
MOGGI SCATENATO! - SE FOSSE SUCCESSO A UN’AVVERSARIA DELLA
NOSTRA JUVE QUELLO CHE È CAPITATO AL CHIEVO E AL SIENA
CONTRO L’INTER SAREBBERO SCATTATE INTERROGAZIONI
PARLAMENTARI. QUESTO SAREBBE IL NUOVO CALCIO PULITO? –
MURINHO? UN DILETTANTE ALLO SBARAGLIO CON UN CULO COSÌ –
ROMA IN CHAMPIONS CON TONI E TOTTI - I DIRIGENTI JUVE
STANNO DISTRUGGENDO UN PATRIMONIO DEL CALCIO
ITALIANO…
OPERAZIONE OFF SIDE 1P.
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intercettazioni:
| http://www.ju29ro.com/audio.html |
| 24-01-2010 |
| Quando gli juventini cantano « |
AHAHAHAHAHAH CI RISIAMO, DOPO LAPO, L'APE...
Il tribunale nazionale antidoping ha squalificato per due mesi i medici della Juventus Bartolomeo Goitre e Luca Stefanini per il 'caso Cannavaro'. I due dottori erano stati coinvolti all'inizio di ottobre nella vicenda: il difensore azzurro risultò positivo al cortisone, dopo avere presentato alla vigilia di Roma-Juve una richiesta di esenzione per emergenza (era stato punto da una vespa), incompleta però nella documentazione.
Il caso era stato archiviato, come da richiesta del capo della procura antidoping del Coni, Ettore Torri. Lo scorso 26 novembre i due medici sono stati deferiti dalla stessa procura con richiesta di tre mesi di squalifica. Stamattina la sentenza del tribunale nazionale antidoping che ha squalificato i due medici per 60 giorni.
Il club bianconero «prende atto della sentenza del tribunale nazionale antidoping, ma rimane ferma nella propria convinzione che i dottori Goitre e Stefanini abbiano offerto la massima collaborazione alle istituzioni sportive competenti». Questo breve comunicato della società bianconera segue alla squalifica comminata ai sanitari juventini per il «pasticcio» relativo alle analisi di Cannavaro
Mourinho, che è abbastanza presuntuosetto, veniva a Roma a vedere gli allenamenti di Spalletti. E questo deve essere ricordato.Patrick Vom Bruck, Centro Suono Sport
«Calciopoli? Il marcio non è venuto a galla»
«Da juventino avrei voluto vedere la Juventus in serie C. Il processo di primo grado di Calciopoli avrebbe potuto costituire un momento cardine, fondamentale, per l’intero sistema calcio, malato e avvelenato da personaggi di dubbio gusto, dai furbetti del quartierino e da gente come Moggi. Poi ci fu quell’incredibile e vergognoso condono che fece diventare tutto una farsa. Ma non lo fecero per salvare la Juve, non ci cascate. I bianconeri erano in quel momento il capro espiatorio, un fuscello nelle mani di chi avrebbe dovuto imprimere la pena severa e simbolica. Quell’assurdo “condono” fu fatto per salvare il Milan: Berlusconi e Galliani si misero di traverso con tutte le loro forze per scongiurare la B e, soprattutto, per fare in modo di ritrovarsi anche nelle coppe europee. Fu uno scandalo nello scandalo».
EDITORIALE | 22-10-2009 - ore 14:47
Il torinese scontentò tutti fischiando a raffica e ammonendo a più non posso. Poi si scusò dicendo che la situazione gli era sfuggita di mano. Un difetto nel quale incappa troppo spesso (ricordate il derby genovese del passato campionato con più di 50 falli fischiati?) e che pure domenica sera lo ha portato a chiudere il match con 9 ammoniti e un espulso. Milan-Roma, già, un match che per lui non era affatto una novità, tanto che lo cominciò a dirigere al termine della succitata stagione 2002-03, nella finali di ritorno di Coppa Italia del 31 maggio 2003. Dopo aver espulso Totti e mostrò il rosso a Cassano, reo di aver protestato dopo aver subito un fallo da Laursen non fischiato. Alla vista del cartellino il barese andò su tutte le furie e uscì dal campo mostrandogli le corna. Fu l'inizio dei guai tra la Roma e il torinese a San Siro, anche se dopo quella sera a Milano con lui ha vinto 3-2 con l'Inter il 26 ottobre 2005, 1-0 col Milan il 28 ottobre 2007 (con rigore fallito da De Rossi) e 1-0 in Supercoppa con i nerazzurri il 19-8-2007, con un penalty stavolta segnato dallo stesso De Rossi in una gara nella quale alla Roma ne dovevano essere dati almeno altri due. Perrotta disse «così ci fate perdere la partita» e Rosetti gli mostrò il rosso»un attimo prima del suo ingresso in campo dalla panchina. Ma l'espulsione più clamorosa resta quella di Mexes in Inter-Roma del 27 febbraio 2008. Sull'1-0 per la Roma il francese venne prima ammonito per aver tagliato il campo mentre rientrava dopo essere stato fuori per infortunio e poi ri-ammonito ed espulso per un fallo non commesso. Quindi l'Inter pareggiò con Zanetti: sviste decisive in ottica scudetto. Da quella sera tra Rosetti e Mexes sono state spesso scintille, con quest'ultimo che nel finale della gara persa 3-2 a Catania prima del Natale 2008 perse le staffe. Il torinese, sbagliando, gli risparmiò il rosso, mentre a Reggio Calabria, lo scorso 1 febbraio, gli fischiò contro un rigore per un fallo su Corradi. In Samp-Roma 2-2 del torneo passato, poi, assegnò un penalty alla Roma per fallo su Tonetto del già ammonito Padalino, che andava espulso. Ma lui sbagliò persona e anziché lasciare i doriani in dieci ammonì Lucchini. Rosetti non è un arbitro gradito alla società giallorossa che non può però dirlo «ufficialmente». Non a caso l'ultima sua direzione all'Olimpico risale al dicembre 2006 (il derby vinto 3-0 dalla Lazio), un mese prima l'ultima direzione con la Roma società ospitante nella partita con la Fiorentina finita 3-1. I giallorossi non vincono in campinato con Rosetti dall' 1-0 in casa del Genoa del 24 novembre 2007. Quasi due anni fa!
La Roma furiosa, anzi furibonda, prova stasera a dimenticare il sorriso balordo di Rosetti nell'incanto del Craven Cottage, lo stadio-salotto di Mohamed Al Fayed, il signore dei mitici magazzini Harrods, il primo miliardario straniero a togliersi lo sfizio di acquistare un club inglese. Lo fa all'ombra della determinazione di Claudio Ranieri, che a Londra ha una casa non lontano dal piccolo tempio del Fulham e a San Siro ha fatto da apripista all'innovativo sfogo di Rosella Sensi, rimasta a casa a differenza del diesse Pradé, partito regolarmente con la squadra. Speriamo che concretezza dell'allenatore in perfetta sintonia col presidente ("Ha ragione: il patrimonio Roma va difeso ad ogni costo") basti a dare dignità a questa Champions dei poveri che accende il giusto - non moltissimo, quindi - la fantasia tifosa. I precedenti, Basilea su tutti, non incoraggiano l'ottimismo dedicatoci dal tecnico inglese, il navigatissimo Roy Hodgson, che ha definito la Roma la squadra favorita per la vittoria finale in Europa League. Noi che conosciamo un po' meglio la realtà giallorossa ci sentiamo magari propensi a una maggiore cautela: Totti nonè partito, afflitto dai guai al ginocchio e dai soliti misteri; di Juan si sono perse le tracce; Doni è in piena convalescenza; Cicinho è sempre rotondo come un abbacchietto; la banda nel suo complesso, il caricatissimo Menez a parte, non sembra vivere una fase di splendore fisico e, alla faccia del turnover, già comincia a chiedere gli straordinari a più di un elemento (da Riise a Burdisso, da De Rossi a Pizarro).
In ballo, orgoglio a parte, forse non c'è granché. Ma forte è la curiosità di verificare le capacità di reazione del gruppo di fronte all'ultima clamorosa ingiustizia subìta. Di nuovo, c'è l'atteggiamento del presidente, finalmente tornato a mostrare una grinta degna di papà e mamma. Basterà a scuoterci dalla rabbia che, a distanza di tre giorni buoni, ancora ci rode dentro?
Alla vecchia di Torino hanno ripreso Bettega. Sono due le cose. Se Bettega è pulito, vuole dire che non sapeva nulla di ciò che facevano i “colleghi” Moggi e Giraudo e dunque è un imbecille che non vede passare le renne ad agosto, se invece vale il contrario, sporcato per sporcato, lo stile Juve, valeva la pena riprendersi il vate di calciopoli, almeno di pallone ci capisce. Non credo che il bianco Bettega li salverà dal processo di deterioramento, a meno che non arrivi Hiddink e allora saranno dolori per tutti. Quello è bravo. Il Milan, sull’onda dell’ottimo arbitro Rosetti, ha preso più punti di quelli che merita, frenando la nostra crescita (che bravo Rosetti, due piccioni con una fava!).

(EDITORIALE
– IL SOLITO ROSETTI, RIMPIANTO GIALLOROSSO –
FORZA-ROMA.COM) – La Roma torna a mani vuote da Milano.
Dopo i primi quarantacinque minuti di giuoco, nessuno,
neanche Galliani e soci, avrebbe pensato ad un epilogo così
generoso nei confronti del Milan e così avverso alla Roma
che meritava senza alcuna ombra di dubbio la vittoria. Alla
fine è chiaro che il nervosismo per l’ennesimo Rosetti
contro la Roma, ha fatto andare su tutte le furie anche lo
stesso Ranieri. Un metro di valutazione a favore del Milan:
il rigore su Menez ed il presunto fallo di Burdisso su
Nesta, Rosetti con queste due interpretazioni per la terza
volta consecutiva a Milano penalizza oltremodo la Roma che
esce dalla sfida di Milano con tanta amarezza ed un pugno
di mosche. La gara di Milano doveva far destreggiare la
Roma fra le maglie dell’incertezza sul proprio cammino, la
sfida della verità giallorossa, una Roma che orfana di
Totti doveva dimostrare il proprio valore. Milano ha
gridato che la Roma c’è, con tanto di pregi e con ancora
dei difetti da estirpare. La prima sconfitta dell’era
Ranieri giunge con tanto di alibi da raccontare e con
qualche veleno: qualcuno sapeva che a Milano con Rosetti
andava a finire in questa maniera. Rigore non concesso alla
Roma, quello assegnato al Milan, l’esiguo recupero dopo
nove ammonizioni e cinque sostituzioni è sembrato una gran
presa per i fondelli per tutto il popolo giallorosso. Anche
la Sensi ha alzato la voce: mi sà tanto che Rosetti questa
volta l’ha combinata proprio grossa. Un consiglio alla Roma
e a Ranieri: non cullatevi sui madornali errori arbitrali
anche voi avete le vostre colpe, certe partite si devono
chiudere 0-3 e tutti a casa.
