? Gli avranno mandato dei segnali o ha capito da solo?”.
L.: “No, no, no guarda che ormai non si mandano segnali, loro telefonano prima delle gare”.
 
OBIETTIVO SALVEZZA
Siamo ai primi di febbraio: il presidente biancoceleste Claudio Lotito s’intrattiene al telefono con i vertici della Federcalcio sulle prossime designazioni arbitrali.
I protagonisti: Franco Carraro (presidente della Federcalcio), Paolo Bergamo e Pier Luigi Pairetto (designatori arbitrali), Innocenzo Mazzini (vice presidente della Federcalcio), Claudio Lotito (presidente della Lazio) e Gianluca Rocchi (arbitro). Sono accusati di essersi adoprati per “alterare la corretta e genuina proceduta di individuazione delle griglie arbitrali e il successivo sorteggio del direttore di gara dell’incontro Chievo-Lazio 0-1 del 20 febbraio 2005, per il raggiungimento di un risultato favorevole alla squadra di Lotito”.
Carraro (a Pairetto): “Bisogna dare una mano alla Lazio”.
Mazzini (a Pairetto): “Mi ha cercato Lotito, voleva sapere, lui aveva parlato con Carraro, credo venerdì, sulla richiesta di attenzione verso il suo caso, perché tu sai è uno dei portabandiera di pro Carraro, pro Galliani, ma Carraro v’ha detto qualcosa e non v’ha detto niente?... cerca di capire Gigi, lui vuole sapere soltanto se Carraro vi ha detto qualcosa, di tenere in considerazione la posizione della Lazio e sua, perché lui sta facendo tanto...”
Mazzini parla con Lotito: “...ti volevo dire quanto ci tenevo a questa cosa, lui (Bergamo) è alla Fifa, hai capito? E torna stasera, l’altro...l’altro (Pairetto) è stato all’Uefa e torna sabato...”.
Lotito (in riferimento all’intervento di Carraro): “Quindi lui ci aveva parlato?...Questo è un fatto positivo, perché significa che è leale con me...Ma l’ha fatto specificamente o genericamente?...nel senso per una conduzione anche futura non solo specifica per il fatto?”
M.: “No...no...me l’ha confermato, non solo...ma è un intervento pressante”.
L.: “Bisogna che te li lavori tutti e due e ci parli in modo chiaro, comincia, comincia, ci dobbiamo vedere e cominciamo a dire, hai capito? A stabilire, capito?”.
Un’altra telefonata. M.: “Senti dove giochi domenica?”.
L.: “Domenica gioco a Verona con il Chievo”.
M.: “Davvero? E chi hanno tirato a sorte?”.
L.: “Vabbé...allo...sogni tranquilli te mi dice”.
M.: (riferendosi all’arbitro Ronchi) “si faccia dire nome, cognome e provenienza”.
I fatti
L’esito della gara è stato condizionato dall’arbitro Rocchi, che ignora una sospetta carica di Bazzani su Mensah e falsa l’ultimo quarto d’ora con tre espulsioni (due ai danni del Chievo).
 
GARA IMPORTANTE
Il secondo episodio che riguarda la Lazio è legato alla gara con il Parma.
I protagonisti: Innocenzo Mazzini (vice presidente Federcalcio) e Claudio Lotito (Presidente Lazio). I due sono accusati di essersi adoprati per “predeterminare il risultato di Lazio-Parma 2-0 del 27 febbraio 2005”.
Mazzini: “Bisogna salvarsi in tutti i modi, eh?”.
Lotito: “Aho, domenica ho il Parma eh? Che è importante”.
M.: “Ti arrestano...ti arrestano...”.
L.: “Aho? E perché mi devono arrestare?”
M.: “Ehh! Chiediglielo a quelli del Parma...chiediglielo a quelli del Parma!”
I fatti
L’arbitro Messina nega un rigore al Parma.
 
PARTITA DECISIVA
Andrea Della Valle si rivolge a Mazzini prima della gara con il Chievo, decisiva per la lotta salvezza.
I protagonisti: Diego Della Valle (patron Fiorentina), Andrea Della Valle (presidente Fiorentina), Sandro Mencucci (amministratore delegato Fiorentina), Paolo Bergamo (designatore), Innocenzo Mazzini (vice presidente Federcalcio), Paolo Dondarini (arbitro), accusati di essersi adoprati per “predeterminare il risultato di Chievo-Fiorentina 1-2 dell’8 maggio 2005 a favore della squadra dei Della Valle”.
A. Della Valle: “Ti volevo salutare e fare un po’ il punto della situazione con te...per quel discorso di domani poi dopo chiamerà Diego oggi...quell’altra persona...saremo qualche giorno a Milano poi io rivado con i ragazzi, quindi lo spostiamo la settimana prossima”.
M.: “E’ importantissima...che gli arrivi al nostro amico un messaggio da voi! Perché domani l’altro ci sono...le griglie eh! La partita è decisiva, eh!”.
M. (telefonata a Mencucci): “M’ha chiamato Andrea Della Valle Diego Della Valle perché vogliono che li aiuti...”.
Mencucci (riferito alla designazione di Dondarini): “Bel lavoro, ho visto”.
I fatti
Dondarini non fischia un rigore di Ujfalusi su Cossato.
 
INVITO A CENA
Contini, appena designato per la gara del Milan con il Brescia, concorda un incontro a cena dopo la partita.
I protagonisti: Gabriele Contini (guardalinee) e Leonardo Meani (accompagnatore arbitro Milan), accusati di essersi adoprati per “il raggiungimento di un risultato favorevole ai rossoneri in Milan-Brescia 1-1 del 10 aprile 2005”.
Contini: “...figa! Se non c’era zio, però sempre eh?”.
 
PRESSIONI
Telefonata tra Bergamo e Pairetto.
I protagonisti Paolo Bergamo (designatore), Leonardo Meani (accompagnatore arbitro Milan) e Claudio Puglisi (guardalinee) accusati di essersi adoprati per “la designazione fraudolenta di Puglisi, poiché si adoprava per il raggiungimento di un risultato comunque favorevole al Milan in Milan-Chievo 1-0 del 20 aprile 2005”.
Bergamo: (a Pairetto): “Uno che è già 2 mesi che dovevamo averlo messo e c’è stata qualche pressione e quindi...si mette Puglisi a fare Milan-Chievo! Ehm, ieri si è sbagliato e quindi questi dicono: perché ci penalizzate? Con me non hanno parlato, eh? Ti dico la verità, hanno chiamato...Gennaro!”.
 
ACCORDO
C’è anche un presidente che chiama un collega per accordarsi sul risultato di una partita.
I protagonisti: Diego Della Valle (patron Fiorentina), Innocenzo Mazzini (ex presidente Figc), Claudio Lotito (presidente Lazio). Si parla di Lazio-Fiorentina 1-1 del 22 maggio 2005: Diego Della Valle “compiva atti fraudolenti consistiti nell’aver contattato Claudio Lotito chiedendogli di accordarsi sul risultato, evento poi non verificatosi per il rifiuto opposto da Lotito”.
Lotito (riferendosi a Della Valle): “...mi ha fatto tutto un discorso, hai capito? ...Mi ha fatto una proposta da bandito, te hai capito quale?”.
Mazzini: “Eh? Figurati, quando giochi? Fra un po’ di partite?”.
L.: “... sì sì ma io... Non ti permettere guarda, non ti permettere veramente con me, perché ti prendo a calci in beep fino a dopodomani, eh?”.



Milan:
"Animali e mafiosi, Rino un cane"

16/02/11


All'indomani di Milan-Tottenham e della gazzarra tra Gattuso e lo "Squalo" Joe Jordan, la stampa inglese - come d'abitudine - spara alzo zero su "Ringhio" e sull'atteggiamento generale, a suo parere, del Milan.  faccia Il "Sun" titola: "Nutters-Heroes 0-1" (Matti-Eroi 0-1) e parla di "Milanimals", che non ha bisogno di traduzione. Offensivo il Daily Mail: "I mafiosi del Milan ci hanno fatto diventare tutti tifosi del Tottenham''  
Oltre a
Gattuso, il veleno britannico è schizzato in direzione di Mathieu Flamini, autore, sempre secondo il Mail, del ''tackle piu' scandaloso degli ultimi tempi'' con allusione all'entrataccia che ha messo ko Corluka. Il tabloid non manca di criticare anche l'arbitraggio, che non sarebbe mai intervenuto per fermare la presunta e continua intimidazione degli italiani. ''Alla Scala del calcio va in scena una pantomima di villani'', la chiosa di un pezzo che rischia di alimentare un piccolo caso diplomatico. Non solo i giornali popolari hanno scavalcato la barriera della critica: il Times elogia il contegno del Tottenham ''capace di non cadere nelle provocazioni, risoluta e pragmatica in uno degli stati piu' intimidatori d'Europa', una squadra matura, ordinata, compatta, che si era meritata tutti i complimenti ancor prima del gol di Peter Crouch ispirato da Aaron Lennon'''. E Gattuso, per l'autorevole quotidiano, è un capitano "indegno", giudizio sprezzante condiviso anche dal Guardian: "E' stato imbarazzante, una vera disgrazia nella tradizione dei capitani rossoneri che comprende irreprensibili uomini di carisma come Paolo Maldini e Franco Baresi'' Anche dalla tv, pioggia di parole al piombo. Graeme Souness, che ben conosce il calcio italiano ed è stato compagno di squadra di Jordan in nazionale, ha definito Gattuso: "un cane". E ha aggiunto un commento comunque censurabile: "Vorrei solo chiuderlo 10 minuti in una stanza da solo con Joe Jordan. In realta' non servirebbe tutto questo tempo, ne basterebbero cinque". Una considerazione degna di un incontro di pugilato che è stata tuttavia condivisa persino dal tecnico degli Spurs Harry Redknapp, in genere molto misurato e composto: "Punto i miei soldi su Joe. Ci potrebbe essere un solo vincitore in una lotta contro di lui. Joe si era tolto anche gli occhiali e Gattuso e' stato fortunato che Jordan non ha tenuto i denti fuori". Redknapp se la prende anche con Flamini per l'intervento su Corluka che lo ha costretto a lasciare il campo. "Questo e' un cartellino rosso tutta la vita. E 'una vergogna, il Milan ha perso la testa".




Il pm al gup: processate Paolo Maldini
Le accuse di corruzione e spionaggio


Nell'udienzia di oggi, 14 hanno chiesto di patteggiare la pena e tre di accedere al giudizio abbreviato. Tra i patteggiandi figura proprio Bressi che ha già transato un milione di risarcimento con l'Agenzia delle entrate. Altri 21 imputati, tra cui Maldini, proseguono invece l'udienza preliminare e oggi Pirotta ha discusso la loro posizione. L'ex calciatore è accusato non solo di aver corrotto Bressi, ma anche di avergli chiesto di fare una verifica fiscale su un suo possibile futuro socio, Alessandro Paolo Baresi, nell'ambito di un'operazione immobiliare in Toscana a cui era intenzionato partecipare. È dunque accusato in concorso con Bressi anche di essersi introdotto abusivamente nel sistema informatico dell'Anagrafe tributaria con finalità ben diverse da quelle istituzionali. Il procedimento proseguirà il 4 febbraio, quando la parola passerà ai difensori degli imputati. La decisione del gup è prevista per il 10 febbraio.
MILANO (17 gennaio) - Il pubblico ministero Paola Pirotta ha ribadito oggi davanti al giudice per l'udienza preliminare Luigi Varanelli la richiesta di rinvio a giudizio per l'ex capitano rossonero Paolo Maldini. È coinvolto con le accuse di corruzione e accesso abusivo a sistema informatico in un'inchiesta relativa alle presunte mazzette pagate a Luciano Bressi, il funzionario dell'Agenzia delle entrate Milano 1 arrestato nel giugno 2009, pratiche illecite per ottenere trattamenti fiscali più favorevoli. Nel registro degli indagati era inizialmente iscritta anche la moglie di Maldini, Adriana Fossa, ma per lei il pm aveva chiesto l'archiviazione dall'accusa di concorso in corruzione su cui si attende la decisione del gup. Il procedimento coinvolge 38 imputati.


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IL ROMANISTAI (D. GALLI) - IN EUROPA sono molti più seri. Dalla stagione 2014/15, chi non chiuderà i bilanci in pareggio, chi è indebitato con altri club, con i dipendenti o con il fisco, non potrà iscriversi alle competizioni europee. Potrai vincere tutti gli scudetti del mondo, ma se non avrai i conti a posto tanti saluti alla Champions. Si chiamafair play finanziario. Non è teoria. E’ legge e pure logica. «La filosofia consiste nel non spendere più di quanto si guadagni», spiegava il presidente della Uefa, monsieur Platini. Le norme sono state approvate dal comitato esecutivo a Nyon lo scorso 27 maggio. Nel triennio 2012/2015, le perdite non potranno superare i 45 milioni. Se però quei 45 milioni di buco li registri già il primo anno, non potrai andare più in rosso nei successivi due. Attenzione: quei 45 milioni andranno comunque ripianati. La Uefa ammette iniezioni di capitale (ahinoi), ma non prestiti. In assenza di un Paperon de’ Paperoni di turno, di uno pronto a mettere mano al portafogli (vedi Moratti), il deficit massimo nel triennio potrà essere solo di 5 milioni. Chi da anni come la Roma gioca pulito e ha i conti ok, non corre rischi. Chi invece gioca sporco e poi magari ci fa pure la morale sugli sprechi di «Roma ladrona», dovrà stare con gli occhi aperti. Il nodo è tutto qui. In Italia non si lotta ad armi pari. Dalla stagione 2003/04 a oggi, la Roma ha centrato cinque secondi posti. Dal 2003/04 a oggi, gli scudetti sono andati una volta al Milan (03/04) e ben cinque all’Inter (il titolo 2004/05 è stato revocato alla Juve e mai assegnato). Totti sostiene che un paio di tricolori ci siano stati rubati. Ha ragione? Vediamo. A giugno di due anni fa, Inter e Milan - ricordiamolo: campione d’Italia 03/04 - sono state condannate dalla giustizia sportiva per le plusvalenze fittizie realizzate tra il 2003 e il 2005. In sostanza, si scambiavano giocatori attribuendo loro valutazioni esagerate di mercato al fine di tamponare i buchi di bilancio e iscriversi, così, al campionato. Doping amministrativo. Le due società se la sono cavata con novantamila euro di multa. Patteggiando, però. Ovvero, riconoscendo le proprie colpe. Hanno ammesso di avere barato sui bilanci, evitando guai peggiori.Cinque scudetti cinque. Totti ha (di nuovo) ragione quando dice che l’Inter è sempre davanti. Per forza. Da noi non esiste la legge sul fair play finanziario, ma quella del più prepotente. Per iscriverti al campionato, l’importante è che tu sia in regola con i contributi dei dipendenti e abbia pagato le tasse. Lodevole, per carità. Ma insufficiente a evitare che la Serie A si corra a due velocità. Da una parte ci sono quelli che spendono quello che possiedono in cassa, e tra costoro adesso c’è pure il Milan. Dall’altra c’è l’Inter. La Serie A ha chiuso l’esercizio 2009 con debiti per quasi 1.882 milioni. Di questi, 431,55 erano dell’Inter. Il 22,9% del totale. Una cifra mostruosa e addirittura peggiore a quella fatta registrare l’anno precedente, quando a via Durini si erano indebitati per 395 milioni. Lo squilibrio è reso evidente dall’ammontare dei crediti: appena 66,34 milioni. La barzelletta è che l’Inter è andata in giro a raccontare che non è vero che hanno debiti con le banche. «Chi sarebbe così fesso da prendere squadre così indebitate come l’Inter? Bisogna introdurre regole per cui non si potrà più spendere più di quanto si incassa. Con le nuove regole proteggeremo il business di Abramovich (Chelsea, ndr), Massimo Moratti e Glazer (Manchester United, ndr). Sono sicuro che vogliono vendere, ma chi comprerebbe club con tanti debiti? Chi sarebbe così stupido?», disse Platini a novembre di un anno fa. Niente da fare, l’ad nerazzurro Ernesto Paolillo considerò il ragionamento del presidente Uefa lesa maestà e gli rispose: «E’ stata un’affermazione a sproposito alla quale abbiamo immediatamente risposto. L’Inter non è indebitata con le banche». Falso. Stando sempre al bilancio 2009, l’indebitamento dichiarato verso enti creditizi è stato di 48,3 milioni. In più si sono impegnati il marchio. Il 100% della controllata Inter Brand Srl, la società titolare dei diritti di sfruttamento sul brand (il logo e dintorni) nerazzurro, è stato dato in pegno - valore: 40 milioni - a Banca Antonveneta. Ma perché? Per garantire un finanziamento da 120 milioni. Che l’Inter aveva ottenuto il 9 giugno 2006, indovinate un po’ da chi? Esatto: da Banca Antonveneta. E meno male che non erano indebitati con le banche... In compenso, i 14 membri del Cda nerazzurro si trattano bene. I loro compensi ammontano a 800 mila euro. Affari loro, comunque. Torniamo a quelli che sono anche un po’ nostri. Lo scorso ottobre, l’assemblea dei soci ha approvato un bilancio chiuso con una perdita netta di 154,4 milioni. La peggiore di tutta la Serie A, ma non la peggiore nella storia dell’Inter. Il record fu toccato nel 2007, con un rosso di 206,8 milioni. L’assemblea ha ripianato il buco, e non poteva fare altrimenti, disponendo un aumento di capitale di 70 milioni. In pratica l’azionista di riferimento, cioè Moratti, ha versato soldi suoi. Il patron se lo può permettere. Con la redistribuzione degli utili 2008 della Saras, la raffineria di famiglia, ha incassato dividendi per quasi 100 milioni. In 14 anni di gestione del club, dunque tra il 1995 e il 2009, sono state generate perdite per 1,15 miliardi. Alla metà, circa 730 milioni, ha provveduto Moratti. Lecito, per carità. Ma dove sta l’equilibrio finanziario? Si può parlare di fair play quando c’è una società che, a fronte di disavanzi del genere, se ne frega e spende sempre di più per stipendi e salari? Nel 2008, la Milano nerazzurra pagava 175,6 milioni ai suoi dipendenti. Un anno dopo si era passati a 199,9 milioni. Già che c’erano, potevano fare cifra tonda.





