LADRI 2
26/07/10 10:29
«mi
hanno rubato due scudetti? » Siccome la
memoria va sempre rinfrescata, ci sono una serie di
episodi che è meglio non dimenticare. A partire dalla
stagione
2007-2008, chiusa dalla Roma con tre punti di ritardo
dall’Inter (ma
praticamente uno, visto che il pareggio del Catania
all’ultima giornata arrivò quando ormai i nerazzurri
avevano vinto a Parma). Totti all’epoca fu deferito per
aver parlato di«aiutini»,
che poi erano soprattutto "aiutoni".I
più eclatanti? Inter-Atalanta 2-1, il gol del
2-0 è irregolare: Cruz segna, ma prima spinge
Carrozzieri. Negato, poi, un rigore netto all’Atalanta,
per fallo di Maxwell su Ferreira Pinto. Nel finale,
viene espulso Simone Inzaghi, ma il rosso è il frutto
di una simulazione del portiere interista
Julio Cesar, che finge di aver preso un colpo
dall’attaccante avversario.
Siena-Inter 2-3, sullo 0-0 viene concesso un rigore ai
nerazzurri perun
fallo inesistente su Cruz.Anzi, è
l’argentino a commettere un’irregolarità nei confronti
di Codrea. Non concesso, invece, un penalty al Siena
per un fallo su Locatelli.Inter-Parma
3-2, Gervasoni
non concede un rigore al Parma per un fallo di Cordoba
su Corradi. Poi, sul 2-1 per i gialloblù, dà un penalty
inesistente all’Inter:
Couto, nel tentativo di deviare un tiro di Ibrahimovic,
tocca il pallone con la testa e forse lo
sfiora con la mano, peraltro involontariamente. Il
difensore viene anche espulso. Inter-Empoli 1-0,
l’arbitro Tagliavento concede un rigore ai nerazzurri
per un inesistente fallo di mano di Vannucchi.
Inter-Roma 1-1 invece è ancora ben viva nella memoria,
con la mancata espulsione dell’allora interista
Burdisso el’assurda
espulsione di Mexes sull’1-0 per la
Roma. Il conto è
facile: l’Inter ha avuto 9 punti in più rispetto a
quanti se ne era meritati sul campo, che fanno 11 se
contiamo anche lo scontro diretto (Zanetti pareggiò al
90’). Equest’anno?
Non è stato tanto diverso. Cominciamo
dalla fine: Siena-Inter, arbitro Morganti. Sullo 0-0
Rosi crossa dal fondo, Thiago Motta cadendo muove il
braccio e tocca il pallone con lo stesso. Per lo stesso
identico fallo, la Roma si è vista assegnare un rigore
contro - decisivo - a Livorno
dall’arbitroGervasoni,sì,
quello di Inter-Parma di due anni prima. Tralasciando
altri torti subiti dalla Roma, ci sono poi altri
«aiutini» all’Inter. In Inter- Roma (1-1), ad
esempio,Vieira
spacca lo zigomo a De Rossi, Muntari sgambetta Menez a
palla lontana pur essendo
già ammonito. Risultato? Neanche un cartellino per
Vieira, ammonito Menez per proteste. Serve altro? Certo
che serve: Cagliari-Inter 1-2, Maicon spinge Matri solo
davanti a Julio Cesar. Orsato lo ammonisce. Forse non
era chiara occasione da gol?Inter-Napoli
3-1, l gol del 2-0 di Milito è in
fuorigioco,Trefoloni lo
concede. Inter-Fiorentina 1-0, ma sullo 0-0 l’arbitro
Damato, tifoso dell’Inter (non lo ha mai smentito), non
concede un rigore per fallo di Samuel in area su
Gilardino. Un minuto più tardi Comotto compie lo stesso
fallo su Milito, ma in quel caso è rigore. Damato è
anche il protagonista della frettolosa espulsione di
Sissoko in Inter- Juventus.
Chievo-Inter 0-1, rigore non concesso al Chievo per
fallo di Cordoba su Pellissier, al 96’
Pierpaoli non vede nemmeno un netto fallo di mano di
Quaresma, che toglie la palla dalla testa di Yepes in
area. Inter-Siena 3-2, la punizione di Sneijder che dà
il pareggio all’Inter è originata da un non-fallo di
Brandao, che salta insieme a Samuel.Udinese-Inter
2- 3, negato un rigore ai friulani per fallo di
Sneijder su Cuadrado. Altri conti?
Sono almeno 8 punti in più (e ci sono altri episodi). E
il tifoso interista Damato (non lo ha mai smentito) è
stato mandato ad arbitrare Roma-Sampdoria.
| Ma poi cosa c’è di male nel dire, anche da frate, che |
0 Comments
LADRI
26/07/10 10:29
IL ROMANISTAI
(D. GALLI) - IN EUROPA sono molti più seri. Dalla
stagione 2014/15, chi non chiuderà i bilanci in
pareggio, chi è indebitato con altri club, con i
dipendenti o con il fisco, non potrà iscriversi alle
competizioni europee. Potrai vincere tutti gli scudetti
del mondo, ma se non avrai i conti a posto tanti saluti
alla
Champions. Si
chiamafair play finanziario. Non è teoria. E’ legge e
pure logica. «La filosofia consiste nel non spendere
più di quanto si guadagni», spiegava il presidente
della Uefa, monsieur Platini. Le norme sono state
approvate dal comitato esecutivo a Nyon lo scorso 27
maggio. Nel triennio 2012/2015, le perdite non potranno
superare i 45 milioni. Se però quei
45 milioni di buco li registri già il primo anno, non
potrai andare più in rosso nei successivi due.