Zio Claudio ha
fatto strike domenica sera in tivù. Bello, cazzuto,
sintetico e definitivo come certi sfregi sui muri. Lo dice
uno che si è asciugato un paio di furtive lacrime quando
Luciano ha detto “ciao”. Uno che ha buttato sangue dal
capezzolo quando, sempre zio Claudio, al suo esordio a
Trigoria non ha trovato di meglio che farci sapere: “Sapete
che nuova c’è? Scordatevi il bel gioco”. Che era poi come
dire scordatevi Spalletti. Ma come, testaccione, il bel
gioco è, era, l’unica cosa che avevamo, poiché di vincere
non se ne parla con questi chiari di luna!
Noi Spalletti ce l’avremo sempre in qualche anfratto del
cuore ma da domenica sera abbiamo cominciato a
dimenticarlo. Merito tutto di Ranieri. Dell’uomo di
Certaldo ci piaceva quasi tutto. Non ci piacevano due cose:
quel suo nascondersi troppo sovente nelle nebbie di una
sintassi da capogiro per quanto faticosa, involuta e
democristiana e la sua evidente faccionaggine da
telecamera. Quel suo darsi di gomito con Ilaria come se
fosse Ilary e con Massimo Mauro come se fosse Walter
Cronkite.
Ranieri sembrava domenica sera la reincarnazione del
generale Patton. Poche parole, quelle giuste, nessuna
perifrasi. Teso ma non cupo, sobrio ma non banale. Perfetto
nel vestire la rabbia e l’orgoglio di essere romanisti
quella sera, alle 22 e 30, dopo lo show ragliante di
Rosetti delitti perfetti.
Voto dieci con lode a Ranieri. Anche perché non ce lo
ricordavamo così. Quello intravisto (e massacrato) a
Torino, ma anche prima a Parma, a Londra e a Valencia,
sembrava un uomo soggiogato dal mito dell’educazione e
delle braccia conserte, destinato a prendere schiaffi
persino da Mourinho. Si capisce che Testaccio, dopo averlo
al mondo, ora lo ha posseduto. Meglio così, meglio per noi.
Il suo esempio deve aver contagiato anche la signora Sensi
che ha scoperto meglio tardi che mai il gusto delle
barricate dopo aver praticato il masochismo dei silenzi.
Peccato solo una cosa. Che le sue grida vengono dal
loggione. Rumorose ma ininfluenti. Se Galliani la chiama
per tirarle le orecchie, lei le orecchie è costretta a
farsele tirare. E dunque, viva Ranieri!
19-10-2009
Rosetti
è un grande amico di Galliani. Questa è una notizia che non
vuol dir niente. Però, per natura siamo maliziosi…
Stefano
Petrucci
SCIPPO
A SAN SIRO
MILAN-ROMA 2-1
Furto a San Siro. Furto vero. Il Milan si impone 2-1, ma il
gol dell'1-1 è frutto di clamoroso regalo di Rosetti, che
nella ripresa concede un rigore dopo un intervento sulla
palla di Burdisso. L'ex interista anticipa Nesta, spedendo
la palla in angolo. Dal dischetto, Ronaldinho non sbaglia e
qualche minuto dopo arriva la beffa: Pato prende in
velocità Riise e raddoppia. Una rapina.
Il Milan batte
la Roma 2-1: è tutta una vergogna.
"Per quanto sia un eccellente arbitro internazionale,
Rosetti con la Roma sbaglia troppo spesso".
"La partita è stata condizionata dall'arbitro"
"Rosetti lancia il Milan"
«Siamo stanchi
di essere presi in giro»
All'uscita dal campo Pizarro ha distrutto il cartellone che
si usa durante le interviste. «Se parlassi mi darebbero 10
anni di squalifica», dice sconsolato. Tutti i giallorossi
sono visibilmente amareggiati. «Siamo stanchi di prenderla
in quel posto - commenta Menez - anche a Genova era
successa la stessa cosa (il riferimento alla mancata
espulsione di Biava ndr) non se ne può più. Il rigore su di
me? Certo che c'era». Mexes non è da meno. «Ci sono episodi
sui quali non possiamo fare nulla. Uno cerca di fare bene
una gara che poi è condizionata. Siamo arrabbiati». Il
riferimento all'arbitro Rosetti è evidente. «Le persone che
sono messe a dirigere le partite dovrebbero essere
competenti».
17-07-2009

CORSPORT
- Mario Balotelli non la smette con le provocazioni.
In un'intervista, alla dom
Mourinho
e Balotelli, due esseri che meriterebbero di stare lontano
dai campi di giuoco, perchè ammesso e concesso che i due
siano bravi, il calcio italiano non ha bisogno di questi
due individui, il mondo del calcio deve riflettere, le
esasperazioni sono da condannare, se i protagonisti sono
quelli che guadagnano fino a 450.000 euro al mese, la
rabbia cresce. Ieri sera il pubblico romanista è stato
offeso da Balotelli prima, simulatore e maleducato, poi è
toccato a Mourinho, intervistato si è lasciato andare con
la sua eterna provocazione, ha parlato male
dell’arbitraggio, ritenendo la sua Inter, penalizzata, in
occasione del terzo goal di Brighi, ha volutamente cercato
di fare passare la Roma, Spalletti ed i tifosi giallorossi
per coglioni, ma andasse a quel paese. Mourinho e Balotelli
sono esseri da circo, viene da ridere sentirli parlare e
vederli in campo, Balotelli ha avuto un atteggiamento
increscioso, ha provocato i tifosi della Roma, ha sfottuto
Panucci dopo il rigore senza che nessun compagno di squadra
lo abbia redarguito, parliamo di non mandare i tifosi in
trasferta, e certi individui sono autorizzati ad aizzare
gli animi, se dal settore dei tifo giallorosso fosse volato
un oggetto all’indirizzo, la stampa avrebbe condannato la
Roma, con la squalifica del campo, mentre il provocatore
sarebbe uscito dalla situazione come vittima. Mourinho a
fine gara parla di fair play, ridicolo, assieme al suo
calciatore, basta, siamo stanchi di vedere questi
atteggiamenti, Balotelli antisportivo in tutto e per tutto,
Mourinho molto di più, un allenatore doveva chiedere scusa
per l’episodio increscioso dell’attaccante ma evidentemente
la cultura dei due è troppo inferiore agli standard
italiani, andrebbero isolati senza mezzi termini,
alziamo la voce e chiediamo in coro che l’Italia non ha
bisogno di gente come Mourinho e Balotelli, per noi
andrebbero RADIATI senza mezze misure.
Rosella
Sensi non ha detto nulla su Inter-Roma, l’ennesimo torto
arbitrale, l’ennesimo furto ben confezionato dai nerazzurri
di Moratti con la complicità dell’arbitro Rizzoli. La
presidentessa Sensi, che dopo Inter-Roma di Coppa Italia,
aveva in un certo qual modo alzato la voce, oggi non ha
aperto bocca sull’incresciosa condotta arbitrale, almeno
ufficialmente, qualcuno conferma che la Sensi qualche
tiratina di orecchie per telefono l’ha fatta, pubblicamente
Rosella Sensi non ha fiatato, è vero che alla fine non
serve a nulla, noi tifosi, però abbiamo il diritto di avere
la società al fianco, nell’ennesimo torto subito in
Inter-Roma. Franco Sensi avrebbe tuonato parole forti
contro il sistema, contro chi detiene lo scettro del potere
del calcio italiano, soprattutto dopo che Moratti, in
maniera meschina, ieri ha confermato, falso e bugiardo come
i suoi tesserati, l’esistenza del rigore su Balotelli. Lì è
un pò mancata la Sensi, non ce ne voglia, ma i tifosi che
si stanno mobilitando contro i favori all’Inter, desiderano
avere l’appoggio della società As Roma, le battaglie si
combattono in sinergia, noi siamo la parte lesa, quella che
ne è uscita più sconfitta, quella parte che ha voglia di
farsi giustizia, contro l’ennesima vergogna consumata in
quel di San Siro. Cara Rosella se ci sei batti un colpo…
La Roma
è la migliore formazione italiana, il Manchester United
è il miglior club del mondo. A stabilirlo è l'Iffhs,
Istituto mondiale di storia e statistica del calcio che per
stilare la sua graduatoria ha preso in considerazione tutti
i risultati ottenuti dalla varie squadre nel periodo che va
dall'1 marzo 2008 al 27 febbraio 2009. Il Manchester United
ha un quoziente di 302, e precede un'altra squadra inglese,
il Liverpool, secondo con 267. Terzo il Boca Juniors con
263. Prima delle italiane rimane la Roma, che però esce
dalla 'top ten' scendendo dal nono al 12/mo posto. La
squadra giallorossa precede di una posizione la Juventus,
mentre l'Inter è solo 16/ma ed il Milan soltanto 38/mo,
alla pari con Cska Mosca, Deportivo La Coruna, Villarreal e
Manchester City. Primo club non europeo o del continente
americano è il giapponese Gamba Osaka, piazzato al 22/mo
posto.
TOTTI:
"Il rigore? Come sempre non ho parole"
01.03.2009

Protesta
a fine partita anche Francesco Totti costretto a guardare
il match di San Siro dalla tribuna: « Il rigore? Come
sempre, senza parole. Niente di nuovo. In tribuna si è
visto pure meglio». Curioso ed emblematico il
siparietto che ha visto protagonista proprio il
Capitano e Capitan Futuro. Durante
l'intervista di De Rossi a Sky, Totti fuori onda
suggerisce al compagno "Dillo, protesta! La devono smettere
di fare le solite cose. Siamo stufi...".
Il giornalista di Sky ha tentato poi di farlo
intervenire in diretta, ma a quel punto il numero
10 giallorosso è andato via.
DE
ROSSI: "Il calcio italiano ha qualcosa di poco chiaro"
01.03.2009
23.29 
Parole
forti, fortissime quelle di Capitan Futuro rilasciate a
Roma Channel, parole destinate a destare una lunga scia di
polemiche. “Non è possibile, quando entriamo allo
stadio diciamo “stavolta no, non è possibile”, e invece è
possibile. Io non ho ancora rivisto l’episodio - ha detto
De Rossi - ma ero lontano e fischia il rigore, che
gli vuoi dire? Non deve fare niente, è una partita finita e
lui la riapre, spero per lui che sia scarso e che non lo
faccia apposta. Lo stimolo? Di giocare con il cuore per la
Roma non me lo leva nessuno, Rizzoli o Collina o la loro
banda.
Il centrocampista di Ostia prosegue "La Champions? Sarà
sicuramente una partita più limpida anche se oggi saremmo
arrivati al 4° posto, è un peccato perché viene sminuito il
nostro lavoro per colpa degli arbitri, i ragazzi dell’Inter
sono fenomenali, Santon è eccezionale e così sviene
sminuito il loro lavoro. Ci abbiamo messo del nostro per
essere sesti ma anche quando eravamo secondi l’altro anno è
successo qualcosa di molto poco chiaro. Siamo più grandi di
questo e dobbiamo continuare a partire da sabato o da
martedì che ci dovrà essere la bolgia allo stadio. Andiamo
avanti a testa alta. E’ ancora più bello essere romani e
romanisti oggi. Non bisogna esagerare, ma il calcio
italiano ha qualcosa di poco chiaro e sicuramente le
partite del calcio italiano sono le più alterate, io vedo
altri campionati e non succede come da noi, bisogna
riflettere e capire il perché. Non bisogna collegare
Calciopoli ad oggi, servirebbero delle prove, ma è da
migliorare quest’aspetto perché c’è gente che soffre per la
loro passione”.