«mi hanno rubato due scudetti? » Siccome la memoria va sempre rinfrescata, ci sono una serie di episodi che è meglio non dimenticare. A partire dalla stagione 2007-2008, chiusa dalla Roma con tre punti di ritardo dall’Inter (ma praticamente uno, visto che il pareggio del Catania all’ultima giornata arrivò quando ormai i nerazzurri avevano vinto a Parma). Totti all’epoca fu deferito per aver parlato di «aiutini», che poi erano soprattutto "aiutoni". I più eclatanti? Inter-Atalanta 2-1, il gol del 2-0 è irregolare: Cruz segna, ma prima spinge Carrozzieri. Negato, poi, un rigore netto all’Atalanta, per fallo di Maxwell su Ferreira Pinto. Nel finale, viene espulso Simone Inzaghi, ma il rosso è il frutto di una simulazione del portiere interista Julio Cesar, che finge di aver preso un colpo dall’attaccante avversario. Siena-Inter 2-3, sullo 0-0 viene concesso un rigore ai nerazzurri per un fallo inesistente su Cruz. Anzi, è l’argentino a commettere un’irregolarità nei confronti di Codrea. Non concesso, invece, un penalty al Siena per un fallo su Locatelli. Inter-Parma 3-2, Gervasoni non concede un rigore al Parma per un fallo di Cordoba su Corradi. Poi, sul 2-1 per i gialloblù, dà un penalty inesistente all’Inter: Couto, nel tentativo di deviare un tiro di Ibrahimovic, tocca il pallone con la testa e forse lo sfiora con la mano, peraltro involontariamente. Il difensore viene anche espulso. Inter-Empoli 1-0, l’arbitro Tagliavento concede un rigore ai nerazzurri per un inesistente fallo di mano di Vannucchi. Inter-Roma 1-1 invece è ancora ben viva nella memoria, con la mancata espulsione dell’allora interista Burdisso e l’assurda espulsione di Mexes sull’1-0 per la Roma. Il conto è facile: l’Inter ha avuto 9 punti in più rispetto a quanti se ne era meritati sul campo, che fanno 11 se contiamo anche lo scontro diretto (Zanetti pareggiò al 90’). E quest’anno? Non è stato tanto diverso. Cominciamo dalla fine: Siena-Inter, arbitro Morganti. Sullo 0-0 Rosi crossa dal fondo, Thiago Motta cadendo muove il braccio e tocca il pallone con lo stesso. Per lo stesso identico fallo, la Roma si è vista assegnare un rigore contro - decisivo - a Livorno dall’arbitro Gervasoni, sì, quello di Inter-Parma di due anni prima. Tralasciando altri torti subiti dalla Roma, ci sono poi altri «aiutini» all’Inter. In Inter- Roma (1-1), ad esempio, Vieira spacca lo zigomo a De Rossi, Muntari sgambetta Menez a palla lontana pur essendo già ammonito. Risultato? Neanche un cartellino per Vieira, ammonito Menez per proteste. Serve altro? Certo che serve: Cagliari-Inter 1-2, Maicon spinge Matri solo davanti a Julio Cesar. Orsato lo ammonisce. Forse non era chiara occasione da gol? Inter-Napoli 3-1, l gol del 2-0 di Milito è in fuorigioco, Trefoloni lo concede. Inter-Fiorentina 1-0, ma sullo 0-0 l’arbitro Damato, tifoso dell’Inter (non lo ha mai smentito), non concede un rigore per fallo di Samuel in area su Gilardino. Un minuto più tardi Comotto compie lo stesso fallo su Milito, ma in quel caso è rigore. Damato è anche il protagonista della frettolosa espulsione di Sissoko in Inter- Juventus. Chievo-Inter 0-1, rigore non concesso al Chievo per fallo di Cordoba su Pellissier, al 96’ Pierpaoli non vede nemmeno un netto fallo di mano di Quaresma, che toglie la palla dalla testa di Yepes in area. Inter-Siena 3-2, la punizione di Sneijder che dà il pareggio all’Inter è originata da un non-fallo di Brandao, che salta insieme a Samuel. Udinese-Inter 2- 3, negato un rigore ai friulani per fallo di Sneijder su Cuadrado. Altri conti? Sono almeno 8 punti in più (e ci sono altri episodi). E il tifoso interista Damato (non lo ha mai smentito) è stato mandato ad arbitrare Roma-Sampdoria.
Ma poi cosa c’è di male nel dire, anche da frate, che











IL VICE DI BORRELLI VA IN TELECOM CON ROSSI


MILANO. La notizia è cla­morosa e scatenerà polemi­che. Federico Maurizio

D’Andrea,
colonnello della Guardia di Finanza e vice capo dell’Ufficio Indagini, braccio destro di Francesco Saverio Borrelli, starebbe per accettare l’offerta di en­trare in Telecom (anche con delega alla Security). E’ sta­to proprio l’ex commissario della Federcalcio, Guido Rossi, attuale presidente di Telecom, a volere D’Andrea nella sua squadra: secondo quanto scrive il sito dago­spia. com. Un ruolo delica­tissimo che verrà ricoperto da chi, quest’estate, ha svol­to incarichi decisivi nelle in­dagini di Calciopoli. Borrel­li perderà dunque un suo vi­ce, ma il nuovo statuto della Figc, unisce da ieri la Procu­ra all’Ufficio Indagini e non ci saranno nuove nomine.
(Fonte: Tuttosport)






CASOMAI QUALCUNO SI DIMENTICHI.....

Il Times getta fango
sull'Inter degli anni 60

di EMILIO MARRESE
ROMA - Angelo Moratti era un imbroglione e l'unica cosa buona che si possa dire di suo figlio Massimo è che s'è messo alle spalle le malefatte del padre. Questo è quanto incredibilmente sostenuto sabato dal londinese Times che ha ripreso - nella rubrica di Brian Glanville titolata sulla "storia gloriosa ma macchiata" dell'Inter - la confessione dell'arbitro ungherese Gyorgi Vadas su un tentativo di corruzione da parte di Moratti sr. prima della semifinale di Coppa Campioni col Real Madrid del 20 aprile '66: denaro, orologi d'oro ed elettrodomestici in cambio di rigori. Il quotidiano scrive dunque che "le vittorie dell'Inter degli anni '60 furono frutto di corruzione e imbrogli nei quali Angelo Moratti giocò un ruolo cruciale in un sistema messo in piedi da due uomini ora deceduti: Deszo Holti, faccendiere ungherese, e Italo Allodi", definito "serpentine". L'Inter, si sostiene in maniera molto discutibile, fece offerte per tre anni consecutivi agli arbitri delle semifinali e le prime due volte, nel '64 e '65, la cosa funzionò, ai danni di Borussia e Liverpool. La terza no, perché Vadas (le cui rivelazioni furono pubblicate nel libro di un giornalista ungherese), rifiutò una somma con cui avrebbe potuto comprarsi 5 Mercedes: 10 per un rigore all'ultimo, addirittura 25 per un rigore ai supplementari. Il giorno della partita Vadas fu ospite di Moratti nella sua villa e ricevette un orologio d'oro. Moratti promise anche televisori ed elettrodomestici. Ma Vadas non aiutò i nerazzurri a rimontare lo 0-1 dell'andata, la gara finì 1-1 e fu la sua ultima apparizione internazionale. L'articolista del Times si chiede infine il perché di questo strano debole degli italiani per i "condottieri" alla Moratti, citando gli attuali tentativi per ripulire l'immagine di Mussolini. Una bella palata di fango su vivi e morti.





LO STILE INTER

Ieri questo giornale ha festeggiato insieme ai tifosi lo straordinario campionato della Roma, senza indulgere in polemiche che avrebbero potuto apparire come la famosa invettiva del defunto presidente Saragat contro "il destino cinico e baro". E oggi avrei volentieri evitato una nuova polemica, soprattutto nel giorno in cui piangiamo due ragazzi in divisa uccisi in Afghanistan, di cui parla in questa stessa pagina Stefano Romita, tanto più se ad essere chiamato in causa è anche il ministro della difesa. Tuttavia, dal momento che tutti parlano - con la consueta ipocrisia dei soloni incipriatidella fine del campionato e dello scudetto dell’Inter, tacere trasformerebbe un gesto di pudicizia in un silenzio omertoso. E allora diciamo le cose come stanno e come tutti sanno. Il mazzo di carte con cui si è giocato questo campionato - ancora una volta - era truccato. Prima però di ricordare alcuni passaggi chiave, converrà soffermarsi sulla lezione di stile dei vincitori. Mentre il popolo giallorosso, pur con il cuore gonfio di amarezza, si stringeva giustamente attorno ai protagonisti di una stagione straordinaria, senza un insulto, un’invettiva, una sola parola fuori posto, abbiamo assistito a uno spettacolo indegno di cui si sono resi protagonisti dirigenti,
calciatori e politici ultra’ della sponda nerazzurra. Una festa è stata trasformata nella saga dell’arroganza, dell’insolenza e della volgarità, suscitando le ire bipartizan del mondo politico romano. Ha cominciato ’Gnazio La Russa, per il quale evidentemente l’etica sportiva dev’essere un companatico. In sostanza ha accusato il Siena di aver giocato. Evidentemente, come gli ha ricordato mastro Claudio, il modello di partita che a lui piace è Lazio-Inter (su cui tra poco tornerò). Eccitati da un simile esempio i calciatori dell’Inter non sono stati da meno: in campo la maglietta cialtrona di un ex-giocatore di cui non ricordo neppure il nome e i cui tacchetti sono stampati sulle caviglie dei veri giocatori che hanno avuto la disgrazia di incontralo; sul pullman un elegantissimo striscione che invitava il nostro capitano a ficcarsi il dito medio nel culo. Chi aveva usato parole pesanti come pietre per lapidare il gesto innocente e ironico di Francesco rivolto alla sua curva, persino l'inquilino del Colle più alto - che nonostante ciò continuo a rispettare eastimare- oggi trova tutto ciò assolutamente normale e non ha nulla da eccepire. Indubbiamente si tratta di tre chiarissimi casi da additare ai giovani quale luminoso esempio di fair play: lo stile Inter, appunto. Quello era un gesto "inconsulto", questi invece, sono comportamenti ineccepibili. Valgono come una sentenza le parole di Daniele De Rossi che li ha definiti "specchio" di un calcio e di una politica che non ci piacciono. E’ stato dunque il degno epilogo di un campionato la cui fine era già scritta. Cari fratelli giallorossi siete, siamo, dei poveri illusi! Credevate, credevamo, che bastasse vincere sul campo, costruendo giorno dopo giorno un’epica rimonta. Questo dicono le lacrime vere, lacrime di rabbia, di Francesco e Daniele. Cito solo tre episodi, secondo me i più clamorosi. Roma-Sampdoria, partita rubata grazie a due rigori nettissimi negati alla Roma da un arbitro di cui è stata documentata (e mai smentita) la fede nerazzurra e l’amore per Cassano. Arbitro verso cui non è stato preso alcun provvedimento. Lazio-Inter, la partita più ridicola del secolo, con il pubblico laziale che tifava contro i propri colori e i giocatori che si sono servilmente inchinati all’Inter, regalandole un match che forse avrebbe vinto lo stesso, ma non lo sapremo mai. Lo spettacolo indecoroso ha fatto il giro del mondo, gettando disonore sul calcio italiano. Farsa che autorizzerebbe essa sola a parlare di un campionato falsato. Infine, il nettissimo rigore negato ieri al Siena quando il punteggio era ancora sullo zero a zero. Lo stesso rigore, identico, preciso, uguale, che fu invece fischiato contro la Roma a Livorno. E mi fermo qui. Questo è il calcio italiano che non ci piace, signor Mou: a noi non piace sguazzare nel fango (basta leggere le cronache del processo su Calciopoli in corso a Napoli per capire chi invece nel fango ci si trova a suo agio ). Lei, signor Mou, non ha nulla da insegnarci, perché il calcio pulito, il calcio vero siamo noi. Il suo presidente, dopo aver raccontato di un’Inter sola contro tutto e tutti (basta un rapida rassegna stampa per capire che si tratta di una barzelletta) ieri ci però dato l’unica vera buona notizia della giornata confermando che Lei se ne andrà, come anticipato da questo giornale qualche giorno fa. Se ne vada, a Madrid o dove diavolo vuole. Lo Champagne è già in frigo. Diranno che sono fazioso e di parte, lo so. E’ il prezzo che deve pagare chi ama dire qualche verità scomoda, come ha fatto ieri Maria Sensi, denunciandola mancata difesa della Roma da parte dei media romani. Stare fuori dal coro è per noi un dovere. Lo dobbiamo ai nostri lettori, ai tifosi, alla Roma.

Queste le parole di Giancarlo Lehner, deputato del Pdl:  «Amici, romani, compatrioti, prestatemi orecchio: io vengo a seppellire l'Inter e la Lazio, Moratti e Lotito compresi. Dopo lo squallido spettacolo di ieri sera, se c'è un giudice sportivo a Berlino, Internazionale e SS Lazio saranno entrambe retrocesse in serie C, mentre lo scudetto 2009-2010 sarà legittimamente assegnato alla A.S. Roma, che, fra l'altro, è squadra italiana, dove giocano italiani, allenati da un italiano. Insieme ai 150 anni dell'Unità d'Italia, prepariamoci, di contro allo straniero, a festeggiare lo scudetto giallorosso».



Parole forti di Giampiero Mughini a Controcampo su Lazio-Inter: "E' una vergogna per lo sport, e non è un'iperbole dirlo. E' vergognoso che i tifosi della Lazio fischino il proprio meraviglioso portiere e tifino per gli altri. E' una vergogna per il nostro calcio, per lo sport, e una bruttissima pagina per la città di Roma, per una parte della città di Roma. Auguro alla Lazio di andare in Serie B e di marcirci".






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Mai pensavo che i miei occhi potessero vedere quello che hanno visto stasera. Mai, almeno, lo immaginavo prima di questa partita. Credo che anche l'Inter e il suo allenatore questa sera siano stati in palese imbarazzo. L'Inter non c'entra, oggi credo che non abbia perso solo la Lazio ma ha perso lo sport e in particolare il nostro calcio











Non solo Turone, quanti furti nella nostra storia

IL ROMANISTA (F.BOVAIO) - Un giorno, speriamo non troppo lontano, qualcuno ci spiegherà perché ogni volta che la Roma si avvicina a una vittoria importante o sta per compiere un’impresa è costretta a rinunciarci subendo una delusione atroce determinata da evidenti errori arbitrali. E’ una storia che conosciamo bene e che domenica sera ha aggiunto un altro episodio ai suoi già tanti capitoli. Quello scritto da un arbitro pugliese, Damato, che è sempre stato interista e simpatizzante di Cassano. Grazie a lui, ora a sognare sono ancora i tifosi dell’Inter, proprio come due stagioni fa, quando videro trionfare la loro squadra soprattutto grazie a una serie di “sviste” arbitrali che la spinsero in alto in partite degne della Juve di Moggi: Inter-Parma, Inter-Empoli, Catania-Inter con i suoi gol in fuorigioco, Siena-Inter con i rigori dati e non dati a uso e consumo dei nerazzurri, Sampdoria-Inter con l’espulsione risparmiata a Vieira e Inter-Roma diretta da Rosetti. Quello che sull’1-0 per i giallorossi espulse Mexes per il doppio giallo più assurdo della storia agevolando così i milanesi nella loro corsa al pareggio che, in pratica, regalava loro mezzo scudetto. 
Un scippo degno di quello di cui rimase vittima la bella Roma di Viola e Liedholm nell’81 per il gol della vittoria annullato da Paolo Bergamo a Turone nello scontro diretto di Torino con la Juve a tre giornate dalla fine. Se la Roma vince soffia ai bianconeri il primo posto e i giochi sono fatti. Ma un provvidenziale fuorigioco si trova sempre per fermarla e il tricolore viene indirizzato verso la real casa, mentre a noi resta la rabbia di chi ha subito un’ingiustizia. Un sentimento che ci è capitato di provare, purtroppo, anche nella seconda stagione di Zeman (1998-99), quando ci fu un tale corollario di decisioni sbagliate a danno dei giallorossi da far proprio pensare a una vendetta nei confronti del primo che aveva avuto il coraggio di parlare di finanziarie e farmacie da far uscire dal calcio. Il boemo, appunto, che non vinse un derby per 4-3 in rimonta perché Farina e i suoi assistenti videro un fuorigioco inesistente di Delvecchio e che si vide assegnare un rigore contro a Udine per un mani che non c’era - lo stop era di petto - di Aldair che era pure fuori area di almeno un metro. Per non parlare del famoso rigore non avuto a Torino sempre contro la Juve nel campionato precedente per lo sgambetto su Gautieri. L’arbitro era Messina.
E che dire di quel Roma-Juve 1-2 del 5-2-2005 in cui Racalbuto dette per buono il gol in fuorigioco di Canna- varo e assegnò un rigore alla Juve per un fallo (tra l’altro non commesso) di Dellas su Zalayeta fuori area di al- meno un metro? Pensate: in A Racalbuto non dava un rigore da 33 partite, ovvero da quasi due anni! L’ultimo era stato in Reggina-Udinese 3-2 del 2-3-2003. La Roma, in quel caso, era in corsa solo per una qualificazione europea, ma la rabbia montò ugualmente, così come accadde all’indomani di Milan-Roma 1-0 di sabato 7-12- 2002, decisa da un gol di Inzaghi viziato da un suo fallo di mano in partenza dell’azione. Un tocco così evidente del quale, però, non si avvidero né Collina (a quei tempi arbitro di campo) né i suoi assistenti. Tra questi Puglisi, che sullo 0-0 aveva rilevato un inesistente fuorigioco di Cafu (ancora romanista) che salvò il Milan da un rigore che nessuno avrebbe potuto negare, vista la trattenuta di maglia alla quale il brasiliano fu sottoposto da Chamot. Insomma, anche l’attuale designatore ne avrebbe di errori da farsi perdonare dalla Roma e poiché anche il mite e mai polemico Ranieri l’altra sera l’ha chiamato in causa, gli rifacciamo la domanda: “Cosa ne pensa dell’arbitraggio di Damato in Roma-Sampdoria 1-2?”. E ancora: “Visti i falli di mano di Mexes e Juan che ci sono costati punti pesanti a Napoli e Livorno (entrambi chiaramente involontari, come da lei stesso dichiarato) che ne pensa di quello di Zauri, volontario, non visto l’altra sera dall’arbitro pugliese?”. Attendiamo risposta. Intanto dobbiamo amaramente prendere atto che anche stavolta chiuderemo il campionato con l’amarezza di aver subito un furto.