Attenzione:
quei 45 milioni andranno comunque ripianati. La Uefa
ammette iniezioni di capitale (ahinoi), ma non
prestiti. In assenza di un Paperon de’ Paperoni di
turno, di uno pronto a mettere mano al portafogli (vedi
Moratti), il deficit massimo nel triennio potrà essere
solo di 5 milioni. Chi da anni come la
Roma gioca pulito
e ha i conti ok, non corre rischi. Chi invece gioca
sporco e poi magari ci fa pure la morale sugli sprechi
di «Roma ladrona», dovrà stare con gli occhi aperti. Il
nodo è tutto qui. In Italia non si lotta ad armi pari.
Dalla stagione 2003/04 a oggi, la Roma ha centrato
cinque secondi posti. Dal 2003/04 a oggi, gli scudetti
sono andati una volta al Milan (03/04) e ben cinque
all’Inter (il titolo 2004/05 è stato revocato alla Juve
e mai assegnato).
Totti sostiene che
un paio di tricolori ci siano stati rubati. Ha ragione?
Vediamo. A giugno di due anni fa, Inter e Milan -
ricordiamolo: campione d’Italia 03/04 - sono state
condannate dalla giustizia sportiva per le plusvalenze
fittizie
realizzate tra il 2003
e il 2005. In sostanza, si scambiavano giocatori
attribuendo loro valutazioni esagerate di mercato al
fine di tamponare i buchi di bilancio e iscriversi,
così, al campionato. Doping amministrativo. Le due
società se la sono cavata con novantamila euro di
multa. Patteggiando, però. Ovvero, riconoscendo le
proprie colpe. Hanno ammesso di avere barato sui
bilanci, evitando guai peggiori.Cinque scudetti cinque.
Totti ha (di nuovo) ragione quando dice che l’Inter è
sempre davanti. Per forza. Da noi non esiste la legge
sul fair play finanziario, ma quella del più
prepotente. Per iscriverti al campionato, l’importante
è che tu sia in regola con i contributi dei dipendenti
e abbia pagato le tasse. Lodevole, per carità. Ma
insufficiente a evitare che la Serie A si corra a due
velocità. Da una parte ci sono quelli che spendono
quello che possiedono in cassa, e tra costoro adesso
c’è pure il Milan. Dall’altra c’è l’Inter. La Serie A
ha chiuso l’esercizio
2009 con debiti per quasi 1.882 milioni. Di questi,
431,55 erano dell’Inter. Il 22,9% del totale.
Una cifra mostruosa e addirittura peggiore a quella
fatta registrare l’anno precedente, quando a via Durini
si erano indebitati per 395 milioni. Lo squilibrio è
reso evidente dall’ammontare dei crediti: appena 66,34
milioni. La barzelletta è che l’Inter è andata in giro
a raccontare che non è vero che hanno debiti con le
banche. «Chi sarebbe così fesso da prendere squadre
così indebitate come l’Inter? Bisogna introdurre regole
per cui non si potrà più spendere più di quanto si
incassa. Con le nuove regole proteggeremo il business
di
Abramovich (Chelsea,
ndr),
Massimo Moratti e Glazer (Manchester
United, ndr). Sono sicuro che vogliono vendere, ma chi
comprerebbe club con tanti debiti? Chi sarebbe così
stupido?», disse Platini a novembre di un anno fa.
Niente da fare, l’ad nerazzurro Ernesto Paolillo
considerò il ragionamento del presidente Uefa lesa
maestà e gli rispose: «E’ stata un’affermazione a
sproposito alla quale abbiamo immediatamente risposto.
L’Inter non è indebitata con le banche». Falso. Stando
sempre al bilancio 2009, l’indebitamento dichiarato
verso enti creditizi è stato di 48,3 milioni. In più si
sono impegnati il marchio. Il
100% della
controllata Inter Brand Srl, la società titolare dei
diritti di sfruttamento sul brand (il logo e dintorni)
nerazzurro, è stato dato in pegno - valore: 40 milioni
- a Banca Antonveneta. Ma perché? Per garantire un
finanziamento da
120 milioni. Che
l’Inter aveva ottenuto il 9 giugno 2006, indovinate un
po’ da chi? Esatto: da Banca Antonveneta. E meno male
che non erano indebitati con le banche... In compenso,
i 14 membri del Cda nerazzurro si trattano bene. I loro
compensi ammontano a 800 mila euro. Affari loro,
comunque. Torniamo a quelli che sono anche un po’
nostri. Lo scorso ottobre, l’assemblea dei soci ha
approvato un bilancio chiuso con una perdita netta
di
154,4 milioni. La peggiore
di tutta la Serie A, ma non la peggiore nella storia
dell’Inter. Il record fu toccato nel 2007, con un rosso
di 206,8 milioni. L’assemblea ha ripianato il buco, e
non poteva fare altrimenti, disponendo un aumento di
capitale di 70 milioni. In pratica l’azionista di
riferimento, cioè
Moratti, ha versato
soldi suoi. Il patron se lo può permettere. Con la
redistribuzione degli utili 2008 della
Saras, la
raffineria di famiglia, ha incassato dividendi per
quasi 100 milioni.
In 14 anni di gestione del club, dunque tra il 1995 e
il 2009, sono state generate perdite per 1,15
miliardi. Alla metà,
circa 730 milioni, ha provveduto Moratti. Lecito, per
carità. Ma dove sta l’equilibrio finanziario? Si può
parlare di fair play quando c’è una società che, a
fronte di disavanzi del genere, se ne frega e spende
sempre di più per stipendi e salari? Nel 2008, la
Milano nerazzurra pagava 175,6 milioni ai suoi
dipendenti. Un anno dopo si era passati a 199,9
milioni. Già che c’erano, potevano fare cifra
tonda.