Costante
nerazzurra arbitrale
Inserito
alle 9:20 - 2 Marzo 2009

E’una
vera e propria costante, Inter-Roma è così e chissà per
quanto tempo sarà così. Non c’è Rosetti. che aiuta l’Inter
a rimontare il vantaggio della Roma, espellendo
ingiustamente Mexes, lo scorso anno le cose andarono in
tale direzione, ma al peggio in Inter-Roma non c’è mai
fine, e nell’edizione stagionale di Inter-Roma la regola ha
avuto la sua conferma, pesante ed incredibilmente
scandalosa, con la decisione di Rizzoli deprecabile, che ha
condizionato il risultato finale. Vogliamo parlare di
calcio prima, poi troveremo il tempo e lo spazio per
parlare del vergognoso episodio, la Roma è stata bella,
armoniosa a tratti incostrastabile, ha disputato un primo
tempo superiore addirittura di quello fatto dal Manchester
United, martedì a San Siro. La Roma ha chiuso il primo
tempo meritatamente in vantaggio per 2-0, De Rossi e Riise
i mattatori, gli altri una spanna superiore agli avversari,
brutti ed orribili i nerazzurri, tutto sembrava meno che
una squadra capolista del campionato italiano. Nella
ripresa la Roma parte con il piglio giusto, a differenza di
quanto hanno commentato i signori Caressa e Bergomi su Sky,
non sono stati capaci di dire che la Roma alla fine avrebbe
meritato la vittoria, dodici azioni da goal, 3 reti senza
rigore, a San Siro, è un fatto che và sostazialmente messo
in evidenza, i nostri dipendenti, i vari Caressa e Bergomi
hanno puntato l’attenzione sul calo della Roma, bugiardi ma
tanto bugiardi, negli ultimi 8 minuti la Roma ha creato 3
palle goal con Menez e De Rossi, quei due individui di Sky
non sono stati capaci di dichiarare che la Roma, nonostante
il pareggio avrebbe meritato qualcosa in più, essendo stata
superiore sul piano del gioco all’Inter, lasciamoli
perdere, ci illudiamo sempre che al peggio non c’è mai fine
ma poi la realtà ci conferma l’eternità di certe scabrose
situazioni. La serata ha visto l’ennesimo aiuto all’Inter
da parte dell’arbitro, nella fattispecie Rizzoli, che
assegna un rigore inesistente a Balotelli, dirà in campo a
De Rossi per fallo di Motta, clamoroso, perchè De Rossi
toglie il piede e poteva dare l’impressione di aver fatto
fallo ma Motta è completamente estraneo e passivo dinanzi
la caduta di Balotelli, simulatore e poi maleducato, segna
e si rivolge in maniera meschina e provocatoria al settore
dei tifosi giallorossi, Panucci cerca di riprenderlo e lui
fa il verso e la linguaccia, roba da pazzi, perchè pochi
minuti dopo il suo allenatore Josè Mourinho, parla di
atteggiamento naif dei suoi, di fair play, bugiardo e
falso, grande provocatore, si Mourinho è un
provocatore, l’Inter si ritiene una società seria ed
onesta, macchè, un’altra società avrebbe redarguito il
calciatore e l’allenatore, perchè se un fatto di questo
succedeva in altra squadra che non fosse nerazzurra,
sarebbe stato messo in croce l’allenatore e il calciatore
all’inferno. Vertici svegliatevi, Moggi illecitamente aveva
fatto in quella maniera, chissà se Moratti si è creato un
sistema tutto suo e particolarmente invisibile, del
resto di intercettazioni sono maestri e difficilmente
loro possono essere spiati. L’ennesimo errore in
Inter-Roma, seguito dalle parole di Daniele De Rossi, scene
da libro cuore, frasi toccanti, forti, perchè anche se la
vittoria ci è stata tolta ma essere romanisti oggi è ancora
più bello.
Roma
defraudata, la solita vergogna a San
Siro

Inter-Roma,
l’ennesimo atto di un copione già visto. La Roma incanta ed
ipnotizza l’Inter, nerazzurri in balia dei giallorossi,
l’arbitro di turno Rizzoli come Rosetti, aiuta l’Inter,
assegnando un rigore inesistente e dando una spinta alla
rimonta nerazzurra. Spalletti mette in campo una Roma
dignitosissima, il primo tempo dei giallorossi è da spot
per il calcio, giocano a memoria, incantano San Siro ed
escono alla fine del primo tempo con gli onori. Spalletti
ha dato lezione di calcio al collega Mourinho, che potrà
dire tutto ma se parliamo di calcio, la Roma gli ha
rifilato un lezione d’altri tempi. Nella ripresa Roma e
Inter si equivalgono, l’Inter è chiaramente aiutata e
spinge un pò di più, le grandi occasioni sono sempre per i
giallorossi di Spalletti, fino alla fine la Roma tenterà la
via del goal, De Rossi dopo un controllo da cineteca,
spreca di sinistro, se avesse fatto il goal del 4-3, non
oso immaginare quello che poteva accadere alle mie
coronarie, la Roma meritava la vittoria, questa è una
certezza, un fatto tecnico che è giusto da evidenziare, la
Roma ieri sera a San Siro meritava la vittoria. Non è stata
rocambolesca come i suoi avversari, ha giocato palla a
terra, ha fatto una grande partita, Spalletti ha vinto il
confronto con Mourinho, Rizzoli è stato protagonista in
negativo, la Roma non ha vinto perchè l’episodio principe
della gara è stato a favore dell’Inter, rigore
clamorosamente concesso, Balotelli ha simulato, la prova tv
spero che lo mandi a casa, il suo comportamento irriverente
e poco sportivo, Mourinho parla di naif, ma mi faccia il
piacere, nessuno ha il coraggio di rispondere per le rime,
ad un falso ed ipocrita, un mezzo pagliaccio, un addetto ai
lavori che provoca e nessuno gli risponde, tranne Luciano
Spalletti, del resto neanche a noi piace essere presi per
coglioni e caro Mourinho cerca di non sbagliare più a
parlare, noi siamo la Roma tu non sei
nessuno.
Non
semo piagnoni, ma manco fregnoni
"Non semo piagnoni, ma manco fregnoni". E' lo striscione di
protesta dell'Airc (Associazione Italiana Roma Club)
esposto durante Roma-Palermo. Il messaggio fa riferimento
alle sviste arbitrali che hanno danneggiato la squadra di
Spalletti in questa stagione. Ultimo, eloquente, caso la
partita di coppa Italia persa (non per demeriti della Roma)
contro l'Inter per gli errori del fischietto
Orsato.
LA
JUVE SIETE VOI
STEFANO
PETRUCCI
Ora che tutto è finito, resta ancora più difficile far
sbollire l’incazzatura. La partita l’avete vista, sapete
tutto. Sapete anche che, ora, ci sarà chi canterà la
resurrezione interista, la rinascita di Adriano, la
spietata concretezza di Ibrahimovic. Noi, invece, cantiamo
solo la rabbia contro lo schifo di Orsato, anzi contro
l’Orsato di Schifo e tutto quello che l’ennesimo arbitro
inguardabile incarna, all’interno di un sistema non da
rifondare, ma possibilmente da azzerare del tutto.
Stabilito che la formula della Coppa Italia elaborata dai
cervelloni della lega, poveri noi, fa schifo almeno quanto
Orsato, perché non cambiarle anche il nome? Perché, ad
esempio, non chiamarla direttamente Coppa Inter oppure,
riecheggiando il ricco triangolare intitolato a Berlusconi,
trofeo Moratti?
Per carità, a leggere il tabellone sapientemente studiato
per quest’obbrobrio di torneo anche i meno avvertiti si
saranno resi conto da tempo che il sogno palese degli
organizzatori era quello di confezionare una bella finale
Inter-Juventus. Antonio Matarrese, bontà sua, l’ha quasi
ammesso, spiegando con la consueta leggerezza che si era
fatto in modo di evitare la ripetizione del confronto
finale tra Inter e Roma.
L’ennesima puntata della sfida infinita
stavolta si è consumata in effetti nei quarti, novanta
minuti secchi salvo appendici, ma a evadere senza troppi
scossoni la pratica ha provveduto con puntualità la banda
Collina-Gussoni, incarnata ieri notte dall’orrida quaterna
guidata da Orsato. Sta di fatto che sull’erba fradicia di
San Siro, come già un anno fa in campionato, auspice Javiér
Rosetti, non ha vinto la squadra che ha giocato meglio, ma
la più protetta, la più sostenuta, la più incoraggiata dai
fischi per fiaschi del signore chiamato sulla carta a far
rispettare il regolamento. Era netto il fallo da rigore di
Burdisso su Vucinic, vera svolta del match: fosse stato
concesso, come doveva, quanto meno l’Inter non sarebbe
passata sull’1-0 sull’immediato rilancio dell’azione. Ed
erano altrettanto netti i fuorigioco di Samuel, che ha
invece potuto incornare indisturbato a pochi metri dal
guardalinee Pirondini, e di Maicon, avanti a tutti sulla
traiettoria della respinta di Artur, nella fasullissima
percussione che ha innescato il nuovo, decisivo vantaggio
interista.
Ha sbagliato anche la Roma, per carità.
Dormita collettiva della difesa – Juan e soprattutto Riise
a russare più degli altri – sul gol di Adriano, lanciato a
rete addirittura da un lungo rilancio di Toldo; nessuna
reattività sulla ribattuta di Ibrahimovic per il 2-1, dopo
la grande opposizione di Artur allo stacco di Samuel.
E, ad essere pignoli e severi fino in fondo, qualche
mollezza di troppo anche in attacco, consueta sfiga nei
rimpalli a parte, laddove sarebbe magari servita
qualche bastonata in più, piuttosto che i tocchi di
fioretto cui tendono a indulgere sempre Vucinic e soci. Ma
non c’è confronto, siamo seri, tra il peso degli errori
della splendida pattuglia di Spalletti, a lungo padroni
assoluti del campo, e quelli commessi impunemente da Orsato
e dai suoi orridi collaboratori. Sono stati loro, molto più
di Adriano e Ibrahimovic, che ora qualcuno celebrerà come
eroi della prima vittoria nerazzurra nel 2009, a spalancare
di fatto ai milionarios di Moratti l’autostrada verso la
finale del 13 maggio, nel nostro Olimpico (in semifinale
troveranno la Samp, capirai).