Ci hanno provato in tutti i modi a fermare la Roma. In certi casi, ci sono anche riusciti. A cominciare dalla prima giornata, quando Morganti non espelle Biava che poi segna il 3-2 per il Genoa. Continuando con Rosetti, che non concede due rigori in Milan-Roma sullo 0- 1 e poi se ne inventa uno per il Milan. E poi c’è Rocchi che non vede il fallo di Daniele Conti su Cassetti al 94’ di Cagliari-Roma, gol del 2-2. Fino a Rizzoli, che in Napoli-Roma concede un rigore inesistente al Napoli, che poi Hamsik segna per il gol del 2-2. Aggiungendo al tutto la mancata concessione di 3 rigori in Roma-Sampdoria da parte di Damato, che si può tranquillamente presumere, visto l’andamento della partita, avrebbero dato la vittoria alla Roma, fanno 11 punti tolti da errori arbitrali. Ci hanno provato anche altre volte, e non ci sono riusciti. Perché la Roma ha battuto l’Inter nonostante il triplo fuorigioco sul gol dei nerazzurri e un rigore non concesso per fallo da espulsione di Julio Cesar su Brighi.
Ha battuto l’Udinese nonostante un rigore concesso ai friulani per un fallo commesso fuori area da Brighi. A Livorno Knezevic non è stato espulso per il fallo da rigore su Menez. Pizarro ha sbagliato dal dischetto, è vero, ma il Livorno avrebbe dovuto giocare in 10 più di un tempo. E, alla luce degli ultimi eventi, assume una grande importanza anche Bologna-Roma 0-2, partita viziata da un rigore non concesso per fallo di Portanova su Toni e dalla mancata espulsione di Moras per una gomitata a De Rossi. Arbitro? il tifoso interista Damato. Nel frattempo l’Inter (che ha vinto 3-1 col Barcellona, cui non è stato concesso un calcio di rigore nettissimo) a volte si è pure lamentata. E l’ha fatto pure in partite come Inter-Roma, quando doveva essere espulso Vieira, o Inter- Sampdoria, quando Tagliavento si limitò ad applicare il regolamento lasciando i nerazzurri in 9 (e la Sampdoria - per usare un eufemismo - non giocò con la stessa grinta mostrata a Roma). Non l’ha fatto sabato sera, per Inter-Atalanta. C’era un rigore per i bergamaschi sullo 0-1. Tutti gli interisti di Barletta, in quel momento, hanno tremato.


Ci hanno già tolto 11 punti





Damato, l'arbitro interista che stravede per Cassano

Dall’archivio di Repubblica ecco un articolo su Damato  e la sua fede interista. L’articolo risale al 5 gennaio 2002  ed ha come titolo: “Damato, l’arbitro interista che stravede per Cassano”. Questo il testo integrale dell’articolo.Il tifo tra gli arbitri non conta. E agli scettici da Bar sport del lunedì mattina basta chiedere conferma alla giacchetta nera barlettana Antonio Damato, 29 anni, interista da sempre. Cinque anni fa, durante la finale scudetto del campionato allievi tra la "sua" Inter e la Lazio, non ci ha pensato due volte a fischiare un rigore a favore della squadra romana. Il fato (benevolo) volle poi che dal dischetto il pallone non arrivò mai in rete e che i nerazzurri vincessero il tricolore. Nel presente, per fortuna di Antonio, il piede di Vieri e Ronaldo fa spesso rima con il goal. E la sua carriera arbitrale sembra esplosa ormai definitivamente. Tant' è che domani pomeriggio scenderà sul terreno di gioco di Lecco per la gara contro il Lumezzane, sua prima partita di C1 in una carriera che si prospetta foriera di mille soddisfazioni. Tutto era cominciato una dozzina di anni fa in una partita tra ragazzini al vecchio stadio di Barletta. Per gioco, tra l' altro, visto che l' oggetto del desiderio non erano tanto i cartellini e il fischietto quanto la tessera per entrare gratuitamente allo stadio (un classico per gli arbitri alle prime armi).
Con il tempo, invece, è nata ed esplosa la passione. Nel mezzo ci sono state belle esperienze vissute, tanti nuovi posti conosciuti e fortunatamente nessun' aggressione (un altro classico, purtroppo, sui campi cosiddetti minori). Antonio ne ha visti davvero tanti di calciatori. La maggior parte, racconta, ha appeso «le scarpe a qualche tipo di muro e adesso vive dentro un bar». Qualcun altro non ha avuto paura di tirare un calcio di rigore, invece, e adesso gira in serie A. Nomi? Pinzi dell' Udinese, Marazzina (la sorpresa del Chievo), Daniele Conti (il figlio del grande Bruno). E naturalmente Antonio Cassano. Com' era? Praticamente com' è oggi. Dribblomane, sfrontato con i compagni, ma educato e disciplinato con il direttore di gara. «Un signore», perAntonio. Che ricorda anche con piacere le giocate di Mitri del Martina Franca e di Stroppa, ai tempi del Foggia di Zeman, incontrato in un' amichevole contro il San Severo. La vita di un arbitro, a questi livelli, è a quella di un atleta a tutti gli effetti. Damato si allena tre volte a settimana. E in serata fa sempre un salto nella sua sezione, a Barletta, dove rappresenta un importante punto di riferimento per tutti i colleghi più giovani di lui. La carriera, inevitabilmente, lo ha portato a trascurare altri aspetti della sua vita. Primo di tutti gli affetti. «Non è facile trovare una ragazza che sia pronta ad accettare questi ritmi. Il sabato e la domenica, in pratica, non ci sono mai». Adesso è single, ma non ha perso la speranza. D' altronde il suo cartellino vincente potrà sempre essere il fascino della divisa.





Caro Mourinho basta con le tue lagne

IL ROMANISTA (S.ROMITA) - Dell’allenatore dell’Inter che molti danno per uscente dall’Italia con la fine della stagione nerazzurra, non ne posso proprio più. E non per il suo esagerato istrionismo, che invece me lo fa anche essere parzialmente simpatico. Adoro infatti per principio le persone trasgressive. Mi ha stufato il suo carattere e il lato vittimistico della sua personalità. Mourinho sta sempre più assimilando la pecularità di un certo italiano medio che consiste nello scaricare ogni problema su chiunque non sia tu. Ora nel maldestro tentativo di gettare ombre di cospirazioni del sistema calcio sul campionato in corso, Mourinho se la prende con la giustizia sportiva che avrebbe - a suo dire - usato due pesi e due misure.
Come è possibile, si è chiesto Mou, che il mio gesto delle manette nei confronti di un arbitro sia stato considerato gravissimo e quello dei pollici di Totti multabile solo con ammenda? E come è possibile che Radu non abbia avuto alcuna giornata di sospensione per un calcio a gioco fermo (anzi terminato) se non con la spiegazione che il laziale potrà così essere preziosamente utilizzato nella partita contro l’Inter? Il campionato italiano, prosegue ironizzando l’allenatore dell’Inter, non finisce mai di stupirmi. Ecco Mou, bravo, stupisciti. E sappi che ancora non hai finito con le sorprese. Sappi che per decenni ci siamo stupiti, noi romanisti, degli arbitri che venivano mandati all’Olimpico nelle partite decisive. E attoniti abbiamo assistito per secoli a punizioni, rigori contro, reti regolari annullate e fuorigiochi inesistenti fischiati contro.
Campionati questi si falsati e pilotati. Siamo stati zitti quasi sempre. Poi, abbiamo alzato la voce sul caso Turone. Poi abbiamo costruito una squadra da primi posti e una mentalità vincente. Oggi che ti posso paternalmente carezzare la testa dall’alto, caro Mou, ti dico a nome di tutti i giallorossi che ti conviene non esagerare con le parole. Qualcuno spieghi a Mourinho, lo faccia Suarez o Mazzola non so, che auspicare la galera per un arbitro non è la stessa cosa che cazzeggiare con i propri tifosi sfottendo quelli avversari.





Quelle di questo derby sono emozioni che solo questa città riesce a regalarti.
Sensazioni che chi non è Romano fatica a capire. Così come non può capire la nostra spietata ironia che è alla base della rivalità cittadina. E’ il bello del derby, quello che lo rende diverso da ogni altra partita. Penso ad esempio al gesto del “pollice verso” di Totti sotto la Sud. Gesto goliardico e assolutamente non offensivo. Rivolto a suoi tifosi. E preso a pretesto dall’allenatore biancoazzurro Reja per cercare di coprire i suoi limiti e quelli della sua squadra. Usato da tanti tifosi laziali per trovare un obiettivo, Totti, su cui concentrare e sfogare la frustrazione per un derby perso malamente e per una stagione disastrosa. Ingigantito da giocatori mediocri come Baronio e Radu nel tentativo di coprire l’incolmabile differenza tecnica fra loro e i nostri. 
 
Gli stessi giocatori della Lazio che a guardar bene per caricarsi prima della partita negli spogliatoi fissavano la foto del capitano con il pollice verso dopo il derby d’andata. Loro che sotto la maglia domenica indossavano una T-shirt con scritto “Scudetto: game over”. Scritta che avrebbero dovuto esibire in caso di vittoria ma che, dopo aver concentrato il finale di una stagione fallimentare unicamente sulla speranza di farci uno “sgambetto” sembra descrivere perfettamente la loro situazione. I laziali come da tradizione rosicano, niente di nuovo. Quella che però trovo intollerabile è la cattiva informazione resa da testate giornalistiche nazionali subito dopo la stracittadina. Purtroppo al termine della partita ci sono stati episodi di violenza, è triste cronaca. La pagina brutta di questo derby. Ma questi episodi, sia chiaro, non hanno nulla a che fare con il gesto del capitano. Se non che alcuni giornalisti con ricostruzioni fantasiose, enfatizzazioni spinte all’inverosimile e moralismi da quattro solidi hanno cercato in tutti i modi di attribuirli a Totti ed al suo “pollice verso”. Sono gli stessi “giornalistucoli” che non hanno parlato nè degli scontri avvenuti pochi giorni fa a Genova in occasione del derby, né tantomeno di quelli dopo Cagliari-Milan.
 
Voci asservite e devote all’interpretazione della realtà che più conviene a loro padrone. Sono gli stessi che tenteranno di salire sul “carro dei vincitori” qualora le cose dovessero andare come tutti ci auguriamo. Già adesso sul “carro dei Romanisti” siamo sempre più stretti e lo spazio inizia a scarseggiare. In molti dopo aver massacrato la squadra, deriso la dirigenza e messo in dubbio il valore dell’organico adesso si vedono costretti a salire a bordo per non sfiorare il ridicolo. Sicuramente a fare posto a quelli che si sono scoperti tifosi nelle ultime ore non devono essere Totti e De Rossi. Mi spiego meglio: nel derby Ranieri ha dimostrato per l’ennesima volta di essere un uomo con gli attributi, capace di prendere decisioni difficili e impopolari. Capace di tenere fuori nella ripresa Totti e De Rossi. Scelta che però,sfortunatamente per i nemici della Roma, si è rivelata azzeccata. Quindi ora il mirino dei detrattori si è spostato sui due giocatori simbolo. Francesco e Daniele sono si due bandiere, ma sono soprattutto due campioni. Non vorrei che per sottolineare il loro attaccamento alla maglia venisse a volte messo in secondo piano il loro indiscutibile talento. Francesco con i suoi 21 gol in 26 partite ufficiali, sta recuperando da un fastidioso e lungo infortunio e presto tornerà ad essere il più forte di tutti.
 
Daniele ha già totalizzato 43 presenze stagionali solo con la Roma. Senza mai risparmiarsi. Senza fare calcoli sui Mondiali che lo attendono a giugno. Sicuramente ha pagato l’impatto emotivo con il derby, ma stiamo parlando di uno dei più forti centrocampisti al mondo. Lo dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, il fatto che lo corteggiano tutti i club Europei che contano. Sembra banale e scontato ricordare il valore di Totti e De Rossi, ma purtroppo c’è chi li aspetta al varco e non vede l’ora di poter mettere in discussione questi due straordinari campioni. C’è chi non ha mai digerito la loro grandezza ed il loro attaccamento ai colori giallorossi.
D’altronde il mediocre è proprio colui che, non sopportando la grandezza altrui, piuttosto che sognare di elevarsi spera che siano gli altri a cadere.







Un tale con la barbetta, che credo abbia qualcosa da spartire con il canale televisivo dell’Inter, ha suggerito con aria pensosa, sempre a Controcampo, un confronto tra Totti e Balotelli, che per aver risposto con un applauso ironico ai cori razzisti nei suoi confronti è stato sanzionato: non sarà il caso, per il rispetto delle regole e per il bene del calcio, si capisce, di sanzionare pure il capitano, e chissenefrega se Totti stava festeggiando con la sua gente, e non rispondendo a delle (seppur disgustose) contestazioni dei tifosi avversari? A quanto pare, non sono soltanto i laziali a rosicare. Buon segno. Non succede. Ma, se succede, prepariamoci ad ascoltare, con viva soddisfazione, il più grande coro di rosicanti della storia.




E I GESTI dell’ombrello di Giordano e Chinaglia? E i calci a tradimento di Manfredonia? E le provocazioni di Bergodi? E Di Canio? Hanno dimenticato tutto in un colpo solo i laziali, che nel dopo partita parlano solo del gesto di Totti, pollice verso (come da coreografia), peraltro rivolto verso la Curva Sud. C’è un motivo per quel gesto. E’ la risposta a Roberto Baronio, capitano della Lazio all’andata (loro cambiano capitani in continuazione), che gli ha fatto lo stesso gesto subito dopo la fine della partita dicendogli anche «sei finito». Intanto Reja invoca «dieci giornale di squalifica» e se la prende con Tagliavento: «A Toni ha concesso tutto». La chiusura è una perla: «A parte il rigore e la punizione, non hanno fatto tiri in porta». Basta quello. In tarda serata, ecco la risposta di Totti: «Vittoria sofferta ma bellissima. Questo derby è stato una partita dai due volti e i festeggiamenti un vero spettacolo. Visto l’andamento della partita, dopo il fischio finale mi sono lasciato travolgere dall’atmosfera caldissima del trionfo. Non volevo comunque offendere nessuno e chiedo scusa se qualcuno può essere stato toccato dal mio modo di gioire per il risultato con i compagni e i tifosi. D’altra parte, la stracittadina tra noi e la Lazio è anche questo. E chi è di Roma lo sa bene. Io per primo, non me la sono presa quando in settimana, a Formello, qualcuno ha utilizzato la mia foto in maniera pungente per caricare i nostri avversari. Inoltre in passato tanti giocatori, anche biancocelesti, sono stati protagonisti di sfottò sopra le righe e festeggiamenti decisamente appariscenti. La verità è che le esultanze e il sarcasmo bonario al termine della partita, fanno parte del gioco e del clima vissuto dalla città intera per questa sfida sentitissima



12/4/2010

Inviti a casa e regali al designatore
Moratti e l'ultimo veleno di Calcipoli



Domani a Napoli nuove telefonate.
E lui attende un'inchiesta su Ayroldi

LAURA BANDINELLI ed EMANUELE RIGHI

I presentimenti del presidente Massimo Moratti si sono trasformati in un
incubo: «Non sarebbe simpatico se non fossimo più primi», aveva dichiarato
prima della sfida con la Fiorentina. E invece, ecco lo scenario che nessun
nerazzurro avrebbe voluto vedere: dopo sei mesi di dominio l'Inter ha perso
la vetta. Le cose poco simpatiche non finiscono qui: domani a Napoli gli
avvocati di Moggi hanno in serbo un'altra brutta sorpresa.

Il consulente della difesa dell'ex dg bianconero, Nicola Penta, ha infatti
fornito un'anticipazione su un'intercettazione dove «un presidente di una
grande società», nella telefonata con un designatore, lo invita a passare a
casa dell'azionista di maggioranza perché «ha un regalo da darti». Verrà
chiesta la trascrizione sia di questa telefonata che delle altre uscite sui
giornali. Sempre da fonti vicine alla difesa si è appreso che i periti di
parte ascolteranno tremila telefonate, del 2004 e 2005, sul numero di Luciano
Moggi. Così si scoprirà chi telefonava e cosa chiedeva.

La settimana orribile dell'Inter è appena iniziata. L'esito della stagione
nerazzurra verrà decisa nei prossimi giorni. Appuntamenti per cuori forti:
domani oltre al processo è prevista la semifinale contro la Fiorentina,
venerdì al Meazza arriverà la Juventus e 4 giorni dopo sarà di scena il
Barcellona. Moratti oltre ad essere preoccupato è anche arrabbiato. Come
prima mossa ha congelato tutti i rinnovi contrattuali e alla squadra ha già
fatto sapere che esige massima concentrazione e disciplina. Ci sono casi
all'interno dello spogliatoio da risolvere immediatamente: il più eclatante è
quello di Julio Cesar che dal giorno del misterioso incidente in macchina (la
notte del 21 febbraio) ha inanellato prestazioni imbarazzanti.

Anche Mourinho è sotto pressione. Finora ha punito quasi esclusivamente
Balotelli, perdonando invece altri giocatori che hanno saltato allenamenti e
fatto ritardi ingiustificati. Da adesso in poi non ci saranno figli e
figliastri. La società nel frattempo cercherà di tutelare la squadra nelle
sedi più opportune. Sabato a Firenze Mou ha protestato perché a fine partita
ha visto il guardalinee Ayroldi festeggiare e ha subito pensato a un
complotto. Da ambienti Aia si è appreso che l'esultanza non era legata al
risultato sul campo di Inter-Fiorentina, Ayroldi e l'altro assistente erano
semplicemente felici di aver azzeccato le decisioni più delicate del match.

Pochi secondi prima, infatti, avevano ricevuto via auricolare i complimenti
di Bergonzi. L'Inter però non è convinta di questa versione e si aspetta che
la procura federale apra almeno un fascicolo. Ipotesi alquanto remota.
Moratti e Mourinho, se nulla accadrà, si sentiranno ancora una volta soli
contro tutti. In effetti, intorno all'Inter si è creato un dilagante clima
d'antipatia. I tifosi bianconeri, ad esempio, si stanno attrezzando per
confezionare la risposta alla maglietta nerazzurra di un anno fa dove c'era
scritta la famosa frase dello Special One «Zero Tituli». Se l'Inter dovesse
perdere tutti i tre obiettivi e risultasse implicata nel Processo di Napoli,
la risposta a Mou sarebbe ancora più impietosa: «Meno un titulo».







Lo so che è un attacco retorico, lo so che non dovrei farlo, ma lo scrivo come ce l’ho nel cuore: la partita di ieri ci conduce a un passo dalla Storia.  Quella del calcio, certo, ma con la S maiuscola. La Roma nostra, corona una rincorsa formidabile con una gara perfetta, contro una squadra di picchiatori cui un pessimo arbitro ha concesso di menare come fabbri.  Neppure questo è bastato e Mou mo’ è meglio che stia "mouto", anche se a un certo punto sembrava volesse entrare in campo per menare pure lui.  Ho capito come sarebbe finita quando il tabellone segnava l’85esimo e in campo non è entrato un giocatore: è entrato Francesco Totti.  Dice: ma quante palle vuoi che possa giocare in pochi minuti? Ah, povere anime perse , credete forse ch’io m’abbassi a parlare di quisquiglie e pinzillachere in una notte così? Che stia li a contar assist, passaggi, tiri in porta?  Io parlo d’altro, sto parlando di puro spirito. Se egli non fosse amato dagli dei del pallone, poveri miscredenti, sapreste spiegarmi chi altrimenti avrebbe guidato tre, dico tre, palloni interisti a infrangersi contro i pali della porta giallorossa?  Nel magico ritorno del Capitano, ad accompagnare la Roma in questo superbo finale di campionato non sentite aleggiare lo Spirito del Calcio? Di Eupalla come scriveva il sommo Brera? Non vedevate quella palla andare finalmente dove era giusto che andasse guidata da una forza soprannaturale che finalmente ha indicato alla Bellezza la via per sconfiggere la Forza Bruta?  Non freniamo ora quell’emozione che si sente correre per ogni dove, qui in Città, che ci prende alla gola e s’insinua nell’animo di un popolo in festa.  Godiamoci questa notte da lupi



MOGGI SCATENATO! - SE FOSSE SUCCESSO A UN’AVVERSARIA DELLA NOSTRA JUVE QUELLO CHE È CAPITATO AL CHIEVO E AL SIENA CONTRO L’INTER SAREBBERO SCATTATE INTERROGAZIONI PARLAMENTARI. QUESTO SAREBBE IL NUOVO CALCIO PULITO? – MURINHO? UN DILETTANTE ALLO SBARAGLIO CON UN CULO COSÌ – ROMA IN CHAMPIONS CON TONI E TOTTI - I DIRIGENTI JUVE STANNO DISTRUGGENDO UN PATRIMONIO DEL CALCIO ITALIANO…







OPERAZIONE OFF SIDE 1P.

OPERAZIONE OFF SIDE 1P.



OPERAZIONE OFF SIDE 2P.

OPERAZIONE OFF SIDE 2P.



intercettazioni:


http://www.ju29ro.com/audio.html




24-01-2010
Chi non salta è un romano di m....». Non sono razzisti? O i cori offensivi sono solo quelli contro Balotelli?
Quando gli juventini cantano «



AHAHAHAHAHAH CI RISIAMO, DOPO LAPO, L'APE...

Il tribunale nazionale antidoping ha squalificato per due mesi i medici della Juventus Bartolomeo Goitre e Luca Stefanini per il 'caso Cannavaro'. I due dottori erano stati coinvolti all'inizio di ottobre nella vicenda: il difensore azzurro risultò positivo al cortisone, dopo avere presentato alla vigilia di Roma-Juve una richiesta di esenzione per emergenza (era stato punto da una vespa), incompleta però nella documentazione.
Il caso era stato archiviato, come da richiesta del capo della procura antidoping del Coni, Ettore Torri. Lo scorso 26 novembre i due medici sono stati deferiti dalla stessa procura con richiesta di tre mesi di squalifica. Stamattina la sentenza del tribunale nazionale antidoping che ha squalificato i due medici per 60 giorni.
 Il club bianconero «
prende atto della sentenza del tribunale nazionale antidoping, ma rimane ferma nella propria convinzione che i dottori Goitre e Stefanini abbiano offerto la massima collaborazione alle istituzioni sportive competenti». Questo breve comunicato della società bianconera segue alla squalifica comminata ai sanitari juventini per il «pasticcio» relativo alle analisi di Cannavaro






Mourinho, che è abbastanza presuntuosetto, veniva a Roma a vedere gli allenamenti di Spalletti. E questo deve essere ricordato. Patrick Vom Bruck, Centro Suono Sport




«Calciopoli? Il marcio non è venuto a galla»

«Da juventino avrei voluto vedere la Juventus in serie C. Il processo di primo grado di Calciopoli avrebbe potuto costituire un momento cardine, fondamentale, per l’intero sistema calcio, malato e avvelenato da personaggi di dubbio gusto, dai furbetti del quartierino e da gente come Moggi. Poi ci fu quell’incredibile e vergognoso condono che fece diventare tutto una farsa. Ma non lo fecero per salvare la Juve, non ci cascate. I bianconeri erano in quel momento il capro espiatorio, un fuscello nelle mani di chi avrebbe dovuto imprimere la pena severa e simbolica. Quell’assurdo “condono” fu fatto per salvare il Milan: Berlusconi e Galliani si misero di traverso con tutte le loro forze per scongiurare la B e, soprattutto, per fare in modo di ritrovarsi anche nelle coppe europee. Fu uno scandalo nello scandalo».



EDITORIALE | 22-10-2009 - ore 14:47



Il torinese scontentò tutti fischiando a raffica e ammonendo a più non posso. Poi si scusò dicendo che la situazione gli era sfuggita di mano. Un difetto nel quale incappa troppo spesso (ricordate il derby genovese del passato campionato con più di 50 falli fischiati?) e che pure domenica sera lo ha portato a chiudere il match con 9 ammoniti e un espulso. Milan-Roma, già, un match che per lui non era affatto una novità, tanto che lo cominciò a dirigere al termine della succitata stagione 2002-03, nella finali di ritorno di Coppa Italia del 31 maggio 2003. Dopo aver espulso Totti e mostrò il rosso a Cassano, reo di aver protestato dopo aver subito un fallo da Laursen non fischiato. Alla vista del cartellino il barese andò su tutte le furie e uscì dal campo mostrandogli le corna. Fu l'inizio dei guai tra la Roma e il torinese a San Siro, anche se dopo quella sera a Milano con lui ha vinto 3-2 con l'Inter il 26 ottobre 2005, 1-0 col Milan il 28 ottobre 2007 (con rigore fallito da De Rossi) e 1-0 in Supercoppa con i nerazzurri il 19-8-2007, con un penalty stavolta segnato dallo stesso De Rossi in una gara nella quale alla Roma ne dovevano essere dati almeno altri due. Perrotta disse «così ci fate perdere la partita» e Rosetti gli mostrò il rosso»un attimo prima del suo ingresso in campo dalla panchina. Ma l'espulsione più clamorosa resta quella di Mexes in Inter-Roma del 27 febbraio 2008. Sull'1-0 per la Roma il francese venne prima ammonito per aver tagliato il campo mentre rientrava dopo essere stato fuori per infortunio e poi ri-ammonito ed espulso per un fallo non commesso. Quindi l'Inter pareggiò con Zanetti: sviste decisive in ottica scudetto. Da quella sera tra Rosetti e Mexes sono state spesso scintille, con quest'ultimo che nel finale della gara persa 3-2 a Catania prima del Natale 2008 perse le staffe. Il torinese, sbagliando, gli risparmiò il rosso, mentre a Reggio Calabria, lo scorso 1 febbraio, gli fischiò contro un rigore per un fallo su Corradi. In Samp-Roma 2-2 del torneo passato, poi, assegnò un penalty alla Roma per fallo su Tonetto del già ammonito Padalino, che andava espulso. Ma lui sbagliò persona e anziché lasciare i doriani in dieci ammonì Lucchini. Rosetti non è un arbitro gradito alla società giallorossa che non può però dirlo «ufficialmente». Non a caso l'ultima sua direzione all'Olimpico risale al dicembre 2006 (il derby vinto 3-0 dalla Lazio), un mese prima l'ultima direzione con la Roma società ospitante nella partita con la Fiorentina finita 3-1. I giallorossi non vincono in campinato con Rosetti dall' 1-0 in casa del Genoa del 24 novembre 2007. Quasi due anni fa!



La Roma furiosa, anzi furibonda, prova stasera a dimenticare il sorriso  balordo di Rosetti nell'incanto del Craven Cottage, lo stadio-salotto di  Mohamed Al Fayed, il signore dei mitici magazzini Harrods, il primo miliardario straniero a togliersi lo sfizio di acquistare un club inglese. Lo fa all'ombra della determinazione di Claudio Ranieri, che a Londra ha una casa non lontano dal piccolo tempio del Fulham e a San Siro ha fatto da apripista all'innovativo sfogo di Rosella Sensi, rimasta a casa a differenza del diesse Pradé, partito regolarmente con la squadra. Speriamo che concretezza dell'allenatore in perfetta sintonia col presidente ("Ha ragione: il patrimonio Roma va difeso ad ogni costo") basti a dare dignità a questa Champions dei poveri che accende il giusto - non moltissimo, quindi - la fantasia tifosa. I precedenti, Basilea su tutti, non incoraggiano l'ottimismo dedicatoci dal tecnico inglese, il navigatissimo Roy Hodgson, che ha definito la Roma la squadra favorita per la vittoria finale in Europa League. Noi che conosciamo un po' meglio la realtà giallorossa ci sentiamo magari propensi a una maggiore cautela: Totti non è partito, afflitto dai guai al ginocchio e dai soliti misteri; di Juan si sono perse le tracce; Doni è in piena convalescenza; Cicinho è sempre rotondo come un abbacchietto; la banda nel suo complesso, il caricatissimo Menez a parte, non sembra vivere una fase di splendore fisico e, alla faccia del turnover, già comincia a chiedere gli straordinari a più di un elemento (da Riise a Burdisso, da De Rossi a Pizarro).
In ballo, orgoglio a parte, forse non c'è granché. Ma forte è la curiosità di verificare le capacità di reazione del gruppo di fronte all'ultima clamorosa ingiustizia subìta. Di nuovo, c'è l'atteggiamento del presidente, finalmente tornato a mostrare una grinta degna di papà e mamma. Basterà a scuoterci dalla rabbia che, a distanza di tre giorni buoni, ancora ci rode dentro?



Alla vecchia di Torino hanno ripreso Bettega. Sono due le cose. Se Bettega è pulito, vuole dire che non sapeva nulla di ciò che facevano i “colleghi” Moggi e Giraudo e dunque è un imbecille che non vede passare le renne ad agosto, se invece vale il contrario, sporcato per sporcato, lo stile Juve, valeva la pena riprendersi il vate di calciopoli, almeno di pallone ci capisce. Non credo che il bianco Bettega li salverà dal processo di deterioramento, a meno che non arrivi Hiddink e allora saranno dolori per tutti. Quello è bravo. Il Milan, sull’onda dell’ottimo arbitro Rosetti, ha preso più punti di quelli che merita, frenando la nostra crescita (che bravo Rosetti, due piccioni con una fava!).








(EDITORIALE – IL SOLITO ROSETTI, RIMPIANTO GIALLOROSSO – FORZA-ROMA.COM) – La Roma torna a mani vuote da Milano. Dopo i primi quarantacinque minuti di giuoco, nessuno, neanche Galliani e soci, avrebbe pensato ad un epilogo così generoso nei confronti del Milan e così avverso alla Roma che meritava senza alcuna ombra di dubbio la vittoria. Alla fine è chiaro che il nervosismo per l’ennesimo Rosetti contro la Roma, ha fatto andare su tutte le furie anche lo stesso Ranieri. Un metro di valutazione a favore del Milan: il rigore su Menez ed il presunto fallo di Burdisso su Nesta, Rosetti con queste due interpretazioni per la terza volta consecutiva a Milano penalizza oltremodo la Roma che esce dalla sfida di Milano con tanta amarezza ed un pugno di mosche. La gara di Milano doveva far destreggiare la Roma fra le maglie dell’incertezza sul proprio cammino, la sfida della verità giallorossa, una Roma che orfana di Totti doveva dimostrare il proprio valore. Milano ha gridato che la Roma c’è, con tanto di pregi e con ancora dei difetti da estirpare. La prima sconfitta dell’era Ranieri giunge con tanto di alibi da raccontare e con qualche veleno: qualcuno sapeva che a Milano con Rosetti andava a finire in questa maniera. Rigore non concesso alla Roma, quello assegnato al Milan, l’esiguo recupero dopo nove ammonizioni e cinque sostituzioni è sembrato una gran presa per i fondelli per tutto il popolo giallorosso. Anche la Sensi ha alzato la voce: mi sà tanto che Rosetti questa volta l’ha combinata proprio grossa. Un consiglio alla Roma e a Ranieri: non cullatevi sui madornali errori arbitrali anche voi avete le vostre colpe, certe partite si devono chiudere 0-3 e tutti a casa.






Zio Claudio ha fatto strike domenica sera in tivù. Bello, cazzuto, sintetico e definitivo come certi sfregi sui muri. Lo dice uno che si è asciugato un paio di furtive lacrime quando Luciano ha detto “ciao”. Uno che ha buttato sangue dal capezzolo quando, sempre zio Claudio, al suo esordio a Trigoria non ha trovato di meglio che farci sapere: “Sapete che nuova c’è? Scordatevi il bel gioco”. Che era poi come dire scordatevi Spalletti. Ma come, testaccione, il bel gioco è, era, l’unica cosa che avevamo, poiché di vincere non se ne parla con questi chiari di luna!
Noi Spalletti ce l’avremo sempre in qualche anfratto del cuore ma da domenica sera abbiamo cominciato a dimenticarlo. Merito tutto di Ranieri. Dell’uomo di Certaldo ci piaceva quasi tutto. Non ci piacevano due cose: quel suo nascondersi troppo sovente nelle nebbie di una sintassi da capogiro per quanto faticosa, involuta e democristiana e la sua evidente faccionaggine da telecamera. Quel suo darsi di gomito con Ilaria come se fosse Ilary e con Massimo Mauro come se fosse Walter Cronkite.
Ranieri sembrava domenica sera la reincarnazione del generale Patton. Poche parole, quelle giuste, nessuna perifrasi. Teso ma non cupo, sobrio ma non banale. Perfetto nel vestire la rabbia e l’orgoglio di essere romanisti quella sera, alle 22 e 30, dopo lo show ragliante di Rosetti delitti perfetti.
Voto dieci con lode a Ranieri. Anche perché non ce lo ricordavamo così. Quello intravisto (e massacrato) a Torino, ma anche prima a Parma, a Londra e a Valencia, sembrava un uomo soggiogato dal mito dell’educazione e delle braccia conserte, destinato a prendere schiaffi persino da Mourinho. Si capisce che Testaccio, dopo averlo al mondo, ora lo ha posseduto. Meglio così, meglio per noi. Il suo esempio deve aver contagiato anche la signora Sensi che ha scoperto meglio tardi che mai il gusto delle barricate dopo aver praticato il masochismo dei silenzi. Peccato solo una cosa. Che le sue grida vengono dal loggione. Rumorose ma ininfluenti. Se Galliani la chiama per tirarle le orecchie, lei le orecchie è costretta a farsele tirare. E dunque, viva Ranieri!






19-10-2009

Rosetti è un grande amico di Galliani. Questa è una notizia che non vuol dir niente. Però, per natura siamo maliziosi…
Stefano Petrucci




SCIPPO A SAN SIRO
MILAN-ROMA 2-1

Furto a San Siro. Furto vero. Il Milan si impone 2-1, ma il gol dell'1-1 è frutto di clamoroso regalo di Rosetti, che nella ripresa concede un rigore dopo un intervento sulla palla di Burdisso. L'ex interista anticipa Nesta, spedendo la palla in angolo. Dal dischetto, Ronaldinho non sbaglia e qualche minuto dopo arriva la beffa: Pato prende in velocità Riise e raddoppia. Una rapina.




Il Milan batte la Roma 2-1: è tutta una vergogna.
"Per quanto sia un eccellente arbitro internazionale, Rosetti con la Roma sbaglia troppo spesso".
"La partita è stata condizionata dall'arbitro"
"Rosetti lancia il Milan"
«Siamo stanchi di essere presi in giro»
All'uscita dal campo Pizarro ha distrutto il cartellone che si usa durante le interviste. «Se parlassi mi darebbero 10 anni di squalifica», dice sconsolato. Tutti i giallorossi sono visibilmente amareggiati. «Siamo stanchi di prenderla in quel posto - commenta Menez - anche a Genova era successa la stessa cosa (il riferimento alla mancata espulsione di Biava ndr) non se ne può più. Il rigore su di me? Certo che c'era». Mexes non è da meno. «Ci sono episodi sui quali non possiamo fare nulla. Uno cerca di fare bene una gara che poi è condizionata. Siamo arrabbiati». Il riferimento all'arbitro Rosetti è evidente. «Le persone che sono messe a dirigere le partite dovrebbero essere competenti».