Diamo così addio alla stella d’argento,
almeno per quest’anno. Ma lasciamo il torneo di cui ci
sentivamo legittimamente padroni con più rabbia che
rimpianto. Pensiamo al campionato, alla durissima trasferta
di Napoli, agli ottavi di Champions che cominciano a
profilarsi all’orizzonte. Ma pensiamo anche a difendere i
nostri diritti, la qualità della nostra squadra, l’orgoglio
dei tifosi che pure ieri hanno fatto sentire con forza la
loro voce, nella tana semideserta della squadra che ci ha
già beffati senza merito nella volata-scudetto di pochi
mesi fa. Ci pensi Rosella Sensi, urlando in pubblico come
avrebbe fatto suo padre Franco o semplicemente sussurrando
la sua doverosa protesta nella stanza dei bottoni, che può
frequentare di diritto – non dimentichiamolo mai – quale
vice presidente vicario della stessa lega che ha costruito
la buffonata della Coppa Inter prima e quella di ieri sera
poi. Di qui a fine stagione ci sono altri traguardi da
inseguire, alcuni addirittura fondamentali per il nostro
futuro: vorremmo tanto provare a centrarli senza trovarci
altri Orsato tra i piedi.
Nello
scorso torneo ci guadagnarono più di 10
puntiE questo è
cominciato nella stessa direzione
Campionato 2007/082° Giornata, Empoli-Inter 0-2
(Ayroldi)Rigore
non dato3°
Giornata, Inter-Catania 2-0 (Orsato)Gol irregolare4° Giornata, Livorno-Inter 2-2
(Trefoloni)Rigore non dato11° Giornata, Juve-Inter 1-1
(Rocchi)Rigore
non dato12°
Giornata, Inter-Lazio 3-0 (D'Amato)Rigore generoso13° Giornata, Inter-Atalanta 2-1
(Banti)Gol
irregolare14°
Giornata, Fiorentina-Inter 0-2 (Farina)Gol irregolare17° Giornata, Inter-Milan 2-1
(Morganti)Rigore
non dato18°
Giornata, Siena-Inter 2-3 (Girardi)Rigore non dato19° Giornata, Inter-Parma
3-2(Gervasoni)Rigore inventato21° Giornata, Inter-Empoli 1-0
(Tagliavento)Rigore inventato22° Giornata, Catania-Inter 0-2
(Farina)Gol
irregolare24°
Giornata, Sampdoria-Inter 1-1 (Rocchi)Espulsione non
data25°
Giornata, Inter-Roma 1-1 (Rosetti)Espulso Mexes, non
BurdissoCampionato
2008/091°
Giornata, Sampdoria-Inter 1-1 (Rosetti)Gol irregolare8° Giornata, Inter-Genoa 0-0
(Orsato)Mancata
espulsione11°
Giornata, Inter-Udinese 1-0 (Morganti)Mancata
espulsione13°
Giornata, Inter-Juve 1-0 (Rizzoli)Rigore negato
inter roma coppa italia 21-01-2009
La Coppa Italia va via in una serata amara per la Roma in
terra di briganti interisti, un signorotto, tale Orsato,
giovane arbitro, varrà ancora l’adagio come ai tempi
di Moggi, che il giovane arbitro agli inizi della carriera
non deve mettersi contro chi comanda, altrimenti carriera
rovinata sul nascere, consapevole di questa filosofia di un
sistema corrotto, sempre e comunque, ci mette del suo per
togliere la vittoria alla Roma e consegnarla nelle mani di
un Inter, poco superiore di quella apprezzata da tutti a
Bergamo, ma che ha avuto nei momenti topici della gara
quelle pedate nel sedere da parte di Orsato che hanno,
prima del vantaggio di Adriano, incoronato imperatore per
una mezza partita fatta, da stampa e giornalisti, quando si
tornerà ad avere direttori responsabili veri
professionisti, negato a Vucinic un rigore più evidente di
quello famoso Ronaldo-Iuliano, e poi nella ripresa dopo il
meritato pareggio di Taddei, non annulla il goal di
Ibrahimovic, altro beatificazione del popolo dei
giornalisti, Mexes killer e Zlatan il calciatore pulito ed
onesto massacrato dal terribile difensore francese, il
fuorigioco di Samuel era più netto e più evidente di quanti
altri episodi sui quali l’Inter ha costruito le proprie
fortune. Si, proprio così! L’inter è uscita da calciopoli
come vittima del sistema Moggi, esisteva un altro sistema
quello di Moratti, le intercettazioni sono una piccola
parte, che è rimasto al calduccio, bello e pulito senza che
nessuno l’abbia tirato in ballo. Questo sistema ha tolto il
portaombrelli dalle mani di chi inseguiva la stella, senza
contare che certi fessacchiotti, come credete voi di farci
apparire, hanno una mente per pensare e un cuore per
tifare, e saremo sempre qui a sostenere la squadra che
amiamo, Forza Roma sempre comunque e contro chiunque,
sistemi marci e corrotti compresi.
Il calcio è uno sport nobile e dagli atteggiamenti in campo
degli atleti, si può capire anche la vita privata e la
famiglia di queste persone che scendono in campo in
qualsiasi ruolo. Stò parlando dei guardalinee e sopratutto
dell’arbitro Orsato che ieri ha messo in luce la sua vita
famigliare ed abbiamo capito, senza ombre di dubbio di chi
è figlio………è un emerito figlio di……..una classe arbitrale
corrotta e suddita di quel sistema che non è morto, forte
con i deboli e deboli con i forti, una classe arbitrale che
nonostante capeggiata da Collina, uno degli arbitri
italiani migliori in assoluto, non recepisce la buona
dottrina. Le sviste di ieri sono clamorose, segno che
l’Inter doveva vincere per cancellare la brutta sconfitta
contro l’Atalanta di Domenica scorsa. Un rigore che più
netto non può esistere, un gol, il secondo, viziato da un
fuorigioco che non si è voluto vedere, dal canto suo
l’Inter ha giocato bene, ha colpito una traversa ha
pressato bene il centrocampo, ma la Roma ha fatto una
partita bellissima, ha giocato come nei vecchi tempi ed ha
messo in difficoltà, la stratosferica Inter dei
multimilioni di euro, schiacciandola alcune volte nella
propria area. Io penso vivamente che l’Inter non ha bisogno
di questo per vincere, perchè il valore della squadra la si
vede in campo, invece quella che poteva essere una buona
partita, è stata rovinata dalla pochezza degli uomini
inetti, senza palle e senza orgoglio umano, servi del
potere e viscidi come vermi vestiti di giallo fuorescente.
"La Roma è stata grande, e forse meritava di più"
sono queste le parole Spalletti replica all’intervista
di fine partita e noi siamo con lui, non siamo stati
inferiori ed oltre alla sconfitta, dobbiamo essere
soddisfatti della partita di ieri e se questo è il
preludio, penso vivamente che andremo oltre il 4°posto, ma
non dobbiamo mai adagiarsi sugli allori. Con un Vucinic
ritrovato ed una Bestia consacrata, Mastrolindo ha messo in
campo una buona formazione, con Cichino che spaziava avanti
ed indietro, un Juan che con Mexes molto nervoso
pasticciano un pò in occasione del primo gol di Adriano, ma
è pur vero che il difensore brasiliano della Roma aveva
ricevuto il Giallo al primo fallo dopo 2 minuti di gioco.
Un Taddei sempre utile sia per i gol ma anche in copertura,
ma ancora non ha i 90min sulle gambe. Insomma non c’è da
ricriminare nulla e se giochiamo così non ce n’è per
nessuno. Missione compiuta quindi, per noi che abbiamo
ritrovato la forma, per Orsato che avrà ricevuto i
complimenti del presidente neroazzurro e per l’Inter che
forse quest’anno vincerà solo la coppa Italia.
LA
JUVE SIETE VOINello
specifico - A San Siro la Roma gioca alla pari con i
nerazzurri ma viene penalizzata dallo scandaloso
arbitraggio di Orsato e dei suoi assistenti. L’azione del
vantaggio nerazzurro di Adriano nasce da un rigore non
concesso per fallo su Vucinic (che viene anche ammonito!),
il gol decisivo, dopo il pareggio di Taddei, è viziato da
un netto fuorigioco di Samuel. Rodrigo: «Sono 4 anni che va
così» Spalletti: «Non meritavamo di perdere». Rosella
Sensi: «All’Inter non serve vincere in questo modo»
IL
CORRIERE DELLO SPORT: ROVINANO ANCHE LA
COPPANello
specifico – Inter-Roma 2-1: Gol decisivo in netto
fuorigioco. Arbitro e guardalinee incidono più di Adriano,
Taddei e Ibra. Rigore negato a Vucinic, poi Inter avanti.
Dopo l’1-1 la rete irregolare che manda Mourinho in
semifinale (sfiderà la Samp che ha vinto a Udine ai rigori)
Come dar torto a mister Spalletti quando ha commentato il
secondo vantaggio dei nerazzurri "Il fuorigioco di Samuel
sul gol di Ibrahimovic il guardalinee aveva tempo per
vederlo". E allora perchè non hanno visto? Non sono da
biasimare i giocatori della Roma che al rientro negli
spogliatoi hanno espresso tutta la loro rabbia e
perplessità nei confronti della mediocre e vergognosa
conduzione di gara. "Sono quattro anni che sto alla Roma ed
ogni volta che veniamo a Milano accadono questi eposodi" è
il rammarico di Rodrigo Taddei. Più duro il cileno David
Pizarro "Il gol è in netto fuorigioco. E' capitata un'altra
volta questa cosa. Purtoppo siamo usciti da questo torneo.
Il tutto ci insegna che se si sta male è meglio fermarsi e
non venire a giocare qui visto che succedono queste cose.
La Roma ha giocato da Roma. Siamo usciti a testa alta".
QUESTO
SILENZIO ASSORDANTE
22.01.2009
Il
silenzio al Meazza è assordante. Non stiamo parlando di
quei mille tifosi giallorossi che, finita la partita, hanno
dovuto aspettare la mezzanotte per uscire dallo stadio,
guardando fisso il campo di gioco, teatro ancora di furti –
chiamiamolo con il loro nome – a favore dell’Inter. Questo
silenzio assordante è degli organi di informazione che
subiscono di riflesso, come lo stesso arbitro Orsato, anche
loro la sudditanza psicologica. “L’Inter non ha bisogno di
questi aiuti”, esclama con tono deciso la presidentessa
Rosella Sensi; lo stesso fa intendere Luciano Spalletti,
che appoggia pienamente le parole del numero uno
giallorosso.
Perché
non si parla più del rigore netto sullo zero a zero negato
a Mirko Vucinic? Perché non si evidenzia il fuorigioco di
Samuel sul gol di Ibrahimovic? Perché non si dice che se
l’Inter non avesse usufruito di questi evidenti aiuti – e
questa volta andiamo più sul soft – non avrebbe vinto la
partita? Perché, perché, perché… Domande a cui non avremo
mai risposta. O forse sì, ce l’abbiamo. Lo scorso anno ci
siamo visti scippare uno scudetto da sotto il naso che
avremmo meritato sul campo. A voi la conclusione.