17-07-2009


CORSPORT - Mario Balotelli non la smette con le provocazioni. In un'intervista, alla dom

Mourinho e Balotelli, due esseri che meriterebbero di stare lontano dai campi di giuoco, perchè ammesso e concesso che i due siano bravi, il calcio italiano non ha bisogno di questi due individui, il mondo del calcio deve riflettere, le esasperazioni sono da condannare, se i protagonisti sono quelli che guadagnano fino a 450.000 euro al mese, la rabbia cresce. Ieri sera il pubblico romanista è stato offeso da Balotelli prima, simulatore e maleducato, poi è toccato a Mourinho, intervistato si è lasciato andare con la sua eterna provocazione, ha parlato male dell’arbitraggio, ritenendo la sua Inter, penalizzata, in occasione del terzo goal di Brighi, ha volutamente cercato di fare passare la Roma, Spalletti ed i tifosi giallorossi per coglioni, ma andasse a quel paese. Mourinho e Balotelli sono esseri da circo, viene da ridere sentirli parlare e vederli in campo, Balotelli ha avuto un atteggiamento increscioso, ha provocato i tifosi della Roma, ha sfottuto Panucci dopo il rigore senza che nessun compagno di squadra lo abbia redarguito, parliamo di non mandare i tifosi in trasferta, e certi individui sono autorizzati ad aizzare gli animi, se dal settore dei tifo giallorosso fosse volato un oggetto all’indirizzo, la stampa avrebbe condannato la Roma, con la squalifica del campo, mentre il provocatore sarebbe uscito dalla situazione come vittima. Mourinho a fine gara parla di fair play, ridicolo, assieme al suo calciatore, basta, siamo stanchi di vedere questi atteggiamenti, Balotelli antisportivo in tutto e per tutto, Mourinho molto di più, un allenatore doveva chiedere scusa per l’episodio increscioso dell’attaccante ma evidentemente la cultura dei due è troppo inferiore agli standard italiani, andrebbero isolati senza mezzi termini, alziamo la voce e chiediamo in coro che l’Italia non ha bisogno di gente come Mourinho e Balotelli, per noi andrebbero RADIATI senza mezze misure.


Rosella Sensi non ha detto nulla su Inter-Roma, l’ennesimo torto arbitrale, l’ennesimo furto ben confezionato dai nerazzurri di Moratti con la complicità dell’arbitro Rizzoli. La presidentessa Sensi, che dopo Inter-Roma di Coppa Italia, aveva in un certo qual modo alzato la voce, oggi non ha aperto bocca sull’incresciosa condotta arbitrale, almeno ufficialmente, qualcuno conferma che la Sensi qualche tiratina di orecchie per telefono l’ha fatta, pubblicamente Rosella Sensi non ha fiatato, è vero che alla fine non serve a nulla, noi tifosi, però abbiamo il diritto di avere la società al fianco, nell’ennesimo torto subito in Inter-Roma. Franco Sensi avrebbe tuonato parole forti contro il sistema, contro chi detiene lo scettro del potere del calcio italiano, soprattutto dopo che Moratti, in maniera meschina, ieri ha confermato, falso e bugiardo come i suoi tesserati, l’esistenza del rigore su Balotelli. Lì è un pò mancata la Sensi, non ce ne voglia, ma i tifosi che si stanno mobilitando contro i favori all’Inter, desiderano avere l’appoggio della società As Roma, le battaglie si combattono in sinergia, noi siamo la parte lesa, quella che ne è uscita più sconfitta, quella parte che ha voglia di farsi giustizia, contro l’ennesima vergogna consumata in quel di San Siro. Cara Rosella se ci sei batti un colpo…



La Roma è la migliore formazione italiana, il Manchester United è il miglior club del mondo. A stabilirlo è l'Iffhs, Istituto mondiale di storia e statistica del calcio che per stilare la sua graduatoria ha preso in considerazione tutti i risultati ottenuti dalla varie squadre nel periodo che va dall'1 marzo 2008 al 27 febbraio 2009. Il Manchester United ha un quoziente di 302, e precede un'altra squadra inglese, il Liverpool, secondo con 267. Terzo il Boca Juniors con 263. Prima delle italiane rimane la Roma, che però esce dalla 'top ten' scendendo dal nono al 12/mo posto. La squadra giallorossa precede di una posizione la Juventus, mentre l'Inter è solo 16/ma ed il Milan soltanto 38/mo, alla pari con Cska Mosca, Deportivo La Coruna, Villarreal e Manchester City. Primo club non europeo o del continente americano è il giapponese Gamba Osaka, piazzato al 22/mo posto.




TOTTI: "Il rigore? Come sempre non ho parole"
01.03.2009

Protesta a fine partita anche Francesco Totti costretto a guardare il match di San Siro dalla tribuna: « Il rigore? Come sempre, senza parole. Niente di nuovo. In tribuna si è visto pure meglio».  Curioso ed emblematico il siparietto che ha visto protagonista proprio il Capitano e Capitan Futuro. Durante l'intervista di De Rossi a Sky,  Totti fuori onda suggerisce al compagno "Dillo, protesta! La devono smettere di fare le solite cose. Siamo stufi...". Il giornalista di Sky ha tentato poi di farlo intervenire in diretta, ma a quel punto il numero 10 giallorosso è andato via.

DE ROSSI: "Il calcio italiano ha qualcosa di poco chiaro"
01.03.2009 23.29
Parole forti, fortissime quelle di Capitan Futuro rilasciate a Roma Channel, parole destinate a destare una lunga scia di polemiche.  “Non è possibile, quando entriamo allo stadio diciamo “stavolta no, non è possibile”, e invece è possibile. Io non ho ancora rivisto l’episodio - ha detto De Rossi -  ma ero lontano e fischia il rigore, che gli vuoi dire? Non deve fare niente, è una partita finita e lui la riapre, spero per lui che sia scarso e che non lo faccia apposta. Lo stimolo? Di giocare con il cuore per la Roma non me lo leva nessuno, Rizzoli o Collina o la loro banda.
Il centrocampista di Ostia prosegue "La Champions? Sarà sicuramente una partita più limpida anche se oggi saremmo arrivati al 4° posto, è un peccato perché viene sminuito il nostro lavoro per colpa degli arbitri, i ragazzi dell’Inter sono fenomenali, Santon è eccezionale e così sviene sminuito il loro lavoro. Ci abbiamo messo del nostro per essere sesti ma anche quando eravamo secondi l’altro anno è successo qualcosa di molto poco chiaro. Siamo più grandi di questo e dobbiamo continuare a partire da sabato o da martedì che ci dovrà essere la bolgia allo stadio. Andiamo avanti a testa alta. E’ ancora più bello essere romani e romanisti oggi. Non bisogna esagerare, ma il calcio italiano ha qualcosa di poco chiaro e sicuramente le partite del calcio italiano sono le più alterate, io vedo altri campionati e non succede come da noi, bisogna riflettere e capire il perché. Non bisogna collegare Calciopoli ad oggi, servirebbero delle prove, ma è da migliorare quest’aspetto perché c’è gente che soffre per la loro passione”.
 

Costante nerazzurra arbitrale
Inserito alle 9:20 - 2 Marzo 2009

E’una vera e propria costante, Inter-Roma è così e chissà per quanto tempo sarà così. Non c’è Rosetti. che aiuta l’Inter a rimontare il vantaggio della Roma, espellendo ingiustamente Mexes, lo scorso anno le cose andarono in tale direzione, ma al peggio in Inter-Roma non c’è mai fine, e nell’edizione stagionale di Inter-Roma la regola ha avuto la sua conferma, pesante ed incredibilmente scandalosa, con la decisione di Rizzoli deprecabile, che ha condizionato il risultato finale. Vogliamo parlare di calcio prima, poi troveremo il tempo e lo spazio per parlare del vergognoso episodio, la Roma è stata bella, armoniosa a tratti incostrastabile, ha disputato un primo tempo superiore addirittura di quello fatto dal Manchester United, martedì a San Siro. La Roma ha chiuso il primo tempo meritatamente in vantaggio per 2-0, De Rossi e Riise i mattatori, gli altri una spanna superiore agli avversari, brutti ed orribili i nerazzurri, tutto sembrava meno che una squadra capolista del campionato italiano. Nella ripresa la Roma parte con il piglio giusto, a differenza di quanto hanno commentato i signori Caressa e Bergomi su Sky, non sono stati capaci di dire che la Roma alla fine avrebbe meritato la vittoria, dodici azioni da goal, 3 reti senza rigore, a San Siro, è un fatto che và sostazialmente messo in evidenza, i nostri dipendenti, i vari Caressa e Bergomi hanno puntato l’attenzione sul calo della Roma, bugiardi ma tanto bugiardi, negli ultimi 8 minuti la Roma ha creato 3 palle goal con Menez e De Rossi, quei due individui di Sky non sono stati capaci di dichiarare che la Roma, nonostante il pareggio avrebbe meritato qualcosa in più, essendo stata superiore sul piano del gioco all’Inter, lasciamoli perdere, ci illudiamo sempre che al peggio non c’è mai fine ma poi la realtà ci conferma l’eternità di certe scabrose situazioni. La serata ha visto l’ennesimo aiuto all’Inter da parte dell’arbitro, nella fattispecie Rizzoli, che assegna un rigore inesistente a Balotelli, dirà in campo a De Rossi per fallo di Motta, clamoroso, perchè De Rossi toglie il piede e poteva dare l’impressione di aver fatto fallo ma Motta è completamente estraneo e passivo dinanzi la caduta di Balotelli, simulatore e poi maleducato, segna e si rivolge in maniera meschina e provocatoria al settore dei tifosi giallorossi, Panucci cerca di riprenderlo e lui fa il verso e la linguaccia, roba da pazzi, perchè pochi minuti dopo il suo allenatore Josè Mourinho, parla di atteggiamento naif dei suoi, di fair play, bugiardo e falso, grande provocatore, si Mourinho è un provocatore, l’Inter si ritiene una società seria ed onesta, macchè, un’altra società avrebbe redarguito il calciatore e l’allenatore, perchè se un fatto di questo succedeva in altra squadra che non fosse nerazzurra, sarebbe stato messo in croce l’allenatore e il calciatore all’inferno. Vertici svegliatevi, Moggi illecitamente aveva fatto in quella maniera, chissà se Moratti si è creato un sistema tutto suo e particolarmente invisibile, del resto di intercettazioni sono maestri e difficilmente loro possono essere spiati. L’ennesimo errore in Inter-Roma, seguito dalle parole di Daniele De Rossi, scene da libro cuore, frasi toccanti, forti, perchè anche se la vittoria ci è stata tolta ma essere romanisti oggi è ancora più bello.






Roma defraudata, la solita vergogna a San Siro

Inter-Roma, l’ennesimo atto di un copione già visto. La Roma incanta ed ipnotizza l’Inter, nerazzurri in balia dei giallorossi, l’arbitro di turno Rizzoli come Rosetti, aiuta l’Inter, assegnando un rigore inesistente e dando una spinta alla rimonta nerazzurra. Spalletti mette in campo una Roma dignitosissima, il primo tempo dei giallorossi è da spot per il calcio, giocano a memoria, incantano San Siro ed escono alla fine del primo tempo con gli onori. Spalletti ha dato lezione di calcio al collega Mourinho, che potrà dire tutto ma se parliamo di calcio, la Roma gli ha rifilato un lezione d’altri tempi. Nella ripresa Roma e Inter si equivalgono, l’Inter è chiaramente aiutata e spinge un pò di più, le grandi occasioni sono sempre per i giallorossi di Spalletti, fino alla fine la Roma tenterà la via del goal, De Rossi dopo un controllo da cineteca, spreca di sinistro, se avesse fatto il goal del 4-3, non oso immaginare quello che poteva accadere alle mie coronarie, la Roma meritava la vittoria, questa è una certezza, un fatto tecnico che è giusto da evidenziare, la Roma ieri sera a San Siro meritava la vittoria. Non è stata rocambolesca come i suoi avversari, ha giocato palla a terra, ha fatto una grande partita, Spalletti ha vinto il confronto con Mourinho, Rizzoli è stato protagonista in negativo, la Roma non ha vinto perchè l’episodio principe della gara è stato a favore dell’Inter, rigore clamorosamente concesso, Balotelli ha simulato, la prova tv spero che lo mandi a casa, il suo comportamento irriverente e poco sportivo, Mourinho parla di naif, ma mi faccia il piacere, nessuno ha il coraggio di rispondere per le rime, ad un falso ed ipocrita, un mezzo pagliaccio, un addetto ai lavori che provoca e nessuno gli risponde, tranne Luciano Spalletti, del resto neanche a noi piace essere presi per coglioni e caro Mourinho cerca di non sbagliare più a parlare, noi siamo la Roma tu non sei nessuno.







Non semo piagnoni, ma manco fregnoni

"Non semo piagnoni, ma manco fregnoni". E' lo striscione di protesta dell'Airc (Associazione Italiana Roma Club) esposto durante Roma-Palermo. Il messaggio fa riferimento alle sviste arbitrali che hanno danneggiato la squadra di Spalletti in questa stagione. Ultimo, eloquente, caso la partita di coppa Italia persa (non per demeriti della Roma) contro l'Inter per gli errori del fischietto Orsato.





LA JUVE SIETE VOI

STEFANO PETRUCCI
Ora che tutto è finito, resta ancora più difficile far sbollire l’incazzatura. La partita l’avete vista, sapete tutto. Sapete anche che, ora, ci sarà chi canterà la resurrezione interista, la rinascita di Adriano, la spietata concretezza di Ibrahimovic. Noi, invece, cantiamo solo la rabbia contro lo schifo di Orsato, anzi contro l’Orsato di Schifo e tutto quello che l’ennesimo arbitro inguardabile incarna, all’interno di un sistema non da rifondare, ma possibilmente da azzerare del tutto. Stabilito che la formula della Coppa Italia elaborata dai cervelloni della lega, poveri noi, fa schifo almeno quanto Orsato, perché non cambiarle anche il nome? Perché, ad esempio, non chiamarla direttamente Coppa Inter oppure, riecheggiando il ricco triangolare intitolato a Berlusconi, trofeo Moratti?
Per carità, a leggere il tabellone sapientemente studiato per quest’obbrobrio di torneo anche i meno avvertiti si saranno resi conto da tempo che il sogno palese degli organizzatori era quello di confezionare una bella finale Inter-Juventus. Antonio Matarrese, bontà sua, l’ha quasi ammesso, spiegando con la consueta leggerezza che si era fatto in modo di evitare la ripetizione del confronto finale tra Inter e Roma.
    L’ennesima puntata della sfida infinita stavolta si è consumata in effetti nei quarti, novanta minuti secchi salvo appendici, ma a evadere senza troppi scossoni la pratica ha provveduto con puntualità la banda Collina-Gussoni, incarnata ieri notte dall’orrida quaterna guidata da Orsato. Sta di fatto che sull’erba fradicia di San Siro, come già un anno fa in campionato, auspice Javiér Rosetti, non ha vinto la squadra che ha giocato meglio, ma la più protetta, la più sostenuta, la più incoraggiata dai fischi per fiaschi del signore chiamato sulla carta a far rispettare il regolamento. Era netto il fallo da rigore di Burdisso su Vucinic, vera svolta del match: fosse stato concesso, come doveva, quanto meno l’Inter non sarebbe passata sull’1-0 sull’immediato rilancio dell’azione. Ed erano altrettanto netti i fuorigioco di Samuel, che ha invece potuto incornare indisturbato a pochi metri dal guardalinee Pirondini, e di Maicon, avanti a tutti sulla traiettoria della respinta di Artur, nella fasullissima percussione che ha innescato il nuovo, decisivo vantaggio interista.
    Ha sbagliato anche la Roma, per carità. Dormita collettiva della difesa – Juan e soprattutto Riise a russare più degli altri – sul gol di Adriano, lanciato a rete addirittura da un lungo rilancio di Toldo; nessuna reattività sulla ribattuta di Ibrahimovic per il 2-1, dopo la grande opposizione di Artur allo stacco di Samuel.  E, ad essere pignoli e severi fino in fondo, qualche mollezza di troppo anche in attacco, consueta sfiga nei rimpalli a parte, laddove sarebbe magari servita qualche  bastonata in più, piuttosto che i tocchi di fioretto cui tendono a indulgere sempre Vucinic e soci. Ma non c’è confronto, siamo seri, tra il peso degli errori della splendida pattuglia di Spalletti, a lungo padroni assoluti del campo, e quelli commessi impunemente da Orsato e dai suoi orridi collaboratori. Sono stati loro, molto più di Adriano e Ibrahimovic, che ora qualcuno celebrerà come eroi della prima vittoria nerazzurra nel 2009, a spalancare di fatto ai milionarios di Moratti l’autostrada verso la finale del 13 maggio, nel nostro Olimpico (in semifinale troveranno la Samp, capirai).
    Diamo così addio alla stella d’argento, almeno per quest’anno. Ma lasciamo il torneo di cui ci sentivamo legittimamente padroni con più rabbia che rimpianto. Pensiamo al campionato, alla durissima trasferta di Napoli, agli ottavi di Champions che cominciano a profilarsi all’orizzonte. Ma pensiamo anche a difendere i nostri diritti, la qualità della nostra squadra, l’orgoglio dei tifosi che pure ieri hanno fatto sentire con forza la loro voce, nella tana semideserta della squadra che ci ha già beffati senza merito nella volata-scudetto di pochi mesi fa. Ci pensi Rosella Sensi, urlando in pubblico come avrebbe fatto suo padre Franco o semplicemente sussurrando la sua doverosa protesta nella stanza dei bottoni, che può frequentare di diritto – non dimentichiamolo mai – quale vice presidente vicario della stessa lega che ha costruito la buffonata della Coppa Inter prima e quella di ieri sera poi. Di qui a fine stagione ci sono altri traguardi da inseguire, alcuni addirittura fondamentali per il nostro futuro: vorremmo tanto provare a centrarli senza trovarci altri Orsato tra i piedi.