Questa mattina, facendo la consueta rassegna stampa,
vediamo solamente “Il Romanista” e “Il Corriere dello
Sport” tra i quotidiani che si schierano verso un calcio
più pulito, non quello di ieri sera al Meazza. La stampa
asservita al potere è come la classe arbitrale che subisce
la sudditanza psicologica. Non si scappa da questo. Un
giochino che abbiamo più volte rivisto, proprio come hanno
detto Taddei e Pizarro al termine del match
“Non significa piangere, ma rendersi conto che questi
errori accadono sempre contro di noi”, commenta il cileno.
Parole che mai hanno reso il significato come questa volta.
La Roma è uscita a testa alta dallo scempio di ieri sera,
mentre qualcuno si diverte a dire che l’Inter è uscita
dalla crisi. Se i nerazzurri dovranno essere i futuri
campioni d’Italia, il calcio italiano, allora, sta proprio
messo bene…
"La Roma meritava lo scudetto". Le parole di Maria Sensi,
intervenuta questa mattina in diretta radiofonica a "Te la
do io Tokyo" celebre trasmissione del grande Marione. Per
fare un breve bilancio di fine anno: "Il 2008 non è stato
positivo, nè per la famiglia e neppure per la squadra. La
Roma meritava lo scudetto, un regalo anche per il suo
presidente Franco Sensi. C’era un centenario da onorare e
da rispettare, però. Così è stato"
E’
venuto a trovarci il capitano TOTTI
Due anni e mezzo fa c’Ë stato il ciclone di Calciopoli.
Oggi le sembra che sia cambiato qualche
cosa?
´Niente. La sudditanza degli arbitri c’Ë ancora, c’Ë poco
da fare
Cosa si puÚ fare per risolvere questo
problema?
´Credo non ci sia niente da fare. Il calcio, purtroppo, Ë
questo
Queste sue parole sono dettate anche dal≠l’esito dello
scorso campionato?
´Io ne avevo parlato già nella passata stagione...
L’ultimo scudetto doveva vincerlo quindi la Roma?
´SÏ. A cinque, sei giornate dalla fine dove≠vamo essere gi‡
campioni d’Italia. Poi se uno vuole negare l’evidenza,
faccia pure.
Era già tutto previsto.
Senza
voler fare inutili moralismi, in una società dove si vota
per Galliani, si dimenticano i torti di Moggi, si accettano
prebende da Carraro, non c'era più posto per Franco Baldini
e la sua voglia di un calcio migliore.
Per
questo dico che forse la cosa più triste, in questo
momento, non è l'addio, purtroppo annunciato, di un grande
dirigente che rimpiangeremo sicuramente, ma il comunicato,
fatemelo dire, ingrato, con cui la società ha «preso atto»
delle dimissioni di un suo «consulente di mercato».Un
tentativo goffo e maldestro di provare a ridimensionare il
vero ruolo
avuto
in questi anni da Baldini. Che è stato sì assunto da Franco
Sensi come «consulente sportivo», ma con
un
accordo che lo trasformava in «direttore sportivo» non solo
di fatto nel momento in cui avesse sostenuto il relativo
esame di abilitazione. Una pratica regolarmente sbrigata
nel febbraio scorso.
Ma
i cavilli non contano in giorni come questi. Franco Baldini
per la Roma è stato molto di più anche di un direttore
sportivo: è stato al fianco del presidente nella sua
formidabile e ormai antica battaglia contro i padroni del
pallone; è stato l'orgoglio di sapere che noi avevamo uno
come lui e non uno come Moggi a rappresentarci in quel
mondo; e infine, come Zeman, è
stato
la speranza di un calcio migliore e che qualche cambiamento
potesse partire proprio da qui, dalla Roma.
Altro
che «consulente di mercato» come qualche gazzetta di
Trigoria aveva iniziato a scrivere sotto dettatura da
qualche mese.
Del
resto l'opera di delegittimazione che ha portato alle
dimissioni di ieri pomeriggio, parte da lontano. Alcuni la
fanno iniziare dalla misteriosa vicenda dei russi, che un
anno fa sbarcarono in città pronti a comprarsi una società,
la Roma appunto, sull'orlo del fallimento, e dopo qualche
settimana scapparono senza una spiegazione ufficiale.
Sarebbe bello un giorno fare chiarezza su quello che
accadde: si sa però che Baldini quell'operazione l'aveva
molto caldeggiata e qualcuno glielo rimproverò.
Altri
fanno risalire la prima crepa al famoso, o famigerato,
pranzo in Campidoglio apparecchiato in estate dal sindaco
per Rosella Sensi e il suo pari grado juventino Antonio
Giraudo all'insaputa di Baldini. A rivederlo oggi,
quell'incontro semiclandestino, sembra la prova generale
per la svolta che poi la società farà in autunno.
Ma
senza voler andare tanto lontano c'è una data certa a cui
far risalire le prime vere difficoltà di Baldini con la
Roma: il 31 agosto. A villa Pacelli è riunito come ogni
mese il consiglio di amministrazione che deve approvare la
situazione del bilancio della società come richiesto dalla
Consob. Quel giorno è anche l'ultimo giorno di mercato e
Baldini, sfumati per mancanza di soldi gli acquisti di
Gilardino e Ibrahimovic, caldeggia l'arrivo dell'egiziano
Mido, giovane di belle speranze. Costa sei milioni di euro:
non tutti sono d'accordo, anzi, ma alla fine la linea
Baldini passa e Mido arriva. Visti i risultati (e
l'insperata resurrezione di Montella) per Baldini è un
autogol, anche perché da Torino i nuovi amici bianconeri
sussurrano che l'egiziano si poteva prendere anche in
prestito gratuito, risparmiando i sei milioni.
Questo
era il clima già all'inizio di quello che si rivelerà come
l'ultimo campionato di Baldini alla Roma. Ma il direttore
sportivo incassa e tira dritto anche perché la Roma va a
pezzi: va via Prandelli e lui corre a far firmare Voeller;
dopo un mese anche il tedesco fa le valigie, Baldini ha per
la prima volta la tentazione di imitarlo ma invece sale su
un aereo e incontra Delneri convincendolo a venire a Roma.
Intanto la sua ultima campagna acquisti finisce nel mirino
di critica e tifosi (solo oggi sappiamo che Mexes non era
una bufala...).
Ma
è sul fronte politico, sulla visione del calcio e sul ruolo
della Roma, che si apre la crepa decisiva.
Il
fatto è questo. E' una mattina di ottobre: all'Hilton di
Fiumicino sono riuniti gli stati generali del calcio. A
sorpresa spunta anche Franco Sensi, al suo fianco, come
sempre, Franco Baldini. Di quel giorno passeranno alla
storia due scene: nella prima Baldini cerca letteralmente
di tirar via lo stanco presidente dall'abbraccio
tentacolare di Luciano Moggi che ha appena finito di
giurare che lui non ce l'ha mai avuta con la Roma; nella
seconda Sensi annuncia che la guerra è finita anticipando a
un nostro cronista che «la Roma voterà Galliani», quello
che lui, solo qualche mese prima aveva pubblicamente
mandato affanculo.
Per
Baldini quella svolta non è una vera sorpresa: la temeva da
qualche mese, da quando Mediaset, si dice per intercessione
dello stesso Galliani, ha firmato un importante contratto
per i diritti tv della Roma (così importante che solo
grazie a quello la società ha potuto chiudere l'ultima
relazione semestrale con un attivo di 14 milioni e rotti di
euro).
Ma
fino all'ultimo, fino a ieri sera, il diesse ha sperato di
poter convincere il presidente e la figlia che questa
strategia condanna la Roma ad essere per sempre vassalla
della grandi. E' questo il punto vero su cui si è consumato
il divorzio: per la famiglia Sensi oggi la Roma sta nel
posto che le compete, fra i grandi club con Juve Milan
Inter e Lazio; per Baldini invece, fino a quando le risorse
saranno distribuite in maniera ingiusta, gli arbitri
saranno condizionati dal potere e i giornalisti subiranno
la sudditanza psicologica dei soliti noti, la Roma non
vincerà mai più. Per questo Baldini si danna e passa
l'autunno e l'inverno a tentare di convincere la Roma a
riprendere in mano la spada del cambiamento. Per questo a
fine ottobre fa una prima mossa forte: si dimette. Ma quel
giorno il presidente in persona lo chiama e gli chiede di
restare: alla fine ne esce un comunicato che assolve il
calciomercato estivo e ridà piena fiducia al ds.
Ma
quel clima dura poco: il tempo di vedere per l'ultima volta
assieme in conferenza stampa Baldini con Rosella Sensi il
giorno dell'annuncio del mega contratto con Sky e del
rinnovo per Daniele De Rossi. «Grazie Franco» dice lei,
«no, grazie all'amministratore delegato» fa lui. Ma la
crisi è di nuovo dietro l'angolo e per Baldini la strada è
tutta in salita. Delneri spera di sostituirlo con il suo
amico del Chievo Sartori, alcuni big della squadra gli
voltano le spalle, e Rosella giorno dopo
giorno
gli preferisce Daniele Pradè, un dirigente diligente,
obbediente e sempre più presente: nella riunioni di Lega
come nelle occasioni con i tifosi e nei vertici strategici
a villa Pacelli.
Baldini
si rifà vivo il 5 gennaio, con una clamorosa intervista
contro i padroni del calcio che gli costerà un deferimento,
una multa di 2500 euro e l'eterna gratitudine di tanti
romanisti per la boccata di ossigeno di quelle parole. Ma
più i tifosi lo amano, più cala il gradimento per Rosella
Sensi, ingiustamente considerata l'unica artefice della
svolta.
Fatto
sta che Baldini alla prima occasione, la presentazione di
Abel Xavier, prende la parola e dice ai tifosi «non
applaudite me ma osannate la famiglia Sensi, solo a loro
dobbiamo questa grande Roma».
L'ultimo,
inutile, tentativo di recuperare un rapporto logoro.
Baldini
viene accantonato e pubblicamente scaricato: in occasione
di Roma Juve, viste le timide reazioni dell'amministratore
delegato e dell'allenatore al furto dell'Olimpico, avrebbe
occasione di farsi sentire. Ma rinuncia per non far danni
alla Roma.
La
domenica seguente la Roma perde anche a Cagliari.
Sull'aereo del ritorno, mentre Delneri sta dando le
dimissioni, Rosella gli ordina di partire la mattina
seguente per Zurigo per seguire una causa. Baldini ribatte
che c'è un allenatore da scegliere. Inutile.
L'intervista
tv alla Dandini di domenica sera sembra il suo addio al
calcio: in realtà è l'ultimo tentativo di cambiare le cose
a tre giorni dal voto per Galliani in Lega. E quando
mercoledì mattina il "compromesso storico" sembra saltato
per un attimo si illude «di essere servito a
qualcosa».
Ma
in cuor suo sa che è solo una questione di soldi e di
poltrone.Alle 17, quando i presidenti di A e B votano
Galliani e Zamparini, lui è già a Trigoria che mette le sue
cose in un paio di scatoloni.
Ieri
chiede di incontrare il presidente e la figlia: dopo un'ora
abbondante di anticamera lo riceve solo Rosella.
Chi
la conosce dice che tradisse un evidente fastidio. Baldini
prova a parlare, vorrebbe vedere anche il presidente,
capisce che è tutto inutile.
Consegna
la lettera di dimissioni. Lei dice «ne prendo atto», lo
ripete tre volte.
In
fondo era solo un «consulente di mercato».
Adriano
-
Colpisce un palo e sbaglia tutto il resto. Negli occhi ci
restano le sue braccia alzate per chiedere il rigore. Se un
gesto cosÏ lo fa in Inghilterra, lo fischiano in tutti gli
stadi.
Questa
era la partita per cancellare Manchester. La Samp era solo
un brodino per tirarsi su, ma vincere a San Siro contro la
capolista e rovinarle la festa giocando con questa
personalità, portando per 45 minuti sul prato milanese il
miglior calcio della serie A, ha un significato importante.
Vuol dire che Manchester Ë stato un terribile incidente, ma
la strada intrapresa Ë giusta.
Maurizio Mosca: ì
Vuole un consiglio? Per emergere in campo mondiale, cambi
squadra per un paio d’anni. Eh no,
questa no. Il capitano scandisce: ì
Sono cresciuto nella Roma e morirò nella Roma perchÈ sono
tifoso della Roma.
(AS_ROMA
| 20/04/2007) - La Juventus si era interessata a Mancini,
il giocatore brasiliano della Roma, non solo nell'estate
2005 (quando ci fu, negli ultimi giorni di agosto a
Milano, l'incontro tra il calciatore, i suoi
procuratori e i dirigenti bianconeri), ma anche
l'anno prima, come conferma un'intercettazione del
settembre 2004, pubblicata oggi dal quotidiano di
Torino, "La Stampa". La conversazione Ë tra Mino
Raiola, procuratore sportivo, e Luciano Moggi, allora
direttore generale della Juventus. Circa un mese prima di
quella telefonata, un altro brasiliano, Emerson,
passÚ dalla Roma alla Juventus.
Raiola:
´Allora, stai a sentire, Mancini Ë stato due giorni con
Emerson a Torino, il 31 luglio, mi sembra... Gli abbiamo
fatto vedere Torino, gli abbiamo detto, gli abbiamo
parlato... Anche Emerson ci ha parlato... Ma lui non se la
sentiva di venire a Torino, ha paura, non si sente pronto e
tutte queste cose qui... Quindi non Ë roba nostra. Non Ë
uomo!ª.
Moggi:
´Glielo ha detto a Emerson?ª.
Raiola:
´Luciano, senti, ma meglio cosÏ. Ce ne abbiamo uno meglio
su quella fascia lÏ, non ti preoccupare. Mo' adesso
comincio a far fare un casino a Mido, non ti preoccupare,
te la distruggo io la Romaª.
Moggi:
´Va bonoª.
FAVORI ARBITRALI INTER STAGIONE 2007/2008
Ne ho una aggiornata però solo fino alla 25a.
2a giornata:
EMPOLI-INTER 0-2 (+2 punti)
Arbitro: Ayroldi
Sullo 0-1 manca un rigore per l'Empoli. Saudati Ë messo gi˘
prima da Samuel, poi soprattutto da Cordoba che gli d‡
un'ancata. Giudicato involontario un mani di Samuel su tiro
di Saudati: sÏ, la distanza Ë ravvicinata. Attento
l'assistente Romagnoli sullo 0-2: Ibrahimovic servito da
Cesar Ë in posizione regolare.
11a giornata:
JUVENTUS-INTER (+1 punto)
Arbitro: Rocchi
Dopo due minuti Rocchi richiama Legrottaglie autore di un
fallo su Cruz. Al quinto, episodio chiave: Del Piero
controlla in area spalle alla porta marcato da Cordoba che
usa entrambe le mani per ostacolarlo. In particolare quando
il bianconero prova a girarsi per calciare, il difensore lo
cintura con il braccio sinistro. Ci poteva stare il rigore.
12a giornata (recuperi)
INTER-LAZIO (commento dal Corriere dello Sport)
Arbitro: Damato
Altro rigore molto generoso che serve a schiodare lo 0-0.
Angolo per l’Inter, Burdisso in area cerca la posizione
spostandosi in direzione del pallone, davanti a lui c’Ë
Stendardo, i due si tengono reciprocamente, poi finiscono a
terra. L’arbitro sulle prime non assegna il rigore, poi il
guardalinee De Santis gli suggerisce qualcosa con
l’auricolare.
13a giornata
INTER-ATALANTA 2-1 (+2 punti)
Arbitr: Banti
Non convince Banti: convalida un gol irregolare ed Ë
insicuro nella gestione dei cartellini. Da annullare il 2-0
dell’Inter: Cruz, infatti, sul tiro-cross di Suazo si
libera di Carrozzieri con una plateale spinta. L’argentino
puÚ cosÏ riprendere la respinta del palo in assoluta
libert‡ e segnare. Nella ripresa Ë da giallo l’intervento
di Samuel su Doni, ma l’arbitro sorvola. Al 16’ Manfredini,
in netto ritardo, fa letteralmente volare Suazo con un
tackle duro. Banti ci pensa e poi mostra il giallo: ci
stava il rosso diretto. Non c’Ë fallo di Maxwell su
Ferreira Pinto al 41’, Inzaghi vuole il rigore ed Ë
ammonito. Al 42’ Carrozzieri meriterebbe il secondo giallo
per un fallo su Ibra che a sua volta chiede platealmente
l’ammonizione: non si puÚ fare, graziato lo svedese che Ë
diffidato. Eccessiva, infine, la seconda ammonizione a
Inzaghi che colpisce sullo slancio Julio Cesar in uscita.
15a giornata
INTER-TORINO 4-0
Arbitro: Saccani
Il Torino contesta l’arbitro per il rigore fischiato in
favore dell’Inter al 37'. Comotto interviene su Ibrahimovic
con l’anca destra, poi con il sinistro tocca il pallone.
Rigore generoso che serve a sbloccare lo 0-0.
18a giornata
SIENA-INTER 2-3 (+2 punti)
Arbitro: Girardi
Non c’Ë il rigore che d‡ lo 0-1 all’Inter. Su uno spiovente
cercano di intervenire con la gamba allungata sia Cruz sia
Codrea, quando si verifica l’impatto Ë pi˘ l’argentino ad
andare verso l’avversario. Ma l’errore Ë nella diversit‡ di
metro adattata da Girardi: nel finale PelË rincorre
Locatelli che lo anticipa sul tocco al pallone e subisce un
tocco leggero dall’interista. L’arbitro non fischia rigore
per un intervento che sarebbe un po’ pi˘ chiaro del primo.
19a giornata
INTER-PARMA 3-2 (+3 punti)
Arbitro: Gervasoni
Intervento di foga di Cordoba che frana su Corradi: i due
si trattengono, poi quando arriva la palla l'interista si
butta sull'attaccante che cerca di colpire di testa:
rigore, non dato. Tiro di Ibra, Couto si lancia per deviare
di testa, colpisce effettivamente con la fronte e poi la
palla gli schizza sul polso del braccio tenuto in posizione
naturale per effetto della spinta. Quindi la palla va
fuori. Gervasoni dopo aver sentito il guardalinee Lanciano
d‡ rigore ed espelle Couto per la chiara occasione da gol.
Scambiano la testa con il mani, altrimenti non
prenderebbero questa scelta: conta la volont‡ di andare di
testa, non c'Ë alcuna intenzione di toccare con la mano.
Ibra segna il 2-2 e rischia dando un buffetto a Dessena.
21a giornata
INTER-EMPOLI 1-0 (+2 punti)
Arbitro: Tagliavento
Errori in serie per l’internazionale di Terni. Il pi˘ grave
dopo 33 minuti, quando Ë fischiato un rigore inesistente
all’Inter: il tiro di Stankovic Ë respinto da Vannucchi con
l’orecchio. Al 38' il rigore per l’Empoli Ë netto:
Materazzi in ritardo colpisce la gamba di Saudati (dentro
l’area).
22a giornata
CATANIA - INTER 0-2 (+2 punti)
Arbitro: Farina
Il Catania resiste un tempo e mezzo, ma sul primo gol dei
nerazzurri pesa la posizione irregolare dell'argentino: su
un cross da sinistra Zanetti pesca Cambiasso (in
fuorigioco) giusto davanti alla porta.
25∞ giornat
INTER - ROMA 1-1 (+1 punto)
Arbitro: Rosetti
Nel secondo tempo, Burdisso, gi‡ ammonito, commette un
fallo omicida su Taddei, l'arbitro perÚ clamorosamente non
estrae il secondo giallo che avrebbe portato all'espulsione
del nerazzurro; all'82' l'arbitro usa un metro di giudizio
diverso(chiss‡ perchË...): fallo leggero di Mexes su Crespo
(che tra l'altro simula un po') e l'arbitro estrae per il
francese il secondo giallo che costringe la Roma in 10.
TOTALE
PUNTI GUADAGNATI: 14
Ecco
i favori arbitrali accordati alla Roma, in questa stagione:
1° giornata
Palermo-Roma (arbitro Morganti): il Palermo reclama a
ragione tre rigori (falli di mano volontari di Mexes,
atterramento di Miccoli in area).
2° giornata
Roma-Siena
Sull’1 a 0 per la Roma clamoroso rigore negato al Siena e
Maccarone fermato per fuorigioco inesistente mentre sta per
fare l’1 a 1.
3° giornata
Reggina-Roma
Il gol di Juan è viziato da un fallo, la Reggina reclama a
ragione tre clamorosi falli da rigore in area romanista. La
Reggina rimane
in dieci per un’ora di gioco (espulso Valdez)
4° giornata
Roma-Juve (arbitro Morganti)
Il gol di Totti è viziato da un netto fuorigioco.
6° giornata
Roma-Inter (arbitro Rizzoli)
Due rigori non concessi su Ibra, 1 rigore non concesso per
atterramento di Tonetto ai danni di Figo nel secondo tempo.
7° giornata
Parma-Roma (arbitro Banti)
Espulso ingiustamente, dopo soli 27 minuti di gioco,
Corradi. Il primo gol romanista è viziato da un netto fallo
di Vucinic su Paci;
l’arbitro nega un rigore al Parma (fallo in area di
Ferrari).
8° giornata
Roma-Napoli (arbitro Tagliavento)
Il gol di Perrotta è viziato da fuorigioco attivo di Giuly
che va incontro al pallone; mancato rigore per il Napoli
(mani di Mexes);
il quarto gol romanista nasce da un calcio di punizione
inesistente.
12° giornata
Roma-Lazio (arbitro Rocchi)
Rigore non concesso alla lazio per atterramento di De
Silvestri (vedi anche cronaca de ‘La Gazzetta dello Sport’)
13° giornata (arbitro Rosetti)
Genoa-Roma
Annullato un gol regolare di Di Vaio (Gasperini parla di
‘clamorosa sudditanza psicologica pro-Roma’ !!!!!).