Nello scorso torneo ci guadagnarono più di 10 punti E questo è cominciato nella stessa direzione
Campionato 2007/08
2° Giornata, Empoli-Inter 0-2 (Ayroldi) Rigore non dato 3° Giornata, Inter-Catania 2-0 (Orsato) Gol irregolare 4° Giornata, Livorno-Inter 2-2 (Trefoloni) Rigore non dato 11° Giornata, Juve-Inter 1-1 (Rocchi) Rigore non dato 12° Giornata, Inter-Lazio 3-0 (D'Amato) Rigore generoso 13° Giornata, Inter-Atalanta 2-1 (Banti) Gol irregolare 14° Giornata, Fiorentina-Inter 0-2 (Farina) Gol irregolare 17° Giornata, Inter-Milan 2-1 (Morganti) Rigore non dato 18° Giornata, Siena-Inter 2-3 (Girardi) Rigore non dato 19° Giornata, Inter-Parma 3-2(Gervasoni) Rigore inventato 21° Giornata, Inter-Empoli 1-0 (Tagliavento) Rigore inventato 22° Giornata, Catania-Inter 0-2 (Farina) Gol irregolare 24° Giornata, Sampdoria-Inter 1-1 (Rocchi) Espulsione non data 25° Giornata, Inter-Roma 1-1 (Rosetti) Espulso Mexes, non Burdisso Campionato 2008/09 1° Giornata, Sampdoria-Inter 1-1 (Rosetti) Gol irregolare 8° Giornata, Inter-Genoa 0-0 (Orsato) Mancata espulsione 11° Giornata, Inter-Udinese 1-0 (Morganti) Mancata espulsione 13° Giornata, Inter-Juve 1-0 (Rizzoli) Rigore negato  



inter roma coppa italia 21-01-2009

La Coppa Italia va via in una serata amara per la Roma in terra di briganti interisti, un signorotto, tale Orsato, giovane arbitro, varrà ancora l’adagio come ai tempi di Moggi, che il giovane arbitro agli inizi della carriera non deve mettersi contro chi comanda, altrimenti carriera rovinata sul nascere, consapevole di questa filosofia di un sistema corrotto, sempre e comunque, ci mette del suo per togliere la vittoria alla Roma e consegnarla nelle mani di un Inter, poco superiore di quella apprezzata da tutti a Bergamo, ma che ha avuto nei momenti topici della gara quelle pedate nel sedere da parte di Orsato che hanno, prima del vantaggio di Adriano, incoronato imperatore per una mezza partita fatta, da stampa e giornalisti, quando si tornerà ad avere direttori responsabili veri professionisti, negato a Vucinic un rigore più evidente di quello famoso Ronaldo-Iuliano, e poi nella ripresa dopo il meritato pareggio di Taddei, non annulla il goal di Ibrahimovic, altro beatificazione del popolo dei giornalisti, Mexes killer e Zlatan il calciatore pulito ed onesto massacrato dal terribile difensore francese, il fuorigioco di Samuel era più netto e più evidente di quanti altri episodi sui quali l’Inter ha costruito le proprie fortune. Si, proprio così! L’inter è uscita da calciopoli come vittima del sistema Moggi, esisteva un altro sistema quello di Moratti, le intercettazioni sono una piccola parte, che è rimasto al calduccio, bello e pulito senza che nessuno l’abbia tirato in ballo. Questo sistema ha tolto il portaombrelli dalle mani di chi inseguiva la stella, senza contare che certi fessacchiotti, come credete voi di farci apparire, hanno una mente per pensare e un cuore per tifare, e saremo sempre qui a sostenere la squadra che amiamo, Forza Roma sempre comunque e contro chiunque, sistemi marci e corrotti compresi.

Il calcio è uno sport nobile e dagli atteggiamenti in campo degli atleti, si può capire anche la vita privata e la famiglia di queste persone che scendono in campo in qualsiasi ruolo. Stò parlando dei guardalinee e sopratutto dell’arbitro Orsato che ieri ha messo in luce la sua vita famigliare ed abbiamo capito, senza ombre di dubbio di chi è figlio………è un emerito figlio di……..una classe arbitrale corrotta e suddita di quel sistema che non è morto, forte con i deboli e deboli con i forti, una classe arbitrale che nonostante capeggiata da Collina, uno degli arbitri italiani migliori in assoluto, non recepisce la buona dottrina. Le sviste di ieri sono clamorose, segno che l’Inter doveva vincere per cancellare la brutta sconfitta contro l’Atalanta di Domenica scorsa. Un rigore che più netto non può esistere, un gol, il secondo, viziato da un fuorigioco che non si è voluto vedere, dal canto suo l’Inter ha giocato bene, ha colpito una traversa ha pressato bene il centrocampo, ma la Roma ha fatto una partita bellissima, ha giocato come nei vecchi tempi ed ha messo in difficoltà, la stratosferica Inter dei multimilioni di euro, schiacciandola alcune volte nella propria area. Io penso vivamente che l’Inter non ha bisogno di questo per vincere, perchè il valore della squadra la si vede in campo, invece quella che poteva essere una buona partita, è stata rovinata dalla pochezza degli uomini inetti, senza palle e senza orgoglio umano, servi del potere e viscidi come vermi vestiti di giallo fuorescente. "La Roma è stata grande, e forse meritava di più" sono queste le parole Spalletti replica all’intervista di fine partita e noi siamo con lui, non siamo stati inferiori ed oltre alla sconfitta, dobbiamo essere soddisfatti della partita di ieri e se questo è il preludio, penso vivamente che andremo oltre il 4°posto, ma non dobbiamo mai adagiarsi sugli allori. Con un Vucinic ritrovato ed una Bestia consacrata, Mastrolindo ha messo in campo una buona formazione, con Cichino che spaziava avanti ed indietro, un Juan che con Mexes molto nervoso pasticciano un pò in occasione del primo gol di Adriano, ma è pur vero che il difensore brasiliano della Roma aveva ricevuto il Giallo al primo fallo dopo 2 minuti di gioco. Un Taddei sempre utile sia per i gol ma anche in copertura, ma ancora non ha i 90min sulle gambe. Insomma non c’è da ricriminare nulla e se giochiamo così non ce n’è per nessuno. Missione compiuta quindi, per noi che abbiamo ritrovato la forma, per Orsato che avrà ricevuto i complimenti del presidente neroazzurro e per l’Inter che forse quest’anno vincerà solo la coppa Italia.


LA JUVE SIETE VOI Nello specifico - A San Siro la Roma gioca alla pari con i nerazzurri ma viene penalizzata dallo scandaloso arbitraggio di Orsato e dei suoi assistenti. L’azione del vantaggio nerazzurro di Adriano nasce da un rigore non concesso per fallo su Vucinic (che viene anche ammonito!), il gol decisivo, dopo il pareggio di Taddei, è viziato da un netto fuorigioco di Samuel. Rodrigo: «Sono 4 anni che va così» Spalletti: «Non meritavamo di perdere». Rosella Sensi: «All’Inter non serve vincere in questo modo»
IL CORRIERE DELLO SPORT: ROVINANO ANCHE LA COPPA
Nello specifico – Inter-Roma 2-1: Gol decisivo in netto fuorigioco. Arbitro e guardalinee incidono più di Adriano, Taddei e Ibra. Rigore negato a Vucinic, poi Inter avanti. Dopo l’1-1 la rete irregolare che manda Mourinho in semifinale (sfiderà la Samp che ha vinto a Udine ai rigori)


Come dar torto a mister Spalletti quando ha commentato il secondo vantaggio dei nerazzurri "Il fuorigioco di Samuel sul gol di Ibrahimovic il guardalinee aveva tempo per vederlo". E allora perchè non hanno visto? Non sono da biasimare i giocatori della Roma che al rientro negli spogliatoi hanno espresso tutta la loro rabbia e perplessità nei confronti della mediocre e vergognosa conduzione di gara. "Sono quattro anni che sto alla Roma ed ogni volta che veniamo a Milano accadono questi eposodi" è il rammarico di Rodrigo Taddei. Più duro il cileno David Pizarro "Il gol è in netto fuorigioco. E' capitata un'altra volta questa cosa. Purtoppo siamo usciti da questo torneo. Il tutto ci insegna che se si sta male è meglio fermarsi e non venire a giocare qui visto che succedono queste cose. La Roma ha giocato da Roma. Siamo usciti a testa alta".

QUESTO SILENZIO ASSORDANTE
22.01.2009 Il silenzio al Meazza è assordante. Non stiamo parlando di quei mille tifosi giallorossi che, finita la partita, hanno dovuto aspettare la mezzanotte per uscire dallo stadio, guardando fisso il campo di gioco, teatro ancora di furti – chiamiamolo con il loro nome – a favore dell’Inter. Questo silenzio assordante è degli organi di informazione che subiscono di riflesso, come lo stesso arbitro Orsato, anche loro la sudditanza psicologica. “L’Inter non ha bisogno di questi aiuti”, esclama con tono deciso la presidentessa Rosella Sensi; lo stesso fa intendere Luciano Spalletti, che appoggia pienamente le parole del numero uno giallorosso.
Perché non si parla più del rigore netto sullo zero a zero negato a Mirko Vucinic? Perché non si evidenzia il fuorigioco di Samuel sul gol di Ibrahimovic? Perché non si dice che se l’Inter non avesse usufruito di questi evidenti aiuti – e questa volta andiamo più sul soft – non avrebbe vinto la partita? Perché, perché, perché… Domande a cui non avremo mai risposta. O forse sì, ce l’abbiamo. Lo scorso anno ci siamo visti scippare uno scudetto da sotto il naso che avremmo meritato sul campo. A voi la conclusione.
Questa mattina, facendo la consueta rassegna stampa, vediamo solamente “Il Romanista” e “Il Corriere dello Sport” tra i quotidiani che si schierano verso un calcio più pulito, non quello di ieri sera al Meazza. La stampa asservita al potere è come la classe arbitrale che subisce la sudditanza psicologica. Non si scappa da questo. Un giochino che abbiamo più volte rivisto, proprio come hanno detto Taddei e Pizarro al termine del match
“Non significa piangere, ma rendersi conto che questi errori accadono sempre contro di noi”, commenta il cileno. Parole che mai hanno reso il significato come questa volta. La Roma è uscita a testa alta dallo scempio di ieri sera, mentre qualcuno si diverte a dire che l’Inter è uscita dalla crisi. Se i nerazzurri dovranno essere i futuri campioni d’Italia, il calcio italiano, allora, sta proprio messo bene…



"La Roma meritava lo scudetto". Le parole di Maria Sensi, intervenuta questa mattina in diretta radiofonica a "Te la do io Tokyo" celebre trasmissione del grande Marione. Per fare un breve bilancio di fine anno: "Il 2008 non è stato positivo, nè per la famiglia e neppure per la squadra. La Roma meritava lo scudetto, un regalo anche per il suo presidente Franco Sensi. C’era un centenario da onorare e da rispettare, però. Così è stato"




E’ venuto a trovarci il capitano TOTTI

Due anni e mezzo fa c’Ë stato il ciclone di Calciopoli. Oggi le sembra che sia cambiato qualche cosa?
´Niente. La sudditanza degli arbitri c’Ë ancora, c’Ë poco da fare

Cosa si puÚ fare per risolvere questo problema?
´Credo non ci sia niente da fare. Il calcio, purtroppo, Ë questo

Queste sue parole sono dettate anche dal≠l’esito dello scorso campionato?
´Io ne avevo parlato già nella passata stagione...

L’ultimo scudetto doveva vincerlo quindi la Roma?
´SÏ. A cinque, sei giornate dalla fine dove≠vamo essere gi‡ campioni d’Italia. Poi se uno vuole negare l’evidenza, faccia pure.





Era già tutto previsto.

Senza voler fare inutili moralismi, in una società dove si vota per Galliani, si dimenticano i torti di Moggi, si accettano prebende da Carraro, non c'era più posto per Franco Baldini e la sua voglia di un calcio migliore.
Per questo dico che forse la cosa più triste, in questo momento, non è l'addio, purtroppo annunciato, di un grande dirigente che rimpiangeremo sicuramente, ma il comunicato, fatemelo dire, ingrato, con cui la società ha «preso atto» delle dimissioni di un suo «consulente di mercato».Un tentativo goffo e maldestro di provare a ridimensionare il vero ruolo 
avuto in questi anni da Baldini. Che è stato sì assunto da Franco Sensi come «consulente sportivo», ma con 
un accordo che lo trasformava in «direttore sportivo» non solo di fatto nel momento in cui avesse sostenuto il relativo esame di abilitazione. Una pratica regolarmente sbrigata nel febbraio scorso.
Ma i cavilli non contano in giorni come questi. Franco Baldini per la Roma è stato molto di più anche di un direttore sportivo: è stato al fianco del presidente nella sua formidabile e ormai antica battaglia contro i padroni del pallone; è stato l'orgoglio di sapere che noi avevamo uno come lui e non uno come Moggi a rappresentarci in quel mondo; e infine, come Zeman, è 
stato la speranza di un calcio migliore e che qualche cambiamento potesse partire proprio da qui, dalla Roma.
Altro che «consulente di mercato» come qualche gazzetta di Trigoria aveva iniziato a scrivere sotto dettatura da qualche mese.
Del resto l'opera di delegittimazione che ha portato alle dimissioni di ieri pomeriggio, parte da lontano. Alcuni la fanno iniziare dalla misteriosa vicenda dei russi, che un anno fa sbarcarono in città pronti a comprarsi una società, la Roma appunto, sull'orlo del fallimento, e dopo qualche settimana scapparono senza una spiegazione ufficiale. Sarebbe bello un giorno fare chiarezza su quello che accadde: si sa però che Baldini quell'operazione l'aveva molto caldeggiata e qualcuno glielo rimproverò.
Altri fanno risalire la prima crepa al famoso, o famigerato, pranzo in Campidoglio apparecchiato in estate dal sindaco per Rosella Sensi e il suo pari grado juventino Antonio Giraudo all'insaputa di Baldini. A rivederlo oggi, quell'incontro semiclandestino, sembra la prova generale per la svolta che poi la società farà in autunno.
Ma senza voler andare tanto lontano c'è una data certa a cui far risalire le prime vere difficoltà di Baldini con la Roma: il 31 agosto. A villa Pacelli è riunito come ogni mese il consiglio di amministrazione che deve approvare la situazione del bilancio della società come richiesto dalla Consob. Quel giorno è anche l'ultimo giorno di mercato e Baldini, sfumati per mancanza di soldi gli acquisti di Gilardino e Ibrahimovic, caldeggia l'arrivo dell'egiziano Mido, giovane di belle speranze. Costa sei milioni di euro: non tutti sono d'accordo, anzi, ma alla fine la linea Baldini passa e Mido arriva. Visti i risultati (e l'insperata resurrezione di Montella) per Baldini è un autogol, anche perché da Torino i nuovi amici bianconeri sussurrano che l'egiziano si poteva prendere anche in prestito gratuito, risparmiando i sei milioni.
Questo era il clima già all'inizio di quello che si rivelerà come l'ultimo campionato di Baldini alla Roma. Ma il direttore sportivo incassa e tira dritto anche perché la Roma va a pezzi: va via Prandelli e lui corre a far firmare Voeller; dopo un mese anche il tedesco fa le valigie, Baldini ha per la prima volta la tentazione di imitarlo ma invece sale su un aereo e incontra Delneri convincendolo a venire a Roma. Intanto la sua ultima campagna acquisti finisce nel mirino di critica e tifosi (solo oggi sappiamo che Mexes non era una bufala...).
Ma è sul fronte politico, sulla visione del calcio e sul ruolo della Roma, che si apre la crepa decisiva.
Il fatto è questo. E' una mattina di ottobre: all'Hilton di Fiumicino sono riuniti gli stati generali del calcio. A sorpresa spunta anche Franco Sensi, al suo fianco, come sempre, Franco Baldini. Di quel giorno passeranno alla storia due scene: nella prima Baldini cerca letteralmente di tirar via lo stanco presidente dall'abbraccio tentacolare di Luciano Moggi che ha appena finito di giurare che lui non ce l'ha mai avuta con la Roma; nella seconda Sensi annuncia che la guerra è finita anticipando a un nostro cronista che «la Roma voterà Galliani», quello che lui, solo qualche mese prima aveva pubblicamente mandato affanculo.
Per Baldini quella svolta non è una vera sorpresa: la temeva da qualche mese, da quando Mediaset, si dice per intercessione dello stesso Galliani, ha firmato un importante contratto per i diritti tv della Roma (così importante che solo grazie a quello la società ha potuto chiudere l'ultima relazione semestrale con un attivo di 14 milioni e rotti di euro).
Ma fino all'ultimo, fino a ieri sera, il diesse ha sperato di poter convincere il presidente e la figlia che questa strategia condanna la Roma ad essere per sempre vassalla della grandi. E' questo il punto vero su cui si è consumato il divorzio: per la famiglia Sensi oggi la Roma sta nel posto che le compete, fra i grandi club con Juve Milan Inter e Lazio; per Baldini invece, fino a quando le risorse saranno distribuite in maniera ingiusta, gli arbitri saranno condizionati dal potere e i giornalisti subiranno la sudditanza psicologica dei soliti noti, la Roma non vincerà mai più. Per questo Baldini si danna e passa l'autunno e l'inverno a tentare di convincere la Roma a riprendere in mano la spada del cambiamento. Per questo a fine ottobre fa una prima mossa forte: si dimette. Ma quel giorno il presidente in persona lo chiama e gli chiede di restare: alla fine ne esce un comunicato che assolve il calciomercato estivo e ridà piena fiducia al ds.
Ma quel clima dura poco: il tempo di vedere per l'ultima volta assieme in conferenza stampa Baldini con Rosella Sensi il giorno dell'annuncio del mega contratto con Sky e del rinnovo per Daniele De Rossi. «Grazie Franco» dice lei, «no, grazie all'amministratore delegato» fa lui. Ma la crisi è di nuovo dietro l'angolo e per Baldini la strada è tutta in salita. Delneri spera di sostituirlo con il suo amico del Chievo Sartori, alcuni big della squadra gli voltano le spalle, e Rosella giorno dopo 
giorno gli preferisce Daniele Pradè, un dirigente diligente, obbediente e sempre più presente: nella riunioni di Lega come nelle occasioni con i tifosi e nei vertici strategici a villa Pacelli.
Baldini si rifà vivo il 5 gennaio, con una clamorosa intervista contro i padroni del calcio che gli costerà un deferimento, una multa di 2500 euro e l'eterna gratitudine di tanti romanisti per la boccata di ossigeno di quelle parole. Ma più i tifosi lo amano, più cala il gradimento per Rosella Sensi, ingiustamente considerata l'unica artefice della svolta.
Fatto sta che Baldini alla prima occasione, la presentazione di Abel Xavier, prende la parola e dice ai tifosi «non applaudite me ma osannate la famiglia Sensi, solo a loro dobbiamo questa grande Roma».
L'ultimo, inutile, tentativo di recuperare un rapporto logoro.
Baldini viene accantonato e pubblicamente scaricato: in occasione di Roma Juve, viste le timide reazioni dell'amministratore delegato e dell'allenatore al furto dell'Olimpico, avrebbe occasione di farsi sentire. Ma rinuncia per non far danni alla Roma.
La domenica seguente la Roma perde anche a Cagliari. Sull'aereo del ritorno, mentre Delneri sta dando le dimissioni, Rosella gli ordina di partire la mattina seguente per Zurigo per seguire una causa. Baldini ribatte che c'è un allenatore da scegliere. Inutile.
L'intervista tv alla Dandini di domenica sera sembra il suo addio al calcio: in realtà è l'ultimo tentativo di cambiare le cose a tre giorni dal voto per Galliani in Lega. E quando mercoledì mattina il "compromesso storico" sembra saltato per un attimo si illude «di essere servito a qualcosa».
Ma in cuor suo sa che è solo una questione di soldi e di poltrone.Alle 17, quando i presidenti di A e B votano Galliani e Zamparini, lui è già a Trigoria che mette le sue cose in un paio di scatoloni.
Ieri chiede di incontrare il presidente e la figlia: dopo un'ora abbondante di anticamera lo riceve solo Rosella.
Chi la conosce dice che tradisse un evidente fastidio. Baldini prova a parlare, vorrebbe vedere anche il presidente, capisce che è tutto inutile.
Consegna la lettera di dimissioni. Lei dice «ne prendo atto», lo ripete tre volte.
In fondo era solo un «consulente di mercato».






Adriano - Colpisce un palo e sbaglia tutto il resto. Negli occhi ci restano le sue braccia alzate per chiedere il rigore. Se un gesto cosÏ lo fa in Inghilterra, lo fischiano in tutti gli stadi.

Questa era la partita per cancellare Manchester. La Samp era solo un brodino per tirarsi su, ma vincere a San Siro contro la capolista e rovinarle la festa giocando con questa personalità, portando per 45 minuti sul prato milanese il miglior calcio della serie A, ha un significato importante. Vuol dire che Manchester Ë stato un terribile incidente, ma la strada intrapresa Ë giusta.


Maurizio Mosca:
ì Vuole un consiglio? Per emergere in campo mondiale, cambi squadra per un paio d’anni. Eh no, questa no. Il capitano scandisce: ì Sono cresciuto nella Roma e morirò nella Roma perchÈ sono tifoso della Roma.


(AS_ROMA | 20/04/2007) - La Juventus si era interessata a Mancini, il giocatore brasiliano della Roma, non solo nell'estate 2005 (quando ci fu, negli ultimi giorni di agosto a Milano, l'incontro tra il calciatore, i suoi procuratori e i dirigenti bianconeri), ma anche l'anno prima, come conferma un'intercettazione del settembre 2004, pubblicata oggi dal quotidiano di Torino, "La Stampa". La conversazione Ë tra Mino Raiola, procuratore sportivo, e Luciano Moggi, allora direttore generale della Juventus. Circa un mese prima di quella telefonata, un altro brasiliano, Emerson, passÚ dalla Roma alla Juventus.

Raiola
: ´Allora, stai a sentire, Mancini Ë stato due giorni con Emerson a Torino, il 31 luglio, mi sembra... Gli abbiamo fatto vedere Torino, gli abbiamo detto, gli abbiamo parlato... Anche Emerson ci ha parlato... Ma lui non se la sentiva di venire a Torino, ha paura, non si sente pronto e tutte queste cose qui... Quindi non Ë roba nostra. Non Ë uomo!ª.
Moggi
: ´Glielo ha detto a Emerson?ª.
Raiola
: ´Luciano, senti, ma meglio cosÏ. Ce ne abbiamo uno meglio su quella fascia lÏ, non ti preoccupare. Mo' adesso comincio a far fare un casino a Mido, non ti preoccupare, te la distruggo io la Romaª.
Moggi
: ´Va bonoª.



FAVORI ARBITRALI INTER STAGIONE 2007/2008

Ne ho una aggiornata però solo fino alla 25a.

2a giornata:
EMPOLI-INTER 0-2 (+2 punti)
Arbitro: Ayroldi
Sullo 0-1 manca un rigore per l'Empoli. Saudati Ë messo gi˘ prima da Samuel, poi soprattutto da Cordoba che gli d‡ un'ancata. Giudicato involontario un mani di Samuel su tiro di Saudati: sÏ, la distanza Ë ravvicinata. Attento l'assistente Romagnoli sullo 0-2: Ibrahimovic servito da Cesar Ë in posizione regolare.

11a giornata:
JUVENTUS-INTER (+1 punto)
Arbitro: Rocchi
Dopo due minuti Rocchi richiama Legrottaglie autore di un fallo su Cruz. Al quinto, episodio chiave: Del Piero controlla in area spalle alla porta marcato da Cordoba che usa entrambe le mani per ostacolarlo. In particolare quando il bianconero prova a girarsi per calciare, il difensore lo cintura con il braccio sinistro. Ci poteva stare il rigore.

12a giornata (recuperi)
INTER-LAZIO (commento dal Corriere dello Sport)
Arbitro: Damato
Altro rigore molto generoso che serve a schiodare lo 0-0. Angolo per l’Inter, Burdisso in area cerca la posizione spostandosi in direzione del pallone, davanti a lui c’Ë Stendardo, i due si tengono reciprocamente, poi finiscono a terra. L’arbitro sulle prime non assegna il rigore, poi il guardalinee De Santis gli suggerisce qualcosa con l’auricolare.

13a giornata
INTER-ATALANTA 2-1 (+2 punti)
Arbitr: Banti
Non convince Banti: convalida un gol irregolare ed Ë insicuro nella gestione dei cartellini. Da annullare il 2-0 dell’Inter: Cruz, infatti, sul tiro-cross di Suazo si libera di Carrozzieri con una plateale spinta. L’argentino puÚ cosÏ riprendere la respinta del palo in assoluta libert‡ e segnare. Nella ripresa Ë da giallo l’intervento di Samuel su Doni, ma l’arbitro sorvola. Al 16’ Manfredini, in netto ritardo, fa letteralmente volare Suazo con un tackle duro. Banti ci pensa e poi mostra il giallo: ci stava il rosso diretto. Non c’Ë fallo di Maxwell su Ferreira Pinto al 41’, Inzaghi vuole il rigore ed Ë ammonito. Al 42’ Carrozzieri meriterebbe il secondo giallo per un fallo su Ibra che a sua volta chiede platealmente l’ammonizione: non si puÚ fare, graziato lo svedese che Ë diffidato. Eccessiva, infine, la seconda ammonizione a Inzaghi che colpisce sullo slancio Julio Cesar in uscita.

15a giornata
INTER-TORINO 4-0
Arbitro: Saccani
Il Torino contesta l’arbitro per il rigore fischiato in favore dell’Inter al 37'. Comotto interviene su Ibrahimovic con l’anca destra, poi con il sinistro tocca il pallone. Rigore generoso che serve a sbloccare lo 0-0.

18a giornata
SIENA-INTER 2-3 (+2 punti)
Arbitro: Girardi
Non c’Ë il rigore che d‡ lo 0-1 all’Inter. Su uno spiovente cercano di intervenire con la gamba allungata sia Cruz sia Codrea, quando si verifica l’impatto Ë pi˘ l’argentino ad andare verso l’avversario. Ma l’errore Ë nella diversit‡ di metro adattata da Girardi: nel finale PelË rincorre Locatelli che lo anticipa sul tocco al pallone e subisce un tocco leggero dall’interista. L’arbitro non fischia rigore per un intervento che sarebbe un po’ pi˘ chiaro del primo.

19a giornata
INTER-PARMA 3-2 (+3 punti)
Arbitro: Gervasoni
Intervento di foga di Cordoba che frana su Corradi: i due si trattengono, poi quando arriva la palla l'interista si butta sull'attaccante che cerca di colpire di testa: rigore, non dato. Tiro di Ibra, Couto si lancia per deviare di testa, colpisce effettivamente con la fronte e poi la palla gli schizza sul polso del braccio tenuto in posizione naturale per effetto della spinta. Quindi la palla va fuori. Gervasoni dopo aver sentito il guardalinee Lanciano d‡ rigore ed espelle Couto per la chiara occasione da gol. Scambiano la testa con il mani, altrimenti non prenderebbero questa scelta: conta la volont‡ di andare di testa, non c'Ë alcuna intenzione di toccare con la mano. Ibra segna il 2-2 e rischia dando un buffetto a Dessena.

21a giornata
INTER-EMPOLI 1-0 (+2 punti)
Arbitro: Tagliavento
Errori in serie per l’internazionale di Terni. Il pi˘ grave dopo 33 minuti, quando Ë fischiato un rigore inesistente all’Inter: il tiro di Stankovic Ë respinto da Vannucchi con l’orecchio. Al 38' il rigore per l’Empoli Ë netto: Materazzi in ritardo colpisce la gamba di Saudati (dentro l’area).

22a giornata
CATANIA - INTER 0-2 (+2 punti)
Arbitro: Farina
Il Catania resiste un tempo e mezzo, ma sul primo gol dei nerazzurri pesa la posizione irregolare dell'argentino: su un cross da sinistra Zanetti pesca Cambiasso (in fuorigioco) giusto davanti alla porta.

25∞ giornat
INTER - ROMA 1-1 (+1 punto)
Arbitro: Rosetti
Nel secondo tempo, Burdisso, gi‡ ammonito, commette un fallo omicida su Taddei, l'arbitro perÚ clamorosamente non estrae il secondo giallo che avrebbe portato all'espulsione del nerazzurro; all'82' l'arbitro usa un metro di giudizio diverso(chiss‡ perchË...): fallo leggero di Mexes su Crespo (che tra l'altro simula un po') e l'arbitro estrae per il francese il secondo giallo che costringe la Roma in 10.

TOTALE PUNTI GUADAGNATI: 14







Ecco i favori arbitrali accordati alla Roma, in questa stagione:
1° giornata
Palermo-Roma (arbitro Morganti): il Palermo reclama a ragione tre rigori (falli di mano volontari di Mexes, atterramento di Miccoli in area).

2° giornata
Roma-Siena
Sull’1 a 0 per la Roma clamoroso rigore negato al Siena e Maccarone fermato per fuorigioco inesistente mentre sta per fare l’1 a 1.

3° giornata
Reggina-Roma
Il gol di Juan è viziato da un fallo, la Reggina reclama a ragione tre clamorosi falli da rigore in area romanista. La Reggina rimane
in dieci per un’ora di gioco (espulso Valdez)

4° giornata
Roma-Juve (arbitro Morganti)
Il gol di Totti è viziato da un netto fuorigioco.

6° giornata
Roma-Inter (arbitro Rizzoli)
Due rigori non concessi su Ibra, 1 rigore non concesso per atterramento di Tonetto ai danni di Figo nel secondo tempo.

7° giornata
Parma-Roma (arbitro Banti)
Espulso ingiustamente, dopo soli 27 minuti di gioco, Corradi. Il primo gol romanista è viziato da un netto fallo di Vucinic su Paci;
l’arbitro nega un rigore al Parma (fallo in area di Ferrari).

8° giornata
Roma-Napoli (arbitro Tagliavento)
Il gol di Perrotta è viziato da fuorigioco attivo di Giuly che va incontro al pallone; mancato rigore per il Napoli (mani di Mexes);
il quarto gol romanista nasce da un calcio di punizione inesistente.

12° giornata
Roma-Lazio (arbitro Rocchi)
Rigore non concesso alla lazio per atterramento di De Silvestri (vedi anche cronaca de ‘La Gazzetta dello Sport’)

13° giornata (arbitro Rosetti)
Genoa-Roma
Annullato un gol regolare di Di Vaio (Gasperini parla di ‘clamorosa sudditanza psicologica pro-Roma’ !!!!!).

14° giornata (arbitro Saccani)
Roma-Udinese
Espulsioni ingiustificate di Pinzi e Dessena, mancata espulsione di De Rossi, che, già ammonito, falcia un avversario due minuti
Prima dell’espulsione di Pinzi e Dessena !!!!!

15° giornata
Livorno-Roma (arbitro Rizzoli)
Tristan falciato in area romanista (niente rigore); il primo gol di De Rossi è viziato da un fallo su Balleri.

16° giornata
Torino-Roma (arbitro Rocchi)
Fallo da rigore di Mexes su Di Michele non punito; assurda espulsione di Comotto.

17° giornata
Roma-Samp
Fasulli il rigore dell’1 a 0 e l’espulsione del sampdoriano Volpi.

20° giornata
Mancata espulsione di Cassetti, che già ammonito abbatte Caserta (costretto a lasciare il campo). L’espulsione del palermitano Rinaudo è fasulla (preceduta da un fallo di Pizarro su un rosanero).

Aggiungo che la Roma è in testa alla classifica delle espulsioni a favore (10) e ultima in quella delle espulsioni contro (1). L’Inter penultima nella classifica delle espulsioni a favore: solo 3 !!!!





ROMA FIORENTINA 1 A 0 30-11-2008 :

E poi Mutu, che quest’estate aveva fatto di tutto per venire qui, poi per restare lì, perché comunque giocava là la Champions lì, ma adesso che la Champions sta solo qua, non sa più che deve fa’. Qualcuno gli ha ricordato che proprio quando stava a un passo dalla Roma s’è messo a saltellare. Ecco: salta Mutu, salta, che soprattutto per te è già passato Babbo Natale.



A TE CHE SEI
LA MIA ROMA



Cosa sei per me... E come faccio a spiegarlo... Ero uno di quei ragazzini che scendeva sotto casa d'estate e d'inverno, con 40 gradi o sotto zero, costantemente vestito con una maglia rosso pompeiano coi bordi giallo ocra. I calzettoni erano quelli col cotone sfilacciato che non stavano mai su con l'elastico e la maglietta aveva il collo che era diventato ovale per quanto si era allargato. Facevamo partite dalle 16 alle 18 ore di durata, in squadre da 30 contro 45, su ogni superficie consentita: cemento, cemento armato, super asfalto. Le porte pi˘ gettonate erano le serrande dei negozi e, naturalmente, i giacchetti buttati a terra sui camponi polverosi, dietro le scuole, dove inghiottivamo chili di terra inseguendo dei super tele nei giorni a vento e, quando andava bene, palloni di cuoio spelacchiati di trenta chili. Quelli pi˘ abili o fortunati come me venivano tesserati da societ‡ di quartiere o satelliti, che all'entrata avevano sempre il marchio tuo, della AS Roma, che ci faceva dimenticare di aver preso tre autobus e mangiato un panino uscendo da scuola per allenarci sempre in campi di polvere. Avevamo solo la Roma, ma eravamo ricchi, non ci serviva altro. Avevamo fantasia, sogni speranze e amicizie... Tante.
Avevamo la Roma come punto di riferimento. Eravamo quasi tutti parte di famiglie pi˘ che normali. Anzi, non avevamo soldi, ma non ne sentivamo la mancanza. Non avevamo telefonini, motorini o macchinette. Sfoggiavamo un paio di scarpe firmate per tutto l'anno, spesso delle Clark ci rubavamo i lacci negli spogliatoi, ma avevamo la Roma, 24 ore al giorno. Da adolescenti alcuni di noi hanno perso la fidanzata perchÈ la domenica pomeriggio erano irreperibili e quando c'erano passeggiavano con le orecchie pronte a captare ogni radiolina nel giro di 50 km e facevano mosse convulse a ogni tiro sbagliato mentre la ragazza raccontava cose che solo il vento e gli alberi ascoltavano. A pensarci bene, alcuni di noi perdono ancora mogli per lo stesso motivo...
Mi sa che sono uno di quei ragazzi e poi uomini che si Ë fidanzato e sposato con la Roma, in barba ad altre donne. PerÚ permettetemi di dire che se alcune di queste persone che vi ho descritto le ho amate Ë anche perchÈ sono della Roma. Un conto Ë amare il calcio e un conto Ë essere della Roma. Essere della Roma Ë un principio etico morale e anche comportamentale. Essere figli della Roma vuol dire essere capaci di un amore incondizionato, a prescindere dal ritorno d'interesse, cosÏ come l'amore dovrebbe essere: assoluto, senza riserve. Essere figli della Roma vuol dire credere nella speranza, nel riscatto, nel fatto che ognuno di noi puÚ avere qualcosa d'importante nella propria vita. Essere figli della Roma vuol dire credere nelle origini, nella fierezza delle proprie tradizioni, comunicarle con volont‡ ma rispondendo fermi alle provocazioni, non abbassando mai la testa. Essere figli della Roma vuol dire avere ironia e sentimento, essere divertenti e romantici. Quindi, se amate un figlio della Roma e da lui siete amati, avrete un amore assoluto, generoso, di speranza, leale fiero e romantico... E anche tante risate... Che Dio ve lo dedichi.
Un abbraccio.