14° giornata (arbitro Saccani)
Roma-Udinese
Espulsioni ingiustificate di Pinzi e Dessena, mancata
espulsione di De Rossi, che, già ammonito, falcia un
avversario due minuti
Prima dell’espulsione di Pinzi e Dessena !!!!!
15° giornata
Livorno-Roma (arbitro Rizzoli)
Tristan falciato in area romanista (niente rigore); il
primo gol di De Rossi è viziato da un fallo su Balleri.
16° giornata
Torino-Roma (arbitro Rocchi)
Fallo da rigore di Mexes su Di Michele non punito; assurda
espulsione di Comotto.
17° giornata
Roma-Samp
Fasulli il rigore dell’1 a 0 e l’espulsione del sampdoriano
Volpi.
20° giornata
Mancata espulsione di Cassetti, che già ammonito abbatte
Caserta (costretto a lasciare il campo). L’espulsione del
palermitano Rinaudo è fasulla (preceduta da un fallo di
Pizarro su un rosanero).
Aggiungo che la Roma è in testa alla classifica delle
espulsioni a favore (10) e ultima in quella delle
espulsioni contro (1). L’Inter penultima nella classifica
delle espulsioni a favore: solo 3 !!!!
ROMA FIORENTINA 1 A 0 30-11-2008 :
E poi
Mutu, che quest’estate aveva fatto di tutto per venire qui,
poi per restare lì, perché comunque giocava là la Champions
lì, ma adesso che la Champions sta solo qua, non sa più che
deve fa’. Qualcuno gli ha ricordato che proprio quando
stava a un passo dalla Roma s’è messo a saltellare. Ecco:
salta Mutu, salta, che soprattutto per te è già passato
Babbo Natale.
A
TE CHE SEI
LA MIA ROMA
Cosa sei
per me... E come faccio a spiegarlo... Ero uno di quei
ragazzini che scendeva sotto casa d'estate e d'inverno, con
40 gradi o sotto zero, costantemente vestito con una maglia
rosso pompeiano coi bordi giallo ocra. I calzettoni erano
quelli col cotone sfilacciato che non stavano mai su con
l'elastico e la maglietta aveva il collo che era diventato
ovale per quanto si era allargato. Facevamo partite dalle
16 alle 18 ore di durata, in squadre da 30 contro 45, su
ogni superficie consentita: cemento, cemento armato, super
asfalto. Le porte pi˘ gettonate erano le serrande dei
negozi e, naturalmente, i giacchetti buttati a terra sui
camponi polverosi, dietro le scuole, dove inghiottivamo
chili di terra inseguendo dei super tele nei giorni a vento
e, quando andava bene, palloni di cuoio spelacchiati di
trenta chili. Quelli pi˘ abili o fortunati come me venivano
tesserati da societ‡ di quartiere o satelliti, che
all'entrata avevano sempre il marchio tuo, della AS Roma,
che ci faceva dimenticare di aver preso tre autobus e
mangiato un panino uscendo da scuola per allenarci sempre
in campi di polvere. Avevamo solo la Roma, ma eravamo
ricchi, non ci serviva altro. Avevamo fantasia, sogni
speranze e amicizie... Tante.
Avevamo
la Roma come punto di riferimento. Eravamo quasi tutti
parte di famiglie pi˘ che normali. Anzi, non avevamo soldi,
ma non ne sentivamo la mancanza. Non avevamo telefonini,
motorini o macchinette. Sfoggiavamo un paio di scarpe
firmate per tutto l'anno, spesso delle Clark ci rubavamo i
lacci negli spogliatoi, ma avevamo la Roma, 24 ore al
giorno. Da adolescenti alcuni di noi hanno perso la
fidanzata perchÈ la domenica pomeriggio erano irreperibili
e quando c'erano passeggiavano con le orecchie pronte a
captare ogni radiolina nel giro di 50 km e facevano mosse
convulse a ogni tiro sbagliato mentre la ragazza raccontava
cose che solo il vento e gli alberi ascoltavano. A pensarci
bene, alcuni di noi perdono ancora mogli per lo stesso
motivo...
Mi sa
che sono uno di quei ragazzi e poi uomini che si Ë
fidanzato e sposato con la Roma, in barba ad altre donne.
PerÚ permettetemi di dire che se alcune di queste persone
che vi ho descritto le ho amate Ë anche perchÈ sono della
Roma. Un conto Ë amare il calcio e un conto Ë essere della
Roma. Essere della Roma Ë un principio etico morale e anche
comportamentale. Essere figli della Roma vuol dire essere
capaci di un amore incondizionato, a prescindere dal
ritorno d'interesse, cosÏ come l'amore dovrebbe essere:
assoluto, senza riserve. Essere figli della Roma vuol dire
credere nella speranza, nel riscatto, nel fatto che ognuno
di noi puÚ avere qualcosa d'importante nella propria vita.
Essere figli della Roma vuol dire credere nelle origini,
nella fierezza delle proprie tradizioni, comunicarle con
volont‡ ma rispondendo fermi alle provocazioni, non
abbassando mai la testa. Essere figli della Roma vuol dire
avere ironia e sentimento, essere divertenti e romantici.
Quindi, se amate un figlio della Roma e da lui siete amati,
avrete un amore assoluto, generoso, di speranza, leale
fiero e romantico... E anche tante risate... Che Dio ve lo
dedichi.
Un
abbraccio.
Commando Ultrà
Curva Sud
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Una
delle prime immagini del CUCS, tifo organizzato romanista.
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La fondazione
Il 9 gennaio 1977 in occasione della gara Roma-Sampdoria (terminata con il punteggio di 3-0 per la squadra di casa) e seguendo l'esempio dei primi gruppi di ultras italiani che si davano da fare (ad esempio gli Ultras Granata del Torino), tutti i gruppi che si erano formati in curva (Guerriglieri della Curva Sud, Pantere, Boys, Fossa dei Lupi) decisero di unirsi in un unico gruppo organizzato.
Il Commando di allora (che in trasferta portava di solito lo striscione più piccolo con la scritta Ultrà Roma) era un gruppo ultras nel vero senso del termine. Lo spirito era quello che da sempre aveva caratterizzato i tifosi giallorossi, quello di contrastare lo strapotere delle squadre del nord. Sui loro adesivi compariva una scritta particolarmente violenta: "Col cuore in sud, con le spranghe in nord", durante quel periodo altre scritte dello stesso tenore comparvero su molti muri della capitale. La figura più rappresentativa del gruppo era un tifoso soprannominato Geppo.
Dal 1977 al 1987 il CUCS fu uno dei più importanti gruppi organizzati italiani, tanto da esser diventato un esempio sia in territorio nazionale che europeo: era caratterizzato da un tifo continuo e compatto, sia in casa che in trasferta, ma cosa fondamentale era il fatto che non fossero vincolati da alcun tipo di rapporto con la società. In quegli anni c'era una sintonia diversa tra i giocatori ed i tifosi: ad ogni gol, Roberto Pruzzo e gli altri attaccanti della Roma correvano a festeggiare sotto la curva; ma, soprattutto, i tifosi non venivano nemmeno scortati in trasferta dalla polizia.
L'arrivo di Manfredonia e la spaccatura del CUCS
Nell'estate del 1987 all'interno della tifoseria giallorossa cominciarono a nascere dei primi dissapori, quando alla Roma giunse l'ex laziale Lionello Manfredonia. La Curva Sud, prima dell'acquisto, era compatta nel chiedere a Dino Viola, l'allora presidente della Roma, di non ingaggiare il giocatore, perché - a dire dei tifosi giallorossi - resosi colpevole di dichiarazioni diffamatorie nei confronti dei tifosi della Roma, nonché condannato per aver venduto le partite della squadra in cui aveva sempre militato e di cui era tifoso: la Lazio. Per questo motivo fu esposto, il 26 aprile 1987, in occasione di Roma-Ascoli, in Curva Sud - la curva occupata stabilmente ed esclusivamente dai tifosi giallorossi dopo che l'11 marzo del 1973 ne erano stati allontanati i pochi tifosi della Lazio che ancora vi si recavano in occasione dei derby - uno striscione di una cinquantina di metri con scritto "Viola, non ci vomitare Manfredonia" e "Viola compra tutti tranne i venduti". Il presidente Viola decise comunque di acquistare il calciatore ed il tifo della Curva Sud si spaccò in modo irreparabile.
Un adesivo del CUCS-G.A.M.
Il CUCS si divise, infatti, in due fazioni: una parte che diede vita al G.A.M. (Gruppo Anti-Manfredonia) che altro non era che il Commando Ultrà Curva Sud "storico"; mentre una seconda parte, che prese posto, all'interno dello stadio, sul muretto al lato della Tribuna Monte Mario, fondò il gruppo chiamato: "Vecchio CUCS". Anche grazie a questo piccolo ma intelligente stratagemma del nome, quest'ultimo gruppo cominciò ad acquisire una notevole consistenza e, via via, un'ottima capacità organizzativa.
I tifosi facenti parte del gruppo denominato Vecchio CUCS ritenevano che, essendo Manfredonia ormai diventato della Roma, che lo si odiasse o lo si amasse, non poteva essere fischiato e così la pensava la maggioranza dei tifosi della Curva Sud, nonostante il passato e gli episodi negativi nei quali il giocatore era stato coinvolto.
Il CUCS-GAM, invece, voleva rimanere fedele alla linea iniziale, continuando a contestare l'ex-laziale sin dal precampionato e per buona parte del campionato vero e proprio. I loro striscioni recitavano frasi quali: "Manfredonia boia, non ti ameremo mai" o "Manfredonia dacci le quote", inoltre, durante Triestina-Roma di Coppa Italia, venne esposto lo striscione "Manfredonia ti accettiamo", con delle accette disegnate. La situazione si aggravò particolarmente il 2 settembre 1987 in occasione di un Roma-Genoa di Coppa Italia giocata allo Stadio Flaminio. I CUCS-GAM innalzarono uno striscione con la scritta: "Indegno, levati quella maglia". Cominciò così a scatenarsi una violentissima rissa tra centinaia di persone.
Curva Sud: situazione allo sbando
Una tessera del CUCS-GAM
Dal momento della scissione del CUCS tutti i gruppi che avevano concorso a formarlo tornarono alle originarie posizioni: i Fedayn, che pur non avendo mai fatto parte del gruppo, avevano però sempre partecipato alle attività (il loro motto degli anni '70: "distruggere tutto ciò che non è giallorosso"), non parteciparono più ai cori e tifarono per conto loro; i Boys tirarono fuori di nuovo il loro striscione originale; il CUCS-GAM per difendersi dal Vecchio CUCS che reclamava la paternità del Commando Ultrà Curva Sud registrarono presso un notaio il nome e si astennero dal tifare quando Manfredonia scendeva in campo, rivendicando la scelta per ragioni di cuore.