Commando Ultrà Curva Sud



Una delle prime immagini del CUCS, tifo organizzato romanista.

 La Roma non si discute, si ama! »



«



La fondazione
Il 9 gennaio 1977 in occasione della gara Roma-Sampdoria (terminata con il punteggio di 3-0 per la squadra di casa) e seguendo l'esempio dei primi gruppi di ultras italiani che si davano da fare (ad esempio gli Ultras Granata del Torino), tutti i gruppi che si erano formati in curva (Guerriglieri della Curva Sud, Pantere, Boys, Fossa dei Lupi) decisero di unirsi in un unico gruppo organizzato.
Il Commando di allora (che in trasferta portava di solito lo striscione più piccolo con la scritta
Ultrà Roma) era un gruppo ultras nel vero senso del termine. Lo spirito era quello che da sempre aveva caratterizzato i tifosi giallorossi, quello di contrastare lo strapotere delle squadre del nord. Sui loro adesivi compariva una scritta particolarmente violenta: "Col cuore in sud, con le spranghe in nord", durante quel periodo altre scritte dello stesso tenore comparvero su molti muri della capitale. La figura più rappresentativa del gruppo era un tifoso soprannominato Geppo.
Dal 1977 al
1987 il CUCS fu uno dei più importanti gruppi organizzati italiani, tanto da esser diventato un esempio sia in territorio nazionale che europeo: era caratterizzato da un tifo continuo e compatto, sia in casa che in trasferta, ma cosa fondamentale era il fatto che non fossero vincolati da alcun tipo di rapporto con la società. In quegli anni c'era una sintonia diversa tra i giocatori ed i tifosi: ad ogni gol, Roberto Pruzzo e gli altri attaccanti della Roma correvano a festeggiare sotto la curva; ma, soprattutto, i tifosi non venivano nemmeno scortati in trasferta dalla polizia.

L'arrivo di Manfredonia e la spaccatura del CUCS
Nell'estate del 1987 all'interno della tifoseria giallorossa cominciarono a nascere dei primi dissapori, quando alla Roma giunse l'ex laziale Lionello Manfredonia. La Curva Sud, prima dell'acquisto, era compatta nel chiedere a Dino Viola, l'allora presidente della Roma, di non ingaggiare il giocatore, perché - a dire dei tifosi giallorossi - resosi colpevole di dichiarazioni diffamatorie nei confronti dei tifosi della Roma, nonché condannato per aver venduto le partite della squadra in cui aveva sempre militato e di cui era tifoso: la Lazio. Per questo motivo fu esposto, il 26 aprile 1987, in occasione di Roma-Ascoli, in Curva Sud - la curva occupata stabilmente ed esclusivamente dai tifosi giallorossi dopo che l'11 marzo del 1973 ne erano stati allontanati i pochi tifosi della Lazio che ancora vi si recavano in occasione dei derby - uno striscione di una cinquantina di metri con scritto "Viola, non ci vomitare Manfredonia" e "Viola compra tutti tranne i venduti". Il presidente Viola decise comunque di acquistare il calciatore ed il tifo della Curva Sud si spaccò in modo irreparabile.


Un adesivo del CUCS-G.A.M.
Il CUCS si divise, infatti, in due fazioni: una parte che diede vita al G.A.M. (Gruppo Anti-Manfredonia) che altro non era che il Commando Ultrà Curva Sud "storico"; mentre una seconda parte, che prese posto, all'interno dello stadio, sul muretto al lato della Tribuna Monte Mario, fondò il gruppo chiamato: "Vecchio CUCS". Anche grazie a questo piccolo ma intelligente stratagemma del nome, quest'ultimo gruppo cominciò ad acquisire una notevole consistenza e, via via, un'ottima capacità organizzativa.
I tifosi facenti parte del gruppo denominato Vecchio CUCS ritenevano che, essendo Manfredonia ormai diventato della Roma, che lo si odiasse o lo si amasse, non poteva essere fischiato e così la pensava la maggioranza dei tifosi della Curva Sud, nonostante il passato e gli episodi negativi nei quali il giocatore era stato coinvolto.
Il CUCS-GAM, invece, voleva rimanere fedele alla linea iniziale, continuando a contestare l'ex-laziale sin dal precampionato e per buona parte del campionato vero e proprio. I loro striscioni recitavano frasi quali: "Manfredonia boia, non ti ameremo mai" o "Manfredonia dacci le quote", inoltre, durante Triestina-Roma di
Coppa Italia, venne esposto lo striscione "Manfredonia ti accettiamo", con delle accette disegnate. La situazione si aggravò particolarmente il 2 settembre 1987 in occasione di un Roma-Genoa di Coppa Italia giocata allo Stadio Flaminio. I CUCS-GAM innalzarono uno striscione con la scritta: "Indegno, levati quella maglia". Cominciò così a scatenarsi una violentissima rissa tra centinaia di persone.

Curva Sud: situazione allo sbando

Una tessera del CUCS-GAM
Dal momento della scissione del CUCS tutti i gruppi che avevano concorso a formarlo tornarono alle originarie posizioni: i Fedayn, che pur non avendo mai fatto parte del gruppo, avevano però sempre partecipato alle attività (il loro motto degli anni '70: "distruggere tutto ciò che non è giallorosso"), non parteciparono più ai cori e tifarono per conto loro; i Boys tirarono fuori di nuovo il loro striscione originale; il CUCS-GAM per difendersi dal Vecchio CUCS che reclamava la paternità del Commando Ultrà Curva Sud registrarono presso un notaio il nome e si astennero dal tifare quando Manfredonia scendeva in campo, rivendicando la scelta per ragioni di cuore.


Lo striscione (a terra) di Opposta Fazione a Bologna, ai tempi in cui le tifoserie erano gemellate
Oramai la divisione era irreparabile e a nulla servì che Manfredonia, soprannominato il "balordo" dalla parte della tifoseria che lo contestava, smettesse di giocare per problemi cardiaci: la carriera del calciatore si chiuse, infatti, il 30 dicembre 1989, quando lo stesso, nel corso di una partita contro il Bologna si accasciò a terra, vittima di un infarto. L'ala più dura e radicale del CUCS-GAM, al grido di "Roma e gloria", si distaccò formando un gruppo dal nome "Opposta Fazione", gruppo elitario che rifiutava ogni contatto con gli altri gruppi di tifosi romanisti, "colpevoli" di avere tradito "gli ideali dei veri ultras".
La fine della decade degli anni ottanta fu segnata dalla scomparsa di
Geppo. Nel frattempo la politica iniziò a farsi largo in curva e la Sud, da posizioni più vicine alla sinistra che l'avevano caratterizzata negli anni 1970, si spostò sempre più marcatamente verso posizioni di destra. Questa commistione tra sport e politica portò gran parte dei vecchi ultras a lasciare il tifo attivo allo stadio.
I membri più radicali del
CUCS, che non si riconoscevano più nel gruppo, diedero vita ad un'infinità di gruppi che si formarono a secondo dell'ideologia politica o delle amicizie. Nella stagione 1993/94 il Commando venne riunificato o, meglio, alcuni tra i maggiori esponenti dell'ex CUCS-GAM decisero, "per il bene della Roma" di riunirsi con gli aderenti al Vecchio CUCS. Ma ormai era troppo tardi: il gruppo visse un declino lento ma costante e non riuscì più come un tempo a far presa sulle "nuove leve".

La nuova Curva Sud


Tifosi giallorossi all'Olimpico
La situazione cambiò radicalmente alla prima partita interna del campionato del 1999/2000. In occasione di Roma-Inter si verificò un "cambio della guardia" un po' turbolento che sancì il definitivo declino del CUCS e la nascita del nuovo gruppo maggioritario: gli A.S. Roma Ultras.
Dal 12 settembre 1999 il CUCS non espose più striscioni, che ricomparvero soltanto nella partita Roma-Milan della stessa stagione, innalzato a metà curva per ricordare la scomparsa di uno dei membri storici del gruppo ultrà, ma alcuni tra i suoi componenti scelsero comunque di rimanere in Curva Sud, dove raccolsero, col passare degli anni, diversi nostalgici del gruppo, giovani e meno giovani, che tentarono invano una rifondazione dello stesso. Alcuni di essi, sul finire della stagione 2003-2004, riportarono un drappo Ultrà Roma di piccole dimensioni in una serie di trasferte, ma dissapori e vecchi rancori con ex componenti del CUCS stesso e con il resto della curva posero presto fine anche a questo ultimo tentativo.
Nel corso delle prime tre stagioni alla "guida" della curva gli
AS Roma Ultras riuscirono a ridarle un'identità che era andata smarrita inventando nuovi cori, ripresi da varie tifoserie in tutta Italia ed anche in Europa e tifando in modo coreografico, pur senza i tamburi che avevano contraddistinto la Sud fino al 1999. La storia degli ASRU sembrava essersi chiusa in ascesa, con l'autoscioglimento proclamato il 1º marzo 2002, allorquando il direttivo del gruppo si era reso conto che le nuove dinamiche dei gruppi ultras presenti in curva non consentivano più di raggiungere gli obiettivi prefissati.
Considerato che nessun gruppo si fece poi avanti per prendere le redini della curva il gruppo si ricompose, rafforzato, nell'estate dello stesso anno. Tuttavia i dissensi ed i rancori personali, legati a diverse concezioni del tifo e del modo di essere ultras, ancora nella
stagione 2003/04 impedirono di avere una curva del tutto unita e gli stessi AS Roma Ultras subirono delle scissioni interne.
In occasione della partita Roma-
Messina del campionato 2004/05, gli AS Roma Ultras non esposero più il loro striscione, sciogliendosi definitivamente. Le ragioni dello scioglimento furono molteplici: difficoltà a continuare a ricoprire il ruolo di gruppo guida, diffide, scarso impegno del resto della curva, dissidi con altri gruppi.
Nella stagione
2006/07 la situazione è molto variegata. Ad una parte bassa molto frammentata con gruppi e gruppetti da poche decine di persone, dalle quali comunque partono la maggior parte dei cori, si ha una parte alta con i gruppi storici (Fedayn e Boys) ed altri che hanno i muretti principali (Ultras Romani e Ultras Primavalle-San Lorenzo). Nel corso della stagione alcuni fatti comportano un riassestamento: si scioglie Tradizione Distinzione (per diffide) e sembra terminare anche il progetto Curva Sud 1973 che cercava di far sì che in trasferta i gruppi si radunassero sotto un unico striscione. Questo comporta la rinascita di ulteriori particolarismi. La morte del poliziotto Filippo Raciti durante i fatti di Catania-Palermo, e la conseguente ondata repressiva, comporta un'ulteriore fase di crisi che, tuttavia, non indebolisce il movimento ultras di Roma, come dimostrano i numerosi tifosi sempre presenti in tutte le trasferte della AS Roma in Italia e in Europa. Il progetto Curva Sud 1973 riprenderà dopo una breve pausa la sua attività. Sta di fatto che con il nuovo decreto, che vieta l'introduzione di amplificatori acustici o megafoni, e l'obbligo di mandare un fax alla questura per chiedere l'autorizzazione per l'esposizione degli striscioni, si è creata una situazione in cui non tutti i gruppi ultras si sono conformati alle nuove direttive e di conseguenza non espongono lo striscione.








ROMA SCUDETTO





striscione simpatico che ricordo è questo esposto dai romanisti a firenze diversi anni fa.
SEMO TUTTI PARRUCCHIERI
(La partita fu giocata di lunedi per scoraggiare l'esodo dei tifosi romanisti che invece si presentarono al franchi in massa :) )



Roma-Juve di quest'anno: Enzo Paolo Nedved..























Non smetterÚ mai di lottar
per questa maglia storica,
il passato non si dimentica
ma battiamo le mani
ai veri romani
di una citt‡ che Ë magica



FinchÈ vedrai
sventolar questa bandiera
siamo gli ultras della Roma
e di nuovo canterem:
FinchË vedrai...



Corete,
scappate
ariva lo squadrone
GIALLOROSSO
GIALLOROSSO



Noi non ti lasceremo mai
Noi non ti lasceremo mai
Al tuo fianco sepre noi sarem
A.S. Roma alË...



Forza Roma
Forza Roma
Dalla curva si alzer‡
"Noi ti amiamo e ti adoriamo
siamo del commando ULTRAS"



Ovunque andrai saremo,
sempre ti sosterremo,
onoreremo la citt‡
Forza Roma alÈ



PO PO PO PO POPOPO PO PO PO PO POPOPOPO PO
(I Tifosi)



PerchÈ perchÈ
la Domenica mi lasci sempre sola
per andare a vedere la partita
della Roma
perchÈ..... perchÈ......
tifo Roma tifo Roma alÈ alÈ



Dammi tre punti
non chiedermi niente
dimmi che
hai bisogno di me
tu sei sempre mia
anche quando vado via
c'Ë solo l'as roma per me



Nel cervello soltanto la Roma
il mio cuore batte per te
per il mondo seguendo la Roma
nessun mai ti amer‡ pi˘ di me
e la Roma alË
e la Roma alË
e la Roma alË, alË alË
e la Roma alË alË



AlË...
Forza Roma alË
AlË...
Forza Roma alË
AlË...
Forza Roma alË
Tutti insieme forza Roma alË




Siamo i tifosi della Roma,
siamo del Commando Ultr‡
Forza Roma alÈ alÈ
alÈ alÈ
Forza la Roma alÈ alÈ
Forza la Roma, alÈ alÈ alÈ



In Curva Sud
noi staremo ad aspettar
un tricolore
giallorosso per gli Ultras
la nostra fede
sempre ci accompagner‡
dalla curva si alzer‡....
Forza forza grande Roma
Forza forza grande Roma
Forza forza grande Roma
vinceremo il tricolor




Sar‡ capitato anche a voi
di seguire l'AS Roma
in Italia, nel mondo, in Europa
Sempre insieme a te sarem


Seguo
senza tregua
sempre e ovunque i miei color,
seguo l'AS Roma
lalla lallalla lalalala
d‡i Roma!

Grazie a Daniele


Tutti allo stadio
per sostener la Roma
la nostra fede
no non sar‡ mai doma
bandiere al vento
e braccia tese al cielo
per questa Roma
spacchiamo il mondo intero.




Lo sai perchÈ
tutta la mia vita È Giallo-Rossa
c'È una ragione
ho la Roma nel mio cuore
A.S. Roma
io non vivo senza te


Grazie a Daniele


Quando l'inno si alzer‡ tutto il mondo tremer‡.
Canteremo fino alla morte
innalzando i nostri color
che ci vien dal profondo del cuor....
AlÈ, alÈ,
alÈ Roma alÈ
alÈ, alÈ alÈ



Dai su vieni insieme a noi
Dai su vieni insieme a noi
grida e canta pi˘ che puoi
grida e canta pi˘ che puoi
e puoi star sicuro che
e puoi star sicuro che
che di meglio no non c'Ë
che di meglio no non c'Ë
siamo qui
siamo qui
siamo l‡
siamo l‡
della Roma
della Roma
siam gli Ultr‡
siam gli Ultr‡



Oh
Oh oh oh oh
Oh oh oh oh
Oh oh oh
Oh oh oh
Oh oh oh oh oh oh oh oh
Oh oh oh oh oh
Oh oh oh oh
Oh oh oh
Oh oh
Dai Roma



PO PO PO PO POPOPO PO POPOPOPO PO
(La canzone)



Roma Roma Roma
core de 'sta Citt‡
unico grande amore
de tanta e tanta ggente
che fai sospir‡.
Roma Roma Roma
lassace cant‡,
da 'sta voce nasce n'coro
so' centomila voci 
ciai fatto 'nnamor‡.
Roma Roma Roma,
t'ho dipinta io
gialla come er sole
rossa come er core mio
Roma Roma Roma
nun te f‡ 'ncant‡
tu sei nata grande
e grande hai da rest‡
Roma Roma Roma
core de 'sta Citt‡
unico grande amore
de tanta e tanta gente
m'hai fatto 'nammor‡



E Vincenzo Monte'
E Vincenzo Monte'
E Vincenzo Montella olË


Per i giocatori



Mi diverto solo se
solo se gioca Tommasi
gioca bene o gioca male
lo vogliamo in Nazionale


Totti Totti Totti Totti
Totti Totti Totti To
Totti Totti Totti To
Totti Totti Totti To
Totti Totti Totti Totti Totti To



Totti gol
Totti gol
Ma che ce frega der Cileno
noi c'avemo Totti gol
Totti gol




Grazie a Guglielmo,
Gladiatore Giallo Rosso!!!

Nesta fro... alË alË
Nesta fro... alË
Nesta fro... alË alË
Nesta fro... alË
Tutti insieme...




Mettete a sede
Laziale mettete a sede
Mettete a sede
Laziale mettete a sede



Tornerete in B
come il Napoli
tanto in serie A
che ce state a f‡?
Lazio merda alË
Lazio merda alË
Lazio merda alË
Lazio merda alË


Grazie a Massimo!!!
Contro i Laziali



colore
il calcio il nostro gioco
questo scudetto È durato poco poco
alza gli occhi al cielo
e guarda 'sta citt‡
È tutta Giallo-Rossa
e te ne devi ann‡!



Scopate
Scopate
Scopate Suor Paola
O Laziale
Scopate Suor Paola


Tornerete in B
come il Napoli
tanto in serie A
che ce state a fa'
Lazio merda alË...




O laziale non ti inc....re
L'importante Ë partecipare




Mettete a sede
Laziale mettete a sede
Mettete a sede
Laziale mettete a sede





Volevano vince ma
Volevano vince ma
Se so attaccati ar ca...
Se so attaccati ar ca...


Roma Contro tutti


Ma che siete venu'
Ma che siete venu'
Ma che siete venuti a f‡