Lo striscione (a terra) di Opposta Fazione a Bologna, ai tempi in cui le tifoserie erano gemellate
Oramai la divisione era irreparabile e a nulla servì che Manfredonia, soprannominato il "balordo" dalla parte della tifoseria che lo contestava, smettesse di giocare per problemi cardiaci: la carriera del calciatore si chiuse, infatti, il 30 dicembre 1989, quando lo stesso, nel corso di una partita contro il Bologna si accasciò a terra, vittima di un infarto. L'ala più dura e radicale del CUCS-GAM, al grido di "Roma e gloria", si distaccò formando un gruppo dal nome "Opposta Fazione", gruppo elitario che rifiutava ogni contatto con gli altri gruppi di tifosi romanisti, "colpevoli" di avere tradito "gli ideali dei veri ultras".
La fine della decade degli anni ottanta fu segnata dalla scomparsa di Geppo. Nel frattempo la politica iniziò a farsi largo in curva e la Sud, da posizioni più vicine alla sinistra che l'avevano caratterizzata negli anni 1970, si spostò sempre più marcatamente verso posizioni di destra. Questa commistione tra sport e politica portò gran parte dei vecchi ultras a lasciare il tifo attivo allo stadio.
I membri più radicali del CUCS, che non si riconoscevano più nel gruppo, diedero vita ad un'infinità di gruppi che si formarono a secondo dell'ideologia politica o delle amicizie. Nella stagione 1993/94 il Commando venne riunificato o, meglio, alcuni tra i maggiori esponenti dell'ex CUCS-GAM decisero, "per il bene della Roma" di riunirsi con gli aderenti al Vecchio CUCS. Ma ormai era troppo tardi: il gruppo visse un declino lento ma costante e non riuscì più come un tempo a far presa sulle "nuove leve".
La nuova Curva Sud

Tifosi giallorossi all'Olimpico
La situazione cambiò radicalmente alla prima partita interna del campionato del 1999/2000. In occasione di Roma-Inter si verificò un "cambio della guardia" un po' turbolento che sancì il definitivo declino del CUCS e la nascita del nuovo gruppo maggioritario: gli A.S. Roma Ultras.
Dal 12 settembre 1999 il CUCS non espose più striscioni, che ricomparvero soltanto nella partita Roma-Milan della stessa stagione, innalzato a metà curva per ricordare la scomparsa di uno dei membri storici del gruppo ultrà, ma alcuni tra i suoi componenti scelsero comunque di rimanere in Curva Sud, dove raccolsero, col passare degli anni, diversi nostalgici del gruppo, giovani e meno giovani, che tentarono invano una rifondazione dello stesso. Alcuni di essi, sul finire della stagione 2003-2004, riportarono un drappo Ultrà Roma di piccole dimensioni in una serie di trasferte, ma dissapori e vecchi rancori con ex componenti del CUCS stesso e con il resto della curva posero presto fine anche a questo ultimo tentativo.
Nel corso delle prime tre stagioni alla "guida" della curva gli AS Roma Ultras riuscirono a ridarle un'identità che era andata smarrita inventando nuovi cori, ripresi da varie tifoserie in tutta Italia ed anche in Europa e tifando in modo coreografico, pur senza i tamburi che avevano contraddistinto la Sud fino al 1999. La storia degli ASRU sembrava essersi chiusa in ascesa, con l'autoscioglimento proclamato il 1º marzo 2002, allorquando il direttivo del gruppo si era reso conto che le nuove dinamiche dei gruppi ultras presenti in curva non consentivano più di raggiungere gli obiettivi prefissati.
Considerato che nessun gruppo si fece poi avanti per prendere le redini della curva il gruppo si ricompose, rafforzato, nell'estate dello stesso anno. Tuttavia i dissensi ed i rancori personali, legati a diverse concezioni del tifo e del modo di essere ultras, ancora nella stagione 2003/04 impedirono di avere una curva del tutto unita e gli stessi AS Roma Ultras subirono delle scissioni interne.
In occasione della partita Roma-Messina del campionato 2004/05, gli AS Roma Ultras non esposero più il loro striscione, sciogliendosi definitivamente. Le ragioni dello scioglimento furono molteplici: difficoltà a continuare a ricoprire il ruolo di gruppo guida, diffide, scarso impegno del resto della curva, dissidi con altri gruppi.
Nella stagione 2006/07 la situazione è molto variegata. Ad una parte bassa molto frammentata con gruppi e gruppetti da poche decine di persone, dalle quali comunque partono la maggior parte dei cori, si ha una parte alta con i gruppi storici (Fedayn e Boys) ed altri che hanno i muretti principali (Ultras Romani e Ultras Primavalle-San Lorenzo). Nel corso della stagione alcuni fatti comportano un riassestamento: si scioglie Tradizione Distinzione (per diffide) e sembra terminare anche il progetto Curva Sud 1973 che cercava di far sì che in trasferta i gruppi si radunassero sotto un unico striscione. Questo comporta la rinascita di ulteriori particolarismi. La morte del poliziotto Filippo Raciti durante i fatti di Catania-Palermo, e la conseguente ondata repressiva, comporta un'ulteriore fase di crisi che, tuttavia, non indebolisce il movimento ultras di Roma, come dimostrano i numerosi tifosi sempre presenti in tutte le trasferte della AS Roma in Italia e in Europa. Il progetto Curva Sud 1973 riprenderà dopo una breve pausa la sua attività. Sta di fatto che con il nuovo decreto, che vieta l'introduzione di amplificatori acustici o megafoni, e l'obbligo di mandare un fax alla questura per chiedere l'autorizzazione per l'esposizione degli striscioni, si è creata una situazione in cui non tutti i gruppi ultras si sono conformati alle nuove direttive e di conseguenza non espongono lo striscione.
striscione simpatico che ricordo è questo esposto dai romanisti a firenze diversi anni fa.
SEMO TUTTI PARRUCCHIERI
(La partita fu giocata di lunedi per scoraggiare l'esodo dei tifosi romanisti che invece si presentarono al franchi in massa :) )
Roma-Juve di quest'anno: Enzo Paolo Nedved..
Non smetterÚ mai di lottar
per questa maglia storica,
il passato non si dimentica
ma battiamo le mani
ai veri romani
di una citt‡ che Ë magica
FinchÈ vedrai
sventolar questa bandiera
siamo gli ultras della Roma
e di nuovo canterem:
FinchË vedrai...
Corete,
scappate
ariva lo squadrone
GIALLOROSSO
GIALLOROSSO
Noi non ti lasceremo mai
Noi non ti lasceremo mai
Al tuo fianco sepre noi sarem
A.S. Roma alË...
Forza Roma
Forza Roma
Dalla curva si alzer‡
"Noi ti amiamo e ti adoriamo
siamo del commando ULTRAS"
Ovunque andrai saremo,
sempre ti sosterremo,
onoreremo la citt‡
Forza Roma alÈ
PO PO PO PO POPOPO PO PO PO PO POPOPOPO PO
(I Tifosi)
PerchÈ perchÈ
la Domenica mi lasci sempre sola
per andare a vedere la partita
della Roma
perchÈ..... perchÈ......
tifo Roma tifo Roma alÈ alÈ
Dammi tre punti
non chiedermi niente
dimmi che
hai bisogno di me
tu sei sempre mia
anche quando vado via
c'Ë solo l'as roma per me
Nel cervello soltanto la Roma
il mio cuore batte per te
per il mondo seguendo la Roma
nessun mai ti amer‡ pi˘ di me
e la Roma alË
e la Roma alË
e la Roma alË, alË alË
e la Roma alË alË
AlË...
Forza Roma alË
AlË...
Forza Roma alË
AlË...
Forza Roma alË
Tutti insieme forza Roma alË
Siamo i tifosi della Roma,
siamo del Commando Ultr‡
Forza Roma alÈ alÈ
alÈ alÈ
Forza la Roma alÈ alÈ
Forza la Roma, alÈ alÈ alÈ
In Curva Sud
noi staremo ad aspettar
un tricolore
giallorosso per gli Ultras
la nostra fede
sempre ci accompagner‡
dalla curva si alzer‡....
Forza forza grande Roma
Forza forza grande Roma
Forza forza grande Roma
vinceremo il tricolor
Sar‡ capitato anche a voi
di seguire l'AS Roma
in Italia, nel mondo, in Europa
Sempre insieme a te sarem
Seguo
senza tregua
sempre e ovunque i miei color,
seguo l'AS Roma
lalla lallalla lalalala
d‡i Roma!
Grazie a Daniele
Tutti allo stadio
per sostener la Roma
la nostra fede
no non sar‡ mai doma
bandiere al vento
e braccia tese al cielo
per questa Roma
spacchiamo il mondo intero.
Lo sai perchÈ
tutta la mia vita È Giallo-Rossa
c'È una ragione
ho la Roma nel mio cuore
A.S. Roma
io non vivo senza te
Grazie a Daniele
Quando l'inno si alzer‡ tutto il mondo tremer‡.
Canteremo fino alla morte
innalzando i nostri color
che ci vien dal profondo del cuor....
AlÈ, alÈ,
alÈ Roma alÈ
alÈ, alÈ alÈ
Dai su vieni insieme a noi
Dai su vieni insieme a noi
grida e canta pi˘ che puoi
grida e canta pi˘ che puoi
e puoi star sicuro che
e puoi star sicuro che
che di meglio no non c'Ë
che di meglio no non c'Ë
siamo qui
siamo qui
siamo l‡
siamo l‡
della Roma
della Roma
siam gli Ultr‡
siam gli Ultr‡
Oh
Oh oh oh oh
Oh oh oh oh
Oh oh oh
Oh oh oh
Oh oh oh oh oh oh oh oh
Oh oh oh oh oh
Oh oh oh oh
Oh oh oh
Oh oh
Dai Roma
|
PO PO PO PO
POPOPO PO POPOPOPO PO
|
E Vincenzo Monte'
E Vincenzo Monte'
E Vincenzo Montella olË
| Per i giocatori |
|
|
|
Mi diverto
solo se
|
Totti Totti
Totti Totti
Totti Totti Totti To Totti Totti Totti To Totti Totti Totti To Totti Totti Totti Totti Totti To Totti gol Totti gol Ma che ce frega der Cileno noi c'avemo Totti gol Totti gol |
Grazie a Guglielmo,
Gladiatore Giallo Rosso!!!
Nesta fro... alË alË
Nesta fro... alË
Nesta fro... alË alË
Nesta fro... alË
Tutti insieme...
Mettete a sede
Laziale mettete a sede
Mettete a sede
Laziale mettete a sede
Tornerete in B
come il Napoli
tanto in serie A
che ce state a f‡?
Lazio merda alË
Lazio merda alË
Lazio merda alË
Lazio merda alË
Grazie a Massimo!!!
| Contro i Laziali |
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|
|
colore
|
Tornerete
in B
come il Napoli tanto in serie A che ce state a fa' Lazio merda alË... O laziale non ti inc....re L'importante Ë partecipare Mettete a sede Laziale mettete a sede Mettete a sede Laziale mettete a sede |
Volevano vince ma
Volevano vince ma
Se so attaccati ar ca...
Se so attaccati ar ca...
| Roma Contro tutti |
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Ma che siete
venu'